Marco Trovato
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IL VIAGGIO DEI VESTITI

La storia di una maglietta diretta in Africa

Da una fabbrica americana fino alla bancarella di uno sperduto villaggio africano, passando per una raccolta di abiti usati in Europa. Un documentario e un libro raccontano il lungo viaggio di una Tshirt nell’epoca della globalizzazione.


Che fine fanno gli abiti smessi che doniamo alle associazioni caritatevoli? Dove finiscono? Chi li indossa? In Africa credono che noi europei ci liberiamo dei nostri indumenti vecchi vendendoli e non donandoli. Al contrario noi siamo convinti che i vestiti usati vengano regalati ai poveri. Il tema merita di essere approfondito.
     Un giovane regista italiano, Raffaele Brunetti, ha indagato con la sua cinepresa sul lungo viaggio dei nostri vecchi vestiti diretti nel Sud del Mondo. Il suo lavoro ha dato vita ad un documentario (pluripremiato col Globo d’Oro e il Premio Legambiente), da poco disponibile in dvd. “Mitumba” (in swahili “abiti usati”) è la storia della maglietta di Felix, un bambino tedesco di 10 anni, che finisce nel cassonetto per la raccolta di abiti usati, da qui parte per un cammino che la condurrà attraverso due continenti: donata, poi raccolta, poi venduta e comprata più volte, la tshirt arriverà al termine del suo viaggio a essere indossata dal suo nuovo e ultimo proprietario, Lucky, un bambino di 9 anni in uno sperduto villaggio della Tanzania. In alcuni Paesi africani i vestiti usati costituiscono la prima voce di importazione, infatti il 90% della popolazione si veste di seconda mano. Li chiamano “I vestiti dei bianchi morti” perché in Africa é inconcepibile pensare di disfarsi di cose ancora utilizzabili a meno che non appartengano a un morto. Vicende, luoghi e personaggi creano un mosaico che compone la sorprendente via del commercio degli abiti usati. Il video può essere acquistato sul sito www.docvideo.it, Informazioni: tel. 011 5883770.
     Dalle immagini alle parola scritta, proseguiamo a parlare di mercato dei vestiti. La casa editrice Apogeo (www.apogeoeditore.com) ha pubblicato una ricerca dell’economista Pietra Rivoli sul business mondale degli abiti. Titolo: Viaggi di una T-shirt nell’economia globale. Duecentottanta pagine, 15 euro. La Rivoli, ricercatrice e docente di finanza moderna alla Georgetown University, insegue una maglietta da sei dollari nel suo lungo e contorto viaggio, dalla coltivazione della materia prima in Texas fino al banco di vendita in Africa. E racconta: “Gli abiti usati sono una delle merci americane più esportate nell’Africa subsahariana… Gli africani seguono la moda esattamente come gli americani e sanno se quest’anno i colletti della camicia sono ampi o se i pantaloni hanno il risvolto. Le tshirt sono perfette per il clima africano, benché il mercato sia esigente per ciò che riguarda le immagini o le scritte presente su di esse: la gente non ama frasi ad effetto (“Hai qualche problema, amico?”) o messaggi allusivi (“Bella pollastrella”)...". Vuole solo indumenti in buono stato, senza buchi o macchie. Specie ora che i produttori cinesi smerciano in Africa abiti nuovi a prezzi stracciati.



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