Marco Trovato
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MODELLA PER CASO

A tu per tu con un´attrazione turistica

L´industria del turismo in Africa pubblicizza immagini pittoresche, esotiche, selvagge. Ma spesso la realtà che gli obiettivi non inquadrano è molto diversa

Madame Adare, 47 anni, è una fotomodella di successo: non male per una donna della sua età, nata in un povero villaggio dal Mali e costretta sin da piccola a lavorare sodo per guadagnarsi da vivere. Fino a poco tempo fa la signora Adare trascorreva le giornate in savana, sotto il sole cocente, per raccogliere legna da ardere e far pascolare mandrie di buoi. Tre giorni la settimana era costretta a macinare venti chilometri di strada, a piedi scalzi, per raggiungere il mercato: lì metteva in vendita la sua povera mercanzia - noci di cola, pezzi di sapone, burro di karitè - nella speranza di raggranellare qualche soldo. Ma spesso madame Adare tornava a casa a mani vuote. Poi le cose sono cambiate: la svolta è arrivata un paio di anni fa, quando il fotografo di un tour operator l´ha vista per caso in un mercato e ha deciso di immortalata con la sua reflex. Dopo poche settimane, il volto di madame Adare, abbigliata con splendide decorazioni tradizionali, è finito sulla copertina di migliaia di cataloghi turistici: la sua immagine è diventata l´icona di un popolo, sorridente e colorato, destinato a incuriosire e attrarre i turisti occidentali. L´operazione di marketing ha avuto successo, madame Adare è piaciuta al pubblico europeo, tanto che il tour operator ha deciso di "ingaggiarla" come fotomodella. Oggi le comitive di turisti vengono accompagnate nella casa di madame Adare, alla periferia di Mopti, affinché i visitatori possano riprodurre la fotografia stampata sui cataloghi. La donna attende i turisti su una piccola stuoia sdrucita. Ha lo sguardo annoiato. Indossa i vestiti dei giorni di festa: il lungo pagne dai colori sgargianti, un vistoso pendaglio appeso al collo, i pesanti orecchini d´oro, emblemi tradizionali della cultura peul. In testa, una zucca essiccata, per rendere l´inquadratura ancora più esotica e seducente. Madame Adare si mette in posa per le foto ricordando la tariffa concordata con il tour operator: 500 franchi CFA, circa 70 centesimi di euro, per turista. Nessuno dei visitatori si scandalizza; in fondo si tratta di una cifra irrisoria che permette di portarsi a casa un´immagine pittoresca da mostrare con orgoglio ad amici e parenti. E poi ognuno dispone di un numero illimitato di scatti, così si possono consumare interi rullini per immortalare quella "autentica" bellezza peul (anche il sottoscritto - come dimostrano le immagini che pubblichiamo - non si è fatto scrupoli ed è stato alle regole del gioco). Alla fine sono tutti soddisfatti: fotografi e fotomodella.
Il caso di madame Adare non è isolato: l´industria del turismo in Africa ha creato altre piccole celebrità che posano ogni giorno davanti gli obiettivi delle macchine fotografiche. Kasabu, ad esempio, è un giovane guerriero Masai assoldato dagli impresari del Parco Masai Mara (Kenya) per attrarre i turisti appassionati di safari fotografici: guadagna 30 dollari al giorno, una piccola fortuna, per vestirsi di piume e perline, impugnare una lancia, e sorridere davanti ai turisti. Amed, invece, è un finto tuareg libico, collaboratore part-time di tour operator occidentali. Lui ha avuto l´onore di finire su una cartolina e ora per guadagnarsi da vivere noleggia un dromedario, indossa turbanti colorati, sale sulle dune di sabbia dove si concede, dietro generosa mancia, ai turisti-fotografi. Ma il capostipite delle "etno-celebrità" africane è Kapika, un anziano boscimane che lavora nella riserva naturale sudafricana di Kagga Kamma. Lì mostra ai visitatori antiche pitture rupestri e fa finta di prepararsi alla caccia con arco e frecce. Per una manciata di monete, rispolvera il perizoma di pelle e si mette in posa per le foto. "Fermo così, sorridi, non guardare verso l´obiettivo", si sente ripetere in continuazione. Alla sera, su richiesta, può anche mettersi a ballare: canta e saltella attorno al fuoco, con i tradizionali sonagli legati alle caviglie, illuminato dai flash dei turisti. Contenti di portarsi a casa un souvenir tanto prezioso.



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