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UN CALCIO ALLA MISERIA

Dal Kenya una bella favola calcistica

Ventidue ragazzi cresciuti sulla strada e due missionari italiani accomunati dalla passione per il pallone. Sono i protagonisti di una bella storia africana iniziata nelle baraccopoli e finita sui campi da calcio. Con risultati eclatanti

Premio partita per la vittoria, un euro e mezzo, per un pareggio settanta centesimi. E´ la paga percepita dai giocatori della Top Life-Cagliari, una squadra di calcio che milita nella serie B del Kenya. Non sono certo ingaggi da campioni, ma nessuno si lamenta: qui per sentirsi importanti basta indossare un paio di scarpe e una bella maglia numerata. "Un tempo, solo pochi anni fa, correvamo a piedi nudi, dietro una palla di stracci tra le baracche", spiega William, centrocampista che vive in una piccola casa di legno presa in affitto. Ha ragione: la Top Life-Cagliari è una squadra speciale. La sua rosa è composta da ragazzi nati nelle baraccopoli di Nanyuki, una povera cittadina non lontana dal Monte Kenya: dal portiere al centravanti, tutti sono cresciuti sulle strade più difficili e violente della città. "L´età media dei giocatori è 19 anni", spiega l´allenatore Evans Malova. "Di mestiere fanno i lustrascarpe, i pastori, i meccanici, i disoccupati. Ma sognano di fare i calciatori a tempo pieno, come i veri professionisti". La loro avventura calcistica è iniziata nove anni fa, grazie a un giovane e intraprendente missionario, don Carlo Rotondo, nato in Sardegna e trapiantato in Africa. "Ero da poco giunto in missione", ricorda. "Volevo fare qualche cosa per i giovani delle baraccopoli e pensai di formare una squadra di calcio per riempire le giornate dei ragazzi e allontanarli dalla strada". Un´idea vincente, anche sotto il profilo dei risultati: "In cinque anni abbiamo scalato le categorie, fino a raggiungere la serie B: un traguardo strepitoso, tanto che la nazionale del Kenya ha voluto giocare una partita amichevole contro di noi". Un´esperienza simile a quella della Top-Life Cagliari è stata realizzata nella capitale Nairobi. Qui i giocatori dell´Amani Yassets F.C. - squadra rivelazione dell´ultimo campionato di serie B - provengono tutti da un quartiere malfamato che circonda il centro della metropoli. Fino a non molto tempo fa vivevano di elemosine e piccoli furti. Oggi si sono lasciati alle spalle la violenza, la droga, la miseria. E sono diventati protagonisti di una favola che sta incantando il Kenya: una storia iniziata in un sobborgo infernale e finita a suon di gol sui giornali sportivi del Paese. L'idea di togliere i ragazzi dalla strada è venuta ad un missionario, Padre Kizito Sesana, che assieme all´associazione Amani si è dato da fare per procurare magliette, scarpe e palloni. Ma nessuno si aspettava risultati così importanti: la dimostrazione che nel calcio si può vincere anche quando nella vita si ha sempre perso. La scorsa estate i giocatori dell´Amani Yassets sono sbarcati in Italia per disputare un torneo. Per molti di loro è stato il viaggio della vita: hanno potuto visitare Roma, Venezia e Milano, conoscere da vicino alcuni campioni del campionato italiano, allenarsi su campi regolamentari e con l´erba (senza buche o avvallamenti come sono abituati in Africa), visitare due luoghi storici per il calcio mondiale, come lo Stadio Olimpico e San Siro. I ragazzi dell´Amani Yassets sono tornati a Nairobi entusiasti e con la ferma volontà di aprire al più presto nel loro quartiere uno spazio di aggregazione sociale per i giovani: si chiamerà - e non poteva essere altrimenti - "Bar dello Sport".

PALLONI SOLIDALI
Kivuli, baraccopoli di Nairobi. Qui molti ragazzi sniffano la colla per alleviare la fame, altri cercano cibo nelle discariche, altri ancora dormono sulla strada. Tra tanta miseria e disperazione, alcuni giovani hanno avviato una geniale attività artigianale. "Due anni fa - racconta il missionario Padre Kizito Sesana - Un ragazzo che giocava nella locale squadra di calcio, mi disse che sapeva fabbricare dei palloni di cuoio e che gli sarebbe piaciuto avere un piccolo aiuto finanziario. Oggi sono 6 i giovani impegnati nell´attività: usano pinze di legno, genialmente costruite da loro, un martello e dei banchetti rudimentali". Centinaia i palloni prodotti, alcuni rotolano già sui campi da calcio in Italia.



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