Marco Trovato
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NERAZZURRO PER L'AFRICA

Una singolare campagna contro la malattia del sonno

Una dottoressa italiana in Congo ha lanciato l'appello: «Servono drappi neroazzurri per attirare e catturare la mosca tse-tse». Una iniziativa che lega passione sportiva e solidarietà

C’è un lungo filo neroazzurro che lega l’Italia al cuore dell’Africa. Un filo che intreccia passione sportiva e solidarietà. E che aiuta ad imbrigliare una malattia terribile che ogni anno uccide oltre 60mila persone a sud del Sahara. A tendere per prima questo filo di speranza è stata la dottoressa Chiara Castellani, da dieci anni trapiantata in Africa. Dal suo piccolo ospedale di Kimbau (www.kimbau.org), nella Repubblica Democratica del Congo, ha lanciato un appello per raccogliere «drappi neroazzurri per attirare e catturare la mosca tse-tse», responsabile della cosiddetta malattia del sonno.
«Questo insetto – ha spiegato – rimane come ipnotizzato dai colori nero e azzurro. Ed è facile costruire delle trappole senza dover deforestare e senza lanciare insetticidi».
     L’appello è stato raccolto dai volontari di PaeaceLink, che assieme alla Gazzetta del Mezzogiorno hanno lanciato la campagna “Neroazzurro per l’Africa” (www.peacelink.it). L’obiettivo? Diffondere migliaia di trappole neroazzurre (nella foto, un esemplare in Uganda) e contrastare una patologia dimenticata, riemersa pericolosamente in una trentina di Paesi dell'Africa Equatoriale, dove 300mila persone sono già state contagiate e 60 milioni sono a rischio. La malattia del sonno (tripanosomiasi) è causata da parassiti introdotti nel corpo umano attraverso la puntura della mosca tse-tse, un insetto simile al tafano, che vive in zone umide, calde, ombrose. La patologia si manifesta – generalmente dopo poche settimane dall’infezione - con febbre intermittente, tachicardia, gonfiore dei linfonodi, ingrossamento di milza e fegato. Se non si contrasta, il parassita si diffonde nel cervello, dove inizia a devastare le cellule del sistema nervoso centrale. Si ha così una forma di encefalite letargica, con tremori e soprattutto una sonnolenza sempre più profonda (da qui il nome di “malattia del sonno”), che nel tempo si trasforma in vero e proprio stato di coma.
     «Al momento non esiste vaccino né profilassi. La terapia farmacologica è piuttosto problematica. E nessuna multinazionale farmaceutica pare interessata a fare ricerche specifiche – spiegano a Medici Senza Frontiere –. Sul versante della prevenzione, l'uso degli insetticidi è inutile, dato l'habitat aperto e diffuso della mosca tse-tse. Più efficace è l'istallazione di trappole specifiche». Come quelle promosse dalla campagna “Neroazzurro per l’Africa”. A cui hanno aderito anche squadre di calcio neroazzurre: dall’Inter al Pisa, dall’Atalanta all’Imperia. «Mandare in aereo stoffa neroazzurra costa troppo, preferiamo acquistarla in Africa – precisano a PeaceLink -. Bastano 8 euro per una trappola neroazzurra».
Le adesioni si ricevono via mail (volontari@peacelink.it) o per telefono (347 1463719). E un invito a sostenere il progetto giunge anche dall’Inter Club Kayunga, fondato in Uganda nel 2003 da un team di dottori italiani di Medici con l’Africa-Cuamm (http://kayunga.blogspot.com).



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