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MIRACOLO BAOBAB

Alla scoperta del gigante buono

Il grande albero delle savane, icona e simbolo della fauna africana, offre all´uomo riparo, cibo, medicine e innumerevoli qualità prodigiose. Tra leggende e tradizioni antiche, vi sveliamo i segreti di questa pianta straordinaria.

E´ l´albero simbolo delle savane, una poderosa scultura del mondo vegetale. Vive oltre 500 anni. Il suo tronco può raggiungere un diametro di 15 metri e un´altezza di 25: un vero gigante della natura. Stiamo parlando del baobab, pianta possente e regale che l´uomo ha imparato a conoscere e apprezzare per le sue straordinarie proprietà.
Al centro della vita. Nel continente africano il baobab è il centro gravitazionale della vita sociale dei villaggi: sotto la sua ombra si tengono i mercati, le riunioni degli anziani, le udienze dei giudici, le danze rituali, i giochi dei bimbi. Per le carovane e i viaggiatori rappresenta inoltre un fondamentale punto di riferimento per orientarsi, un elemento imprescindibile del paesaggio. "Questo curioso albero domina, isolato e immenso, con i suoi rami sproporzionati, le vaste e assolate pianure dell´Africa", scriveva nel 1453 l´esploratore-cronista portoghese Gomes Eanes de Zurara.
Lo spirito (buono) dell´albero. Il suo aspetto avvizzito, la sua capacità di sopravvivere a lunghi periodi di siccità e la sua longevità hanno indotto molti popoli a venerare il baobab e a ritenere che possieda poteri magici. Il suo spirito protegge i villaggi e viene talmente rispettato dagli abitanti, che solo gli iniziati e i saggi hanno il permesso di arrampicarvisi sopra. In Africa Occidentale si usa persino "parlare" al baobab, per confidarsi, chiedere consigli, allontanare la malasorte. Pare infatti che bisbigliando formule magiche e appoggiando la mani sul tronco della pianta, si ottenga una potente benedizione contro le avversità della vita. Secondo la tradizione però questi poteri non funzionerebbero né con i bianchi, né coi musulmani...
Albero-bottiglia. Quel che è certo è che il baobab dispone di molteplici qualità che lo rendono assai utile all´uomo. Il suo enorme fusto riesce e immagazzinare quantità incredibili d´acqua (fino a 120 mila litri); il legno è infatti morbido e poroso e funziona come una enorme spugna-serbatoio, il che permette alla pianta di sopravvivere durante i lunghi periodi di siccità. Lo sanno bene i popoli delle savane che usano masticare i rametti di questo stupefacente albero-bottiglia, per far fronte all´arsura delle stagioni secche.
Un amico in cucina. Le foglie del baobab sono ricche di vitamina C e contengono alte quantità di zuccheri, calcio, ferro e potassio. Possono essere impiegate a scopo alimentare tritandole, facendole bollire e ricavandone una salsa; se seccate all´ombra, sono ottime per la preparazione di infusi e decotti dal sapore gradevole e invitante. Nei villaggi del Sahel (appena sotto il Sahara) sono consumate come insalata oppure, polverizzate, vengono mescolate al miglio per ottenere un alimento popolare: il futo.
Commestibile è anche il frutto del baobab (in Africa occidentale è chiamato "pain de signe", il "pane delle scimmie"): vellutato, dissetante e leggermente acidulo, è ricco di vitamine e di calcio. La polpa può essere mangiata cruda ma in genere è utilizzata in poltiglia per confezionare bevande per bambini: mescolata con acqua o latte di cocco, diventa un popolare beveraggio al gusto di limone verde. La buccia del frutto, sminuzzata, viene fumata al posto del tabacco ma può anche essere usata come efficace repellente per gli insetti. Il guscio intatto e ben seccato è capiente quanto una zucca e viene usato come contenitore. Talvolta può divenire prezioso anche per cucinare: è infatti un ottimo combustibile perché brucia lentamente ed è particolarmente adatto ad affumicare il pesce. I semi contengono grassi e oli alimentari: si possono consumare tostati (essendo ricchi di fosfati entrano anche nella fabbricazione di saponi e concimi). Veniamo alle radici: quando non vengono mangiate cotte, se appartengono a piante giovani, si degustano come asparagi. I fiori, infine, vengono utilizzati a scopo decorativo per le feste e le cerimonie religiose.
Farmacia naturale. Il baobab è anche una sorta di farmacia naturale che offre innumerevoli rimedi medicamentosi. Su questa pianta esiste una vastissima letteratura medica che ne illustra i pregi. Non c´è malattia che decotti, tisane e pozioni di baobab non curino: dall´asma all´anemia, dal vaiolo alla diarrea, senza dimenticare le febbri, le piaghe e le punture d´insetto. In particolare le foglie vengono essiccate e macinate per ottenere una pasta che viene usata come cataplasma per le infezioni della pelle e per i dolori articolari. La corteccia è indicata come antinfiammatorio, la polpa aiuta a combattere la dissenteria e il morbillo. L´olio estratto dai semi allevia il dolore delle scottature e rigenera i tessuti della pelle in tempi brevi. La polpa dei frutti aumenta la resistenza ai virus (inclusi influenza, raffreddori ed erpes), regolarizza l´intestino e allevia i disturbi muscolari.
Cosmesi esotica. Anche in campo cosmetico il baobab è utilissimo grazie alle sostanze che contiene, indicate per donare tono, morbidezza ed elasticità alla pelle: sul mercato non mancano lozioni per viso e corpo, shampoo e doccia schiuma dall´inconfondibile aroma esotico. Esiste pure una società - la Baobab Fruit Company - specializzata nella produzione e commercializzazione di una vasta gamma di prodotti (cosmetici, ma anche alimentari e ad uso salutistico) derivanti dal baobab: informazioni dettagliate si trovano nel sito www.baobabfruitco.com
Casa e tomba. E questa pianta straordinaria continua a essere molto generosa anche dopo la sua morte. Dalle radici si ottiene una tintura rossa con tonalità dense e vivaci. Con la corteccia grigia e rugosa si può produrre una fibra resistente, utile per la fabbricazione di borse, corde, reti, stuoie, fili da tessitura. Il legno spugnoso viene lavorato e modellato finemente (grazie alla sua consistenza leggera, è ideale per costruire canoe e piroghe), oppure sminuzzato e cosparso nei campi come fertilizzante. Ma non solo: il grande tronco cavo può essere usato come deposito d´acqua, magazzino per le granaglie, stalla per animali, talvolta anche come abitazione di fortuna. In Africa occidentale il suo fusto viene adoperato per seppellire i griot (i cantastorie tradizionali), le cui anime irrequiete devono essere tenute lontano dai villaggi.


UN NOME MISTERIOSO
     I botanici lo chiamano Adansonia digitata, in onore di Michel Adanson, lo scienziato esploratore che per primo, verso la metà del 1700, studiò e descrisse questo "albero dalla grandezza prodigiosa e dalla straordinaria utilità". Per il popolo wolof è semplicemente "Bui", per i mandingo "Sira", per i diola "Bubak". Noi preferiamo chiamarlo baobab, una parola curiosa con una etimologia assai discussa (il nome compare per la prima volta nell´Enciclopedia pubblicata nel 1751 da Diderot e d´Alembert). Secondo alcuni studiosi deriverebbe dall´arabo "bu hibab", un termine che significa "frutto dai molti grani", ma alcuni testi fanno risalire il nome baobab ad una parlata wolof (lingua diffusa in Senegal), che indicherebbe "l´albero di mille anni". In effetti il baobab vive centinaia d´anni e in alcune parti dell´Africa esistono esemplari vecchi di 5 mila anni (una longevità record, pari a quella della sequoia e di poche altre specie vegetali). E´ curioso notare che il baobab invecchia proprio come gli uomini: con l´avanzare dell´età, l´albero non cresce più, ma rimpicciolisce. Proprio come un vecchio stanco che si piega su se stesso.

GNOMI E LEGGENDE
     Diffuso in vaste regioni dell´Africa (specie nel Sahel, ma anche nel Corno d´Africa, nelle regioni meridionali e in Madagascar) e in parte dell´Australia, il baobab appartiene alla famiglia delle Bombacee. Gli scienziati ne hanno censito 28 generi e 200 specie diverse. Ma quando è nato il baobab ? Secondo una leggenda africana, tutto iniziò coi folletti che abitano la savana. Un giorno, parecchio tempo fa, un gruppo di gnomi scontrosi decise di vendicarsi degli uomini, colpevoli di disturbare la loro quiete con musiche e litigi assordanti. Idearono un dispetto molto particolare: approfittando del buio della notte, si intrufolarono furtivamente nei villaggi e sradicarono tutte le piante che si trovavano nei paraggi. Non le gettarono nel fiume, ma le capovolsero a testa ingiù. Dando vita ai baobab, alberi poderosi e originali, che in effetti sembrano piantati al contrario, con le radici al cielo. Un´altra curiosità: sulla costa occidentale del Madagascar esistono, caso davvero unico, due baobab avvinghiati l´uno all´altro in una specie di abbraccio che si dice duri da oltre 600 anni. Non a caso, la gente del posto li chiama "Gli Amanti".

LA MADONNA DEL BAOBAB
     Si chiama Mariam Daarit, la "Madonna del baobab". E´ una cappella cristiana ricavata all´interno di un colossale baobab. Si trova in Eritrea, al centro di una radura, appena fuori la città di Keren. Fu costruita nella seconda metà dell´Ottocento dalle suore missionarie. Venne abbandonata durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1941 alcuni soldati italiani si rifugiarono, per scampare ad un bombardamento dell´aviazione inglese, dentro la cappella: la bomba colpì il baobab, ma i soldati si salvarono miracolosamente e, come ringraziamento, ricollocarono la statua della Madonna all´interno dell´albero. Da allora Mariam Daarit è un luogo sacro sia per i cattolici che per i cristiano-copti. La gente vi si reca per pregare e per chiedere una grazia. Attorno al baobab è pieno di fornellini per il caffè: la tradizione dice infatti che se una donna desidera un figlio o trovare un fidanzato, deve fermarsi vicino alla pianta e preparare il caffé se passa un viandante e accetta di berlo, il desiderio della donna sarà esaudito. Un luogo magico, Mariam Daarit, da visitare preferibilmente durante la grande festa che si tiene ogni anno, il 29 di maggio: un´interminabile kermesse di danze e canti religiosi.



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