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ARRIVA LA RADIO A MANOVELLA

Un’invenzione che può aiutare l’Africa

Per funzionare non ha bisogno delle batterie né della corrente di casa. Si accende con la luce del sole o con una carica manuale: basta azionare per pochi secondi una manovella. Una novità destinata a rompere l’isolamento di milioni di africani

L’accesso all’istruzione e all’informazione è un fattore chiave per vincere la povertà: lo dicono i più recenti studi condotti dagli organismi umanitari – Unicef e FAO in testa – nei paesi in via di sviluppo. In Africa (dove il tasso di analfabetismo è ancora alto e dove tv e computer sono un privilegio per pochi) l’unico mezzo che aiuta a tenersi aggiornati resta la vecchia radio a transistor. Un mezzo semplice, economico, che permette di ricevere notizie e ascoltare trasmissioni educative dedicate ai temi della salute, dei diritti umani, della formazione scolastica. Il problema è che non tutti possono permettersi di far funzionare una radio. Ancora oggi quattrocento di milioni di africani (la gran parte dei quali vive in regioni emarginate) non hanno l’elettricità in casa, e molti di loro non dispongono neppure dei soldi necessari per acquistare le batterie per i ricevitori. Fino a poco tempo fa, queste persone erano condannate a vivere nell’isolamento più totale: non potevano tenersi informate né accrescere la loro cultura di base. Oggi, grazie all’invenzione e alla diffusione di una radio auto-alimentata, la vita di molti è migliorata.
AMICA DELL’AFRICA
     Il ricevitore in questione si chiama LifeLine e ha la peculiarità di funzionare con energie gratuite e rinnovabili. Si accende con la luce del sole o con una “carica manuale”: è sufficiente azionare per trenta secondi una manovella, per poter ascoltare la radio per 45 minuti. Ideata una decina di anni fa da un geniale progettista di nome Trevor Baylis (creatore tra l’altro di generatori a carica manuale per PC portatili e telefonini), pluripremiata a livello internazionale, questa radio “a manovella” viene prodotta esclusivamente per fini umanitari dalla Freeplay Foundation (www.freeplayfoundation.org), un’organizzazione umanitaria legata alla società Freeplay. «E’ sta progettata appositamente per il continente africano, dove l’approvvigionamento di energia è scarso, ma dove esistono numerosi progetti radiofonici di sviluppo umano – spiegano alla Fondazione Freeplay – La radio è resistente, facile da usare e può funzionare nelle più dure condizioni climatiche». Ogni mese ne vengono prodotti e diffusi centomila pezzi, la gran parte finisce in Africa. Qui la Freeplay Foundation distribuisce gli esemplari ai potenziali beneficiari di speciali programmi radiofonici ideati da altre organizzazioni no-profit.
PER DONNE E BAMBINI
     In Kenya e Madagascar, ad esempio, ventimila radioline a manovella sono state portate nelle baraccopoli affinché la gente potesse ascoltare delle trasmissioni informative sull’Aids. In Mozambico le radio sono servite a diffondere i corsi di alfabetizzazione per adulti realizzati dal Ministero dell’Educazione. In molte città del Sudafrica le radioline sono finite in mano ai bambini orfani, assistiti dal Mandela Children’s Fund, bisognosi di ascoltare ogni giorno la voce amica di un conduttore/animatore radiofonico. E in Tanzania migliaia di ragazze hanno potuto ricevere, via etere, nozioni preziose di educazione sessuale. Proprio le donne africane sono state le principali beneficiarie della diffusione delle radio auto-alimentate. Spiega il giornale Mail and Guardian: “In alcuni contesti socio-culturali del continente, molti uomini prima di partire per il lavoro, tolgono le batterie dalle normali radio per evitare che vengano usate tutto il giorno e consumate in fretta. Questo però impedisce alle donne di avere accesso a programmi educativi e informativi”. Dunque la radio viene talvolta usata dai padri e dai mariti per esercitare un controllo oppressivo sulle donne di casa: non a caso gli ostacoli più grandi alla diffusione delle radioline a manovella sono stati creati dagli uomini.
TORCE E CELLULARI
     «Nelle società patriarcali ci sono donne e bambini che vengono privati dei loro diritti, le nostre radio possono cambiare le cose in meglio», dice Phil Goodwin, manager della Freeplay, società specializzata nella commercializzazione di macchine a risparmio energetico (www.freeplay.net). Fino a pochi mesi fa gli stabilimenti della Freeplay si trovavano a Città del Capo, e davano lavoro a centinaia di persone sudafricane handicappate ed emarginate, oggi buona parte della produzione si è spostata in Cina, dove i costi industriali sono molto più bassi. «Abbassando le nostre spese possiamo aiutare più gente perché rendiamo accessibili a tutti i nostri prodotti più innovativi», si giustifica Goodwin. L’ultima novità della casa è la torcia Jonta, un vero e proprio miracolo della tecnologia: funziona azionando una piccola manovella e utilizza un diodo ultraluminoso al posto della classica lampadina. Altro fiore all’occhiello della Freeplay è il nuovo carica cellulari: permette di parlare per tre minuti ogni trenta secondi di ricarica manuale. A differenza della radio LifeLine, che viene prodotta solo per fini umanitari, questi articoli vengono diffusi nei normali canali commerciali (il 70% viene acquistato in Europa e Stati Uniti da gente amante dell’avventura all’aria aperta). Ora i tecnici della Freeplay stanno sperimentando un ventaglio di nuovi prodotti per i neonati che vengono alla luce in zone senza elettricità: si va dal monitor per il controllo del feto al dispositivo per la misurazione della frequenza cardiaca, fino alla centrifuga per l’esame del sangue. Il tutto azionato manualmente.


Continente Nero (davvero)
L’Africa è un continente senza luce: solo il 22% dei suoi abitanti ha accesso alla corrente elettrica. Ancora oggi i collegamenti raggiungono con fatica le campagne e anche nelle grandi capitali i blackout sono frequenti. In Uganda solo il 5% della popolazione dispone di interruttori e lampadine, nella Repubblica Democratica del Congo il 7%, in Kenya e Madagascar il 9%. La situazione è migliore solo in cinque paesi - Sudafrica, Egitto, Algeria, Nigeria e Libia – che da soli consumano oltre il 75% dell’elettricità usata in tutto il continente.


 




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