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MAGICA DJENNE

Visita guidata alla capitale spirituale del Mali

E’ una delle città più antiche e pittoresche dell’Africa occidentale. Ha una spettacolare moschea di terra, decine di scuole coraniche, migliaia di case protette dall’Unesco. E un vivace mercato circondato dall’acqua

Lo spettacolo inizia prima dell’alba. Uomini e donne dalla faccia assonnata dirigono una lunga processione di carretti che ondeggiano e sbandano paurosamente ad ogni buca. E’ lunedì, il giorno del grande mercato di Djennè. Un giorno di festa, confusione, fermento.
Nessuno vuole mancare a questo speciale appuntamento settimanale. Ci sono i mercanti bambara coi loro asini svogliati, i contadini songhay e dogon nascosti sotto ampi cappelli di paglia, i pastori di etnia peul che sorvegliano qualche zebù, i pescatori bozo carichi di pesce essiccato, i commercianti tuareg avvolti nei tradizionali turbanti inamidati. Alcuni arrivano su traballanti piroghe, stretti tra fascine di legno, caprette e polli legati con lo spago, sacchi di miglio e cesti di arachidi. Altri giungono con il traghetto arrugginito - anch’esso stipato all’inverosimile - che taglia le acque limacciose del fiume Bani, l’affluente del Niger che circonda Djenné.
Case di fango
     Siamo ai margini del “Delta interno”, una vasta regione umida formata da canali, acquitrini e paludi impenetrabili. La posizione strategica di questa città-isola ha protetto per secoli i suoi abitanti e ha permesso di preservare le tradizioni più antiche e preziose. A cominciare dalla sorprendente architettura delle sue case di fango, alte fino a tre piani, che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Sono quasi duemila le abitazioni costruite con mattoni di bancò (una miscela di terra, paglia tritata e burro di karitè fatta essiccare al sole torrido dei tropici). Dimore fragili e segrete: le finestre sono piccole, rare, protette da persiane di legno. Bisogna sbirciare oltre i portoni d’ingresso per scoprire le dispense traforate nei muri, le stanze fresche avvolte nella penombra, le strette scale incise nella terra che permettono di raggiungere sorprendenti terrazze. Chiedete al padrone di casa il permesso di salire e godrete di uno spettacolo grandioso: da quella posizione la città appare come un enorme tappeto d’argilla decorato dal sole con innumerevoli linee d’ombra.
Lezioni di fede
     Ma la magia di Djenné si respira perdendosi nell’intricato reticolo di stradine precluse alle auto: vicoli tortuosi e assonnati collegano tra loro le botteghe dei commercianti e le officine degli artigiani, specie quelle dei fabbri e delle tessitrici specializzate nel bogolan (complessa tecnica per dipingere i tessuti). Girovagando per il dedalo di viuzze è facile imbattersi in gruppi di ragazzini intenti a scrivere su tavolette di legno: sono gli studenti delle quarantatre madrasse che sorgono dentro le mura della città. Passano le mattinate a trascrivere i capitoli del Corano, parola per parola, fino ad impararli a memoria. Le scuole coraniche sono presiedute dai marabut, rispettati uomini di fede che hanno l’incarico di impartire ai giovani gli insegnamenti dell’Islam. Sono loro, i saggi maestri delle madrasse, a gestire l’amministrazione della città.
     Il Mali è una paese musulmano, il 90% dei suoi abitanti professano la religione di Maometto. Sono di tradizione sunnita con una componente che obbedisce al rigorismo wahhabita. Ma i precetti coranici non vengono imposti per legge: qui lo stato si mantiene laico. A dispetto della proibizione musulmana dell’alcool, nei villaggi si beve birra di miglio. Uomini e donne nudi si bagnano tranquillamente in vista, nel Niger. Le ragazze sono libere di studiare fino all’università e possono ricoprire posizioni importanti nella vita pubblica. L’Islam mostra un volto mite, tollerante, aperto. La gente aderisce ad una fede rigorosa, ma plasmata dalla tradizionale cultura tribale, che senza perdere la sua sostanza originaria né i suoi dogmi fondamentali, si è profondamente “africanizzata”.
La Grande Moschea
     Emblema spettacolare di questo “Islam nero” è la Grande Moschea di Djenné, cuore pulsante della città. Con le sue mura merlate, le sue torri audaci, i suoi scalini smussati dal tempo, rappresenta la più imponente costruzione in terra del mondo. Un grandioso monumento di architettura sahariana, eretto all’inizio del secolo scorso, che necessità di periodici lavori di manutenzione. Sono i pali sporgenti che punteggiano l’edificio sacro a costituire l’impalcatura usata dai fedeli per arrampicarsi lungo le pareti verticali della moschea. Solo grazie a questi piccoli appigli incollati ai muri è possibile riparare i buchi e le crepe causati dalle piogge. Il restauro avviene agli inizi di marzo (il giorno esatto è fissato dagli anziani, in base alla consistenza del fango depositato dalle piene del Niger) ed è l’occasione per una festa lunga due giorni che coinvolge l’intera popolazione: tutti gli abitanti di Djenné si mobilitano per recuperare la sabbia bagnata, trasportarla con carretti di legno, impastare coi piedi l’argilla, creare lunghe catene umane per portare i panieri colmi di fango fino alla cima della moschea. E’ un rituale affascinante che si rinnova ogni anno, uguale a se stesso, tra canti, preghiere e gioiosi inni ad Allah.


LA VISITA
QUANDO: il periodo migliore per visitare il Mali va da ottobre a marzo (clima fresco e asciutto). DOCUMENTI: Per entrare in Mali è necessario il visto, da richiedere all’ambasciata di Roma, e un passaporto con validità di almeno sei mesi. VOLI AEREI: collegamenti regolari con Royal Air Maroc, Air France e Air Algerine: prezzi da 600 € per biglietti A/R. TRASPORTI: Djenné è situata circa a 130 km a sud-ovest dalla città di Mopti: per raggiungerla ci sono taxi e minibus. ALLOGGIO: l’unico posto in cui si può alloggiare a Djenné è Il Campement, piuttosto pulito ma spartano, situato vicino alla grande moschea. Buon ristorante a prezzi contenuti. CON CHI: viaggi organizzati in Mali, con visita a Djenné, sono organizzati da Azalai Viaggi (www.azalai-expeditions.com) e Bambara Tours (www.bambara.com). SALUTE: obbligatoria la vaccinazione contro la febbre gialla, consigliata la profilassi antimalarica. LINGUA: la lingua ufficiale è il francese, quella più diffusa è il bambara. SOLDI: la moneta del Mali è il franco CFA (1€ = 655,957 CFA) ed è comune a quasi tutti i paesi dell’Africa occidentale. IL CONSIGLIO: concedetevi almeno un paio di giorni per visitare Djenné (il lunedì è impedibile per il mercato) e godervi la sua atmosfera sonnolenta.
 


DA LEGGERE
La guida Routard sull’Africa Occidentale (Hachette/Touring editore) fornisce consigli preziosi per un viaggio economico e intelligente, nello zaino non dovrebbe mancare neppure l’edizione italiana della guida Lonely Placet su Niger e Mali (EDT Torino). Una lettura piacevole e interessante è “Le radici nella sabbia” di Marco Aime, diario di viaggio tra il Mali e il Burkina Faso (EDT Torino)
 


ACCESSO VIETATO
Fino ad una quindicina di anni fa, i visitatori stranieri potevano entrare nella Grande Moschea di Djenné e godersi la suggestione delle lame di luce che si infiltrano tra i suoi possenti pilastri. Oggi, appena fuori dall’edificio sacro, c’è un cartello perentorio: “Interdit aux non musulmans”, “accesso vietato agli infedeli”. Sul motivo di questo divieto circolano diverse opinioni: secondo alcune guide locali, la colpa deve essere imputata ad alcuni turisti italiani che si sarebbero dimenticati di togliersi le scarpe prima di entrare. Secondo altri, il divieto sarebbe scattato dopo che alcuni fotografi spagnoli sarebbero stati sorpresi in flagrante mentre scattavano delle foto “osé” di moda, profanando il luogo di preghiera. In ogni caso, c’è da mettersi il cuore in pace: oggi nella Grande Moschea possono entrare solo i musulmani.
 







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