Marco Trovato
Reporter Indipendente


Articoli
  Attualita'
Solidarieta'
Societa'
News



ARTICOLI

 
Kenya, tablet a lezione



Il Governo di Nairobi distribuisce un milione e mezzo di computer portatili agli studenti. Ma l’innovativo progetto di e-learning non risolve i problemi delle scuole

Entro dicembre il governo del Kenya darà inizio a un ambizioso piano di e-learning (costo stimato equivalente a 400 milioni di euro) che prevede la fornitura di 1,4 milioni di computer portatili destinati a sostituire quaderni e libri degli studenti delle superiori. L’idea della scuola digitale è stata accolta dall’opinione pubblica con un diffuso scetticismo e qualche polemica: in tanti hanno fatto presente che il sistema scolastico avrebbe bisogno di interventi ben più urgenti. Molti istituti cadono letteralmente a pezzi, i black-out di corrente sono frequenti, le aule sono sovraffollate, i docenti hanno stipendi da fame e richiedono di essere riqualificati, il tasso di abbandono agli studi è ancora terribilmente alto. Il Kenya, si sa, si vanta di essere il polo tecnologico dell'Africa orientale. A sessanta chilometri da Nairobi sorgerà nei prossimi anni una sorta di Silicon Valley nella savana - Konza City Tecnology - consacrata alla ricerca e all'innovazione. I tablet nelle aule scolastiche sono solo l’ultimo dei progetti governativi che promette di proiettare nel futuro il Paese dei safari. Ma le contraddizioni sono evidenti. Ancora oggi la metà dei 44 milioni di keniani vive sotto la soglia di povertà e un terzo non ha accesso all’acqua sicura e ai servizi sanitari. Il 17% dei bambini è malnutrito. E un milione di ragazzi in età scolare non frequenta le lezioni. Basteranno i computer portatili per convincerli a tornare sui banchi di scuola?


Il genio delle scarpe elettriche
     Problemi di autonomia con lo smartphone o il tablet? A Nairobi uno studente venticinquenne, Anthony Mutua, ha ideato un dispositivo che permette di ricaricare il proprio cellulare mentre si cammina. Il congegno, un chip inserito sotto le suole delle calzature, sfrutta la pressione che durante il movimento viene esercitata dal peso del corpo sulle scarpe. «L'energia così prodotta può essere usata per alimentare qualsiasi tipo di telefono o dispositivo elettronico portatile», spiega l’inventore che ha già venduto (per circa 35 euro cadauna) un migliaio delle sue speciali scarpe Am-utua e inserito 2500 chip nelle calzature dei clienti.




Tutti i diritti sono riservati.
E' vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi e delle immagini, senza l'autorizzazione scritta dell'autore.
E-mail: info@reportafrica.it.
Realizzato da www.kridea.com.
Elenco Totale Articoli

Warning: getenv() has been disabled for security reasons in /var/www/www.reportafrica.it/articoli.php on line 286