Marco Trovato
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CONGO, LEZIONI DI FOTOGRAFIA

A Kinshasa un corso per… sviluppare i sogni

Un giovane fotoreporter italiano si è recato nel cuore ferito dell’Africa, per insegnare il suo mestiere a ragazzi e ragazze bisognosi di aiuti. Una sfida piena di incognite. E di piacevoli sorprese

Weston, 20 anni, ha perso entrambi i genitori per colpa dell’Aids ed è finito a vivere sui marciapiedi. Cristel, 21 anni, è una ragazza-madre alla ricerca disperata di un lavoro. Aladji, 25 anni, ha dovuto lasciare gli studi per sfamare la famiglia. Carmel, 18 anni, orfana da troppo tempo, è costretta a prendersi cura dei fratelli minori. Si assomigliano un po’ tutte le storie dei giovani di Kinshasa. Specie quelli che frequentano il centro sociale Simba-Ngai, oasi-rifugio per ex ragazzi di strada congolesi, fondato dal compianto Padre Daniele Lattuada (missionario dei Padri Bianchi italiani morto nel 2006 a soli 44 anni).
Una bella scommessa
     «Simba ngai nella nostra lingua significa “sostienimi”, “dammi una mano” - spiega il responsabile del centro Richard Voka - una richiesta di aiuto che è diventata una parola di speranza». In una manciata di capannoni sparsi nei quartieri di Kingabwa e di Livulu, centinaia di ragazzi congolesi imparano un lavoro prezioso per il futuro. «Offriamo loro una chance per raddrizzare un’esistenza altrimenti senza prospettive», commenta Richard in visita ai laboratori che ogni anno sfornano nuovi falegnami, muratori, elettricisti e idraulici. «Da quest’anno abbiamo anche una piccola scuola di fotografia», aggiunge con una punta di orgoglio. «E’ la nostra nuova scommessa». Un’idea sagace: a Kinshasa i fotografi sono molto richiesti. Vengono ingaggiati in occasione di cerimonie tradizionali, eventi sportivi, feste di quartiere e soprattutto funzioni religiose: non c’è comunione, matrimonio o funerale che non abbia il fotografo ufficiale incaricato di seguire l’evento. «E’ un mestiere prezioso ma non certo alla portata di tutti – precisa Richard – per avviare l’attività è necessario acquistare la costosissima attrezzatura, uno sforzo economico spesso proibitivo. E poi naturalmente bisogna imparare a fotografare. Anche qui, nel cuore dell’Africa, è richiesta la professionalità!».
Macchine usate
     Per superare il primo scoglio, quello rappresentato dal materiale fotografico, è stata coinvolta l’associazione Simba Ngai di Gorgonzola (vedi sotto il box “Scatti in mostra”), alle porte di Milano, fondata da un gruppo di amici di Padre Daniele impegnati a sostenere l’omonimo centro sociale di Kinshasa. «In poche settimane abbiamo recuperato decine di reflex usate, ancora in ottimo stato. Ma anche molti obiettivi, flash, filtri. E montagne di rullini», spiega Patrizia Goi, coordinatrice dell’associazione, incaricata di raccogliere il materiale donato dai numerosi fotografi amatoriali e professionisti che hanno risposto all’appello lanciato via mail. «Inoltre, per facilitare la formazione dei ragazzi, abbiamo finanziato l’acquisto di una macchina fotografica digitale e di un computer portatile». Spedito il materiale a Kinshasa, bisognava trovare un fotografo disposto a insegnare gratuitamente il mestiere ad un gruppo di giovani congolesi.
Destinazione Kinshasa
     Una sfida raccolta senza esitazione da Marco Garofalo, giovane e grintoso reporter italiano, con la passione per l’impegno sociale. «In passato avevo già tenuto corsi di fotografia per “ragazzi in difficoltà”», racconta. «Nella periferia di Milano avevo insegnato ai figli dei migranti e agli adolescenti “problematici” affidati ai servizi sociali. Ero maestro e psicologo. E la fotografia serviva soprattutto a tenere gli allievi lontani dalla strada». Poi la spinta della solidarietà internazionale lo ha portato in Kosovo. «Aderii ad un originale progetto di pace: dovevo tenere un corso di fotografia per ragazzi serbi e kosovari», ricorda. «Avevo pochi mezzi a disposizione e tanti ostacoli pratici da superare… Fui costretto a costruire la camera oscura in un pollaio. Un’esperienza formidabile».
Sei mesi fa è arrivato l’invito dal Congo, una chiamata improvvisa e irrinunciabile. «Ho fatto le valigie in fretta a furia», spiega Marco. «Sono molto legato all’Africa: anni fa ho lavorato in Nigeria come assistente per un grande fotografo del National Geographic. Tanta violenza e miseria. Un viaggio sconvolgente, il mio vero battesimo professionale». Al ritorno in Italia non è stato più lo stesso. «Ho lasciato il mondo della pubblicità e della moda. Sono uscito dai freddi studi fotografici e mi sono buttato a capofitto sulla strada per dedicarmi al reportage». Per l’Africa Marco era disposto a mettere da parte tutto. Così, lo scorso autunno, ha lasciato i suoi molteplici impegni a Milano (lavora per l’agenzia Grazia Neri e collabora coi più prestigiosi magazine europei) ed è partito alla volta per Kinshasa. Accanto a lui, Sabrina Scotti, compagna indivisibile, al suo primo viaggio africano, ingaggiata per le traduzioni in francese.
Il sogno possibile
     Per più di un mese hanno lavorato in simbiosi al centro Simba-Ngai per insegnare i segreti della fotografia ad una quindicina di ragazze e ragazzi determinati a lasciarsi alle spalle i problemi di sempre. «A Kinshasa i giovani sono costretti a convivere ogni giorno con situazioni economiche e famigliari dolorose», spiega Marco. «Ma tutti hanno una grande voglia di imparare per riscattarsi». Il corso è stato un successo. E si è concluso con una bella festa dove gli allievi hanno esposto con orgoglio i loro primi lavori. «Dopo la partenza di Marco, alcuni ragazzi hanno deciso di proseguire la formazione frequentando un nuovo corso “avanzato”, tenuto da un fotografo congolese», chiarisce Richard. «Altri hanno preso in prestito l’attrezzatura dal centro Simba Ngai e hanno cominciato a muovere i primi passi da reporter». Tra loro c’è Elemfu Lungila, una ragazza madre con due bimbi da sfamare. «Spero tanto che la fotografia possa aiutarmi», confida. «Mi piacerebbe farne un lavoro redditizio. E raccontare con le immagini il volto sconosciuto del Congo… Ci sono molte buone nel nostro Paese che voi bianchi non vedete e che meritano di essere mostrate». Appesa al collo ha una reflex che brilla come i suoi occhi. «È la prima volta che sfioro un oggetto tanto prezioso… Con questa tra le mani, Kinshasa mi sembra una città benedetta da Dio. Il posto più bello del mondo». Strizza l’occhio e scivola via sotto la pioggia, saltellando raggiante tra le pozze di fango.


Scatti in mostra
Il corso di fotografia tenutosi lo scorso autunno a Kinshasa ha sfornato una decina di giovani fotoreporter. E centinaia di scatti realizzati dai giovani allievi durante le esercitazioni. Sono immagini di grande impatto visivo, curiose e sorprendenti, che raccontano – con uno sguardo diverso dal nostro - gli aspetti più segreti della società congolese. Una selezione delle foto migliori è stata portata in Italia dall’associazione Simba Ngai per realizzare una mostra dedicata alla città di Kinshasa. L’inaugurazione si terrà a settembre, poi la mostra diverrà itinerante e potrà essere allestita in scuole, biblioteche, parrocchie, centri culturali e gallerie. Per informazioni telefonare allo 0295304384, simba-ngai@libero.it

Un giovane maestro
Kinshasa gli è rimasta nel cuore. Anche ora che è tornato in Italia. Marco Garofalo, 32 anni, reporter indipendente, vive e lavora a Milano. Pubblica regolarmente sui più importanti magazine europei e dal 2004 collabora con la rivista Africa. Tra i suoi lavori segnaliamo i reportage da Cina, Cuba, Senegal ed Europa orientale. Ma anche il foto-racconto della Juventus in serie B, il backstage del Festivalbar e la mostra Passaggio 35 (in collaborazione con Gabriele Basilico) dedicata al quartiere Isola di Milano. www.marcogarofalo.com, info: mail@marcogarofalo.com



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