Marco Trovato
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IL SOLE IN CUCINA

Cuocere senza fuoco: un´idea che piace

Addio legna e fuoco: oggi in Africa migliaia di donne usano il sole per scaldare l´acqua e preparare il pranzo. Un modo per risparmiare tempo, salvaguardare la salute e contrastare l´avanzata del deserto

Christine abita nel nord del Ciad: una regione ostica, arida, sottoposta a un devastante e inarrestabile processo di desertificazione. Negli ultimi anni la sabbia ha inghiottito piante e arbusti, costringendo le donne a lasciare il villaggio in cerca di legna per cucinare. Venti chilometri di strada ogni giorno per raggiungere il bosco più vicino: un impegno duro, logorante, ineluttabile. Non per Christine, che ha scoperto un combustibile sempre a portata di mano: il sole. "Tempo fa un missionario mi ha proposto di provare una cucina solare", spiega. "Io pensavo che scherzasse, ma un giorno mi ha montato accanto alla capanna questo enorme imbuto di ferro. Dentro ci ha messo una pentola piena d´acqua e in poco tempo il liquido ha cominciato a bollire come se fosse sul fuoco". All´inizio le gente del villaggio pensava che il macchinario di Christine fosse "diabolico", pericoloso, ma poco alla volta altre donne hanno chiesto al missionario di procurare quelle strane cucine "a forma di imbuto".
Tanti benefici
     Nelle zone desertiche e predesertiche dell´Africa, caratterizzate da scarsità di legna, alti costi dei combustibili fossili ed elevato irraggiamento annuale, il sole può diventare un prezioso alleato dell´uomo. Lo aveva intuito lo scienziato svizzero Saussure che nel 1750 ideò il primo forno solare della storia, ma la sua invenzione per lungo tempo non ebbe fortuna. Solo negli ultimi vent´anni - grazie al crescente interesse verso le fonti di energia alternative e rinnovabili - alcune società hanno cominciato a produrre e commercializzare su larga scala forni e cucine solari (citiamo le tedesche Eg-solar e Pfeiffer Solar Cooker, la svizzera Ulog, l´americana Sunlight Works). Una scelta imprenditoriale azzeccata: sono decine di migliaia gli esemplari venduti in pochi anni e le prenotazioni crescono sempre più.
Dal business alla solidarietà
     Recentemente l´associazione statunitense Solar Cookers International ha deciso di usare l´energia solare per scopi umanitari, provvedendo a istallare cucine paraboliche per migliaia di profughi nel nord del Kenya, una zona assolata e isolata. E´ stato un esperimento riuscito che ha confermato il successo del "Solar Cooker Pilot Programme", ideato anni fa da Sudafrica e Germania, con l'obiettivo di facilitare, attraverso un progetto di trasferimento tecnologico, lo sviluppo della produzione e della commercializzazione di cucine solari. Grazie a questo programma, 80 famiglie e 10 istituzioni scolastiche sudafricane, selezionate in contesti rurali ed urbani, hanno potuto sperimentare l'utilizzo di diverse tipologie di cucine: il risparmio annuo è stato di oltre 80 tonnellate di legna, 2 tonnellate di gas ed oltre 2mila litri di kerosene.
Cucine "made in Italy"
     Anche in Italia c´è chi punta sul sole per "fare del bene". La Facoltà di Agraria dell´Università di Torino ha ideato il progetto "Sole per tutti", volto a diffondere e a incentivare l´uso delle cucine solari (ma anche di essiccatoi per la conservazione degli alimenti e persino di incubatrici solari) in piccole comunità rurali in Africa. "In collaborazione con partner locali, abbiamo costruito forni solari in alcuni villaggi del Mali, organizzando azioni dimostrative e corsi di formazione", spiega Angela Calvo, responsabile del progetto. "Le donne che hanno partecipato alle dimostrazioni sono state piacevolmente sorprese nello scoprire che la cottura dei cibi preparati veniva ultimata nei tempi previsti".
A credere nelle potenzialità dell´energia solare sono anche due piccole e vivaci associazioni di volontariato (vedi box) - entrambe con sede a Trezzano sul Naviglio, a sud di Milano - che da tempo sostengono la diffusione delle "cucine solari" nei Paesi poveri. "Abbiamo pensato che il sole avrebbe potuto essere una risposta efficace al problema del disboscamento selvaggio e del conseguente impoverimento dell´habitat naturale. Un modo per contribuire al miglioramento della qualità dell´ambiente ma anche della vita delle donne, costrette a spendere tempo in cerca di legna, per poi rovinarsi i polmoni col fumo", spiega la portavoce Mercedes Mas.
Superare le diffidenze
     Numerosi dispensari, scuole e comunità rurali del sud del mondo oggi possono contare sull´energia solare grazie al lavoro dei volontari di Trezzano. Non dappertutto però l´accoglienza delle cucine solari è stata entusiastica: specie nei villaggi più poveri e isolati, le grandi paraboliche hanno incontrato diffidenze e resistenze culturali. "Sono ostacoli comprensibili innescati dal cambiamento di abitudini. Per superarli è necessario introdurre le cucine attraverso la collaborazione di associazioni radicate sul territorio. Ed è ciò che facciamo".
La vera scommessa del futuro sarà riuscire a costruire le cucine direttamente nei paesi più poveri: ciò permetterebbe di creare posti di lavoro, facilitare la manutenzione in loco, ridurre il prezzo e rendere più accessibile la nuova tecnologia alla gente. Un missionario italiano, il gesuita Pietro Rusconi, è già riuscito nell´impresa: quattro anni fa ha creato in Ciad un atelier di montaggio di cucine solari. Il materiale viene importato dall´Europa ma i costi di produzione e di trasporto sono abbattuti... Con effetti immediati: una famiglia riesce ad ammortizzare in un mese l´acquisto della cucina solare, grazie al risparmio della legna o del petrolio che avrebbe dovuto comprare.


Regala una cucina
     Il costo di una cucina solare parabolica oscilla tra i 100 e i 160 euro, a seconda delle dimensioni. A questa cifra bisogna sommare il costo dell´apposita pentola nera usata per cucinare col sole: dai 14 ai 26 euro. La spesa totale resta contenuta ma è pur sempre impegnativa, se non proibitiva, per una donna africana. Le associazioni "Salvambiente" e "Oltreilconfine" di Trezzano sul Naviglio (MI) promuovono la spedizione di cucine solari in progetti di sviluppo già avviati da associazioni umanitarie nel Sud del Mondo. Un´idea che piace: persino coppie di fidanzati hanno inserito nella loro lista nozze "una cucina solare per l´Africa". Informazioni allo 02/48402693, www.trezzanosolidale.it E-mail: oltreilconfine@tiscali.it.

Come funzionano ?
Tre modelli di cucine
CUCINE PARABOLICHE: sono le più diffuse, si trovano in luoghi soleggiati e protetti dal vento. Funzionano tramite un riflettore parabolico di almeno 1,5 m di diametro che concentra i raggi del sole sulla pentola e la riscalda. E' possibile raggiungere le stesse temperature delle cucine tradizionali (fino a 220 ºC ), e conseguentemente, oltre a cucinare, è possibile infornare e friggere. La pentola – situata all’interno della parabola - è di facile accesso, pertanto il cuoco può continuare a cucinare le proprie ricette abituali; occorre solo evitare di guardare l’interno della cucina mentre è in funzione: la radiazione solare riflessa dalla parabola può comportare rischi di danni agli occhi. Il riflettore è orientabile rispetto del sole, quindi si può cucinare dal mattino fino al pomeriggio, sfruttando anche piccoli periodi di insolazione solare.
FORNI “A SCATOLA”: piccoli, economici e di estrema semplicità costruttiva, i cosiddetti boxes-cooker forniscono calore sfruttando le proprietà dei materiali isolanti e dell'effetto serra. La temperatura sufficiente per cuocere il cibo o pastorizzare l'acqua viene raggiunta lentamente.
FORNI A COTTURA INDIRETTA: utilizzano l'aria riscaldata da un collettore solare piano; questa viene convogliata all'interno di un vano cottura nel quale è possibile collocare una o più pentole, anche di grandi dimensioni. Ideali per famiglie numerose e piccole comunità di villaggio.
Altre informazioni su www.ilportaledelsole.it e www.ilsolea360gradi.it



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