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UN ANGELO PER L'AFRICA

L’impegno umanitario di una star di Hollywood

L’attrice americana Angelina Jolie ha deciso di sostenere il lavoro svolto dalle Nazioni Unite in favore dei profughi. Senza cercare pubblicità per sé. E non è l’unico personaggio famoso a impegnarsi. Ma c’è da fidarsi dei “Vip solidali”?

Dai set cinematografici di Hollywood ai campi profughi dell’Africa martoriata dalla guerra. Dalle passerelle della moda al palco, politico e musicale, del Live8. Dal gossip alla solidarietà internazionale. E’ davvero un salto acrobatico quello compiuto da Angelina Jolie, 31 anni, attrice americana di successo, regina indiscussa della bellezza femminile che fa notizia. Un salto assai più interessante e sbalorditivo di quelli compiuti da Lara Croft, la celebre eroina dei videogame impersonata dalla Jolie nel film Tomb Raider. Da quando nell’agosto 2001 è stata nominata “ambasciatrice di buona volontà” dall’Acnur (l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati), la star californiana ha deciso di dedicare gran parte del suo tempo e delle sue risorse alla causa dei profughi del sud del mondo. Ha visitato oltre 20 Paesi alla prese con gravi emergenze umanitarie. Dalla Sierra Leone al Congo, dalla Tanzania alla Guinea, dal Pakistan all’Ecuador. Fino alla Cambogia, dove nel 2002 ha adottato un bimbo (un secondo bambino etiope l’ha adottato l’anno scorso) e dove ha contribuito, di tasca sua, alla campagna di sminamento. Ovunque ha incontrato gente in fuga dalle guerre e dalla fame. Per tentare di capire e di aiutare. E l’ha fatto senza clamore, senza cercare pubblicità per sé, senza chiedere alla stampa di seguire i propri viaggi. «La Jolie non ama mettere sotto i riflettori il suo impegno umanitario: una scelta apprezzabile e problematica al tempo stesso», confida un funzionario dell’Acnur nella sede di Ginevra, che chiarisce: «Le personalità famose dello spettacolo e della musica sono preziose per pubblicizzare la nostra causa, e per raccogliere gli aiuti tra i cittadini». Ma Angelina Jolie vuole fare di più che chiedere soldi alla gente. «Ho scoperto statistiche che mi hanno sconvolta e storie che mi hanno spezzato il cuore», spiega l’attrice nel suo diario di viaggio “Notes from My Travel” (Pocket Books), pubblicato in favore dell’Acnur. «Una sera sono rimasta sveglia leggendo che c’erano quasi 20 milioni di rifugiati, milioni di bambini sflollati in 115 paesi. Allora ho telefonato all’Acnur e ho detto: “Sono un’attrice, vorrei partecipare ad un vostro viaggio. Voglio solo imparare, non voglio la stampa”. Loro hanno accettato e così ho incominciato il mio lavoro da testimone». Una testimone convinta della bontà degli aiuti umanitari, ma al tempo stesso osservatrice attenta e critica. «Gli Stati Uniti hanno aiutato molto i paesi poveri, ma in confronto a tante altre nazioni, noi diamo di meno», scrive la Jolie. «Inoltre alcune organizzazioni non governative e operatori delle Nazioni Unite sembrano in strana competizione. Talvolta si criticano a vicenda, cercando di ferirsi». Indubbiamente una testimonial libera da condizionamenti, che pure piace a Ruud Lubbers, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati: «Apprezzo il suo impegno, la sua generosità personale, e il suo spirito compassionevole e sincero».
L’impegno dei vip
     Angelina Jolie è solo una fra le tante personalità famose che hanno deciso di affiancare il proprio nome a quello delle principali Agenzie delle Nazioni Unite (Fao, Unicef, Unpd, Acnur). Grazie ai volti noti della televisione e delle spettacolo, l’Onu riesce a raccogliere molte donazioni presso la gente comune, attraverso campagne pubblicitarie di grande impatto, spesso improntate all’emotività e al pietismo. Una strategia vincente che è stata mutuata dalle piccole e grandi associazioni private che si occupano di solidarietà internazionale. L’uso dei “testimonial solidali” è una pratica che dilaga anche tra le organizzazioni non governative italiane. Ma non tutti sono d’accordo con questa scelta comunicativa, che rischia di “spettacolarizzare” l’impegno umanitario, o peggio di oscurare, con l’immagine dei Vip, i drammi reali del mondo. Secondo un'indagine realizzata nel 2002 dall'agenzia di pubblicità Euro RSCG, su un campione di 996 rappresentanti del settore non-profit, il 65% ritiene che l'utilizzo del testimonial sia un'opzione valida e da adottare, il 23% vi ricorre solo se è coerente con il messaggio e il 10% si dichiara contrario. Il dibattito nel mondo della solidarietà è aperto. Il Cesvi di Bergamo, impegnato in favore dei popoli del sud del mondo, è sostenuto da gente dello spettacolo (Ezio Greggio, Lorella Cuccarini, Cristina Parodi, il Trio Medusa e Lella Costa), ma con precisi criteri. «I nostri testimonial sono accomunati rigorosamente da un'adesione interessata e non occasionale del nostro lavoro», spiegano al Cesvi. «Senza questa autenticità, il testimonial può addirittura danneggiare la causa e la propria stessa immagine:». Insomma: «Sì ai testimonial sinceri e motivati, no al testimonial-simbolo».
Da Vieri a Giobbe Covatta
     Un approccio condiviso dall’Amref, un organismo di solidarietà che punta molto sulle celebrità per pubblicizzare le proprie attività: «Essere nostri testimonial non significa semplicemente prestare il proprio volto ad una buona causa», precisano all’Amref. «Vuol dire credere nel nostro lavoro e percorrere un tratto di strada insieme, contribuendo con la propria professionalità a diffondere in Italia la voce dell’Africa che vuole essere aiutata “a non avere più bisogno di aiuto”». Con questo spirito sono nate collaborazioni con il comico Giobbe Covatta, gli attori Giuseppe Cederna e Luca Zingaretti, il presentatore Fabio Fazio, il calciatore Stephen Appiah, la scrittrice Kuki Gallmann e altri nomi “famosi” innamorati dell’Africa. Anche l’associazione VIS - un organismo di volontariato internazionale che si ispira ai principi cristiani e particolarmente al carisma di Don Bosco – non rinuncia alle star solidali, dal bomber Christian Vieri alla conduttrice TV Paola Saluzzi. «Una vera e propria formazione della generosità», assicura il sito Internet del VIS. «Composta da nomi che con la passione hanno raggiunto importanti traguardi nella propria carriera, e con il cuore si impegnano nella solidarietà internazionale». Impegno vero e duraturo o solo un’operazione di facciata? «La mia scelta è sostenuta dallo stesso pensiero di Audrey Hepburn: hai due mani, una usala per te, la seconda usala per gli altri», spiega la Saluzzi. E Vieri, già ambasciatore italiano FIFA per l'Associazione Villaggi SOS Italia, scrive su Internet: «Ho incontrato tanti ragazzi in ogni parte del mondo che avevano come me un sogno da realizzare: un pallone nella rete. Con loro condivido la fatica di ogni inizio, il desiderio di arrivare, la voglia di superare le difficoltà, anche se mi rendo conto che se io ho avuto fortuna, molti di loro non avranno neanche l’opportunità di essere fortunati». Belle parole, c’è da augurarsi che siano davvero sue. E che vengano dal cuore.



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