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I CRISTALLI DI PADRE MATHEW

Le terapie alternative di un missionario-guaritore in Uganda

Dall’India ha portato con sé i segreti della medicina naturale. E ora nella sua missione cura ogni genere di malattia con magneti, fanghi, erbe salutari. Ma anche massaggi shiatsu, esercizi yoga, trattamenti reiki. E tanta fede

«Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti guarirà». La citazione biblica (dal libro del Siracide), dipinta a grandi lettere sui muri dell’ingresso, non è forse il benvenuto più azzeccato. Ma nessuno ci fa caso. La fama del centro curativo olistico Saint Claret ha viaggiato veloce nel cuore dell’Uganda e la gente che ora giunge qui dai villaggi più sperduti della regione vuole solo incontrare “il dottore straniero che restituisce la salute imponendo le mani sugli ammalati”. «Alcuni mi considerano una sorta di stregone perché uso terapie alternative come i massaggi shiatsu e la riflessologia plantare», racconta padre Mathew Mundackal, missionario-taumaturgo originario di Kerala, nel sud dell’India. «Ma io non prometto guarigioni impossibili, non possiedo alcun potere speciale. Sono semplicemente un sacerdote che crede nei rimedi naturali della medicina orientale. Perché tutti i trattamenti che propongo li ho sperimentati con successo su me stesso».
I risultati della terapia, qualunque essa sia, sono apprezzabili: padre Mathew ha 55 anni, ma ne dimostra quindici in meno. E gode di ottima salute. «Forse è merito dell’Africa se appaio in forma», dice con malcelata modestia mentre si aggiusta il suo buffo berretto da pescatore.
Uno strano stregone
     Prete cattolico della congregazione dei clarettiani, padre Mathew giunse nel 1998 a Kiyunga, piccolo villaggio nel distretto di Iganga, dove in poco tempo mise in piedi un centro di cure naturali e a basso costo. «Ero stufo di vedere i miei parrocchiani elemosinare medicine e soldi per farsi curare – spiega –. Nel raggio di decine di chilometri dalla missione non esistono buone cliniche. E gli ospedali pubblici più vicini spesso non hanno mezzi… Per aiutare la gente ho dovuto mettere a frutto gli insegnamenti appresi nel mio Paese sulle cosiddette medicine alternative. Ho cominciato così a diffondere alcuni rimedi semplici, efficaci, alla portata di tutti». Infusi di erbe, diete purificanti, bagni freddi, esercizi di yoga. «All’inizio vivevo in una capanna ed ero circondato dallo scetticismo», ricorda. «Non è stato semplice convincere la gente che si può guarire anche senza imbottirsi di farmaci. Ma poco a poco è emersa la validità delle terapie che proponevo».
Nell’arco di dieci anni il missionario ha realizzato un giardino officinale, si è procurato magneti e cristalli curativi, istruito una piccola équipe di massaggiatori e terapisti. Nel terreno della missione ha costruito una serie di edifici dove oggi ospita e cura centinaia di persone. A modo suo, naturalmente.
Ritorno al naturale
     A chi gli chiede un consiglio per l’emicrania, padre Mathew insegna a massaggiare piedi e mani, «perché le malattie si manifestano in zone anche molte lontane dal loro punto di origine». Chi soffre di artrosi o di asma viene curato coi fanghi. I problemi di pressione vengono affrontati con il digiuno, il diabete con la cristalloterapia, tosse e infezioni intestinali con il succo di papaia, i dolori allo stomaco con la corteccia di banano. «Usiamo anche la pranoterapia – tiene a precisare il missionario –, un’altra medicina alternativa, che mira a restituire l’equilibrio interno del paziente attraverso speciali massaggi che sciolgono eventuali blocchi energetici e trasmettono il prana, il principio vitale».
Dalla pratica dello shiatsu al trattamento col reiki, passando per la somministrazione dei fiori di Bach, le diverse terapie vengono intrecciate tra loro per offrire la migliore possibilità di guarigione. «Non mi interessa curare i sintomi di una malattia, preferisco restituire il benessere generale dei miei pazienti. Ogni patologia, a ben guardare, nasce dallo stesso problema: lo squilibrio energetico della persona».
Gli insegnamenti indiani di padre Mathew hanno una certa affinità coi principi della medicina naturale diffusa in questa parte dell’Africa. «In effetti non ho inventato nulla di nuovo – concorda il missionario –. I farmaci chimici sono stati portati dai colonizzatori bianchi, gli africani hanno sempre usato la medicina naturale, anche se oggi tendono a trascurarla… Io propongo un ritorno alle origini. Per questo vado nei villaggi a illustrare alcuni semplici trucchi che permettono di guarire da sé. La gente deve tornare a curarsi autonomamente, usando ciò che la natura offre, senza rincorrere la moda di terapie farmacologiche spesso inutili e sempre costose».
Cure per (quasi) tutti
     Già, i costi della salute. Al centro Saint Claret i pazienti più poveri pagano l’equivalente di sette euro per una settimana di soggiorno e cure. Si dorme in camerate comuni ma la cucina e i trattamenti sono personalizzati. E chi si può permettere di pagare qualcosa in più, può disporre di una stanza con bagno privato. «Talvolta ci capita di avere in cura importanti uomini politici o della gerarchia ecclesiastica», confida padre Mathew, senza fare nomi «per rispetto della privacy».
Oggi al Saint Claret non sono ricoverati parlamentari né vescovi. Le stanze che visitiamo sono piene di gente comune. Di ogni fede religiosa. Cristiani, musulmani, animisti. «Ognuno è libero di pregare come crede: la preghiera è una risorsa preziosa, può aiutare a guarire».
Il signor Erisa Aringa, 67 anni, non ha bisogno di invocare l’aiuto del cielo per risolvere il suo fastidioso problema di sciatica. «Sono arrivato da pochi giorni e sono già molto soddisfatto», dice. «Mi stanno curando con massaggi, fanghi e speciali cristalli. I benefici sono evidenti. Prima di venire qui ero passato da un ospedale pubblico e i medici mi hanno liquidato con questo foglio». L’uomo estrae dalla tasca dei pantaloni un pezzo di carta stropicciato: una lunga lista di farmaci e di esami. «Sarebbero stati soldi buttati via», afferma sicuro. Fuori della stanza incrociamo una donna dall’aria sofferente. Si lamenta, ha dolore, fatica a restare in piedi. «Ha un cancro alle ossa», spiega padre Mathew. «Io faccio tutto ciò che è nelle mie possibilità per alleviare le sofferenze. Ma i miracoli li può fare solo il cielo». E indica la citazione biblica dipinta sui muri.



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