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BONO FOR AFRICA

L’ultima battaglia del cantante degli U2

Il musicista irlandese è molto più di una rockstar: in 23 anni di carriera si è trasformato in un leader dell’impegno civile. Ed oggi è il più ascoltato portavoce della campagna contro il debito dei paesi poveri

Vende milioni di dischi in tutto il mondo e riempie gli stadi con i suoi concerti. E’ amico di Greenpeace, attivista di Amnesty International, promotore della campagna anti-debito. Per molti giovani è diventato una guida spirituale, la stampa internazionale lo considera un vero opinion leader, i potenti della Terra spendono parole di elogi per lui. Eppure Bono, il cantante degli U2, la più grande rock’n’roll band di tutti i tempi, non può dirsi completamente soddisfatto. La sua ultima battaglia – “Salvare l’Africa dal collasso” - è ancora tutta da giocare: il continente “nero” è il fanalino di coda dell’economia mondiale, tre quarti dei suo abitanti vivono nella miseria, un bambino africano su tre è denutrito. «Ma il mondo ricco ha le risorse sufficienti per cambiare le cose», ripete Bono ai capi di stato e di governo che incontra nelle vesti di portavoce della campagna per l’azzeramento del debito dei paesi poveri. Nei mesi scorsi il musicista ha fatto visita al Congresso americano, al parlamento europeo, alle grandi istituzioni internazionali: ovunque ha chiesto aiuti per l’Africa. «I politici dovrebbero avere più coraggio e violare qualche regola di bilancio: in gioco c’è la sopravvivenza di milioni di persone», ha ammonito la voce degli U2. Per la sua battaglia contro il debito estero, Bono ha trovato un potente alleato in Tony Blair, che è riuscito a mettere l'Africa al centro delle discussioni fra i leader del G8, in occasione del vertice scozzese dello scorso luglio. Il primo ministro britannico ha ribadito la necessità di un grande sforzo comune per strappare l’Africa al dramma del sottosviluppo. La promessa di cancellare il debito di alcuni paesi più poveri del mondo è un segnale importante. «Ma alle parole dovranno seguire i fatti - ha avvertito Bono – Non possiamo perdere altro tempo prezioso: ogni giorno, migliaia di africani muoiono a causa dell’Aids e della malaria. E su questa ecatombe noi abbiamo un grossa responsabilità».

La provocazione
Gli aiuti ? Non servono

«I soldi dei paesi ricchi non aiutano l’Africa, anzi la danneggiano». Ne è convinto l’economista svedese Fredrik Erixon, autore di un recente studio secondo cui, negli ultimi trent’anni, il volume di aiuti ricevuti dai paesi africani è stato inversamente proporzionale alla crescita di questi ultimi. Erixon ha rilasciato dichiarazioni pungenti contro la Rock Star Economics, quel complesso di teorie rese popolari da musicisti e attori che sostengono la necessità di raddoppiare subito gli aiuti ai Paesi più poveri. «Gli economisti-rock devono aprire gli occhi: gli aiuti premiano il fallimento delle classi dirigenti africane e rafforzano regimi che diversamente sarebbero stati fatti fuori».
 



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