Marco Trovato
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UN FIUTO ESPLOSIVO

Promossi a pieni voti i topi sminatori

Dopo anni di addestramenti e di prove sul campo, i ratti antiesplosivi sono stati ingaggiati nella caccia agli ordigni sotterrati. Ma anche in quella ai batteri killer

Per lungo tempo si sono esercitati nelle savane di Morogoro, in Tanzania e nella regione di Inhambane, in Mozambico. Un allenamento faticoso sotto l’occhio vigile dei loro trainer. Cinque anni fa hanno superato i primi test effettuati nei centri di addestramento.
Oggi i topi anti-esplosivi hanno passato a pieni voti anche l’ultimo esame: quello sui campi africani cosparsi di veri ordigni. Gli studiosi di Apopo - organismo belga specializzato nella bonifica dei terreni minati - hanno reso pubblici i risultati delle loro performance lungo i binari della Limpopo Railway, una ferrovia mozambicana minata nel corso della guerra civile.
La percentuale di successo ha superato il 95%: una prestazione straordinaria per i topi e una grande soddisfazione per i ricercatori che dieci anni fa arruolarono i roditori nella battaglia contro le mine antipersona (disseminate a milioni in 70 Paesi, per metà africani). «Abbiamo convinto anche gli scettici», commenta Christophe Cox, coordinatore del progetto. «I topi hanno dimostrato di avere un olfatto infallibile. Si sono rivelati dei grandi lavoratori, instancabili, docili da addestrare».
Gli animali sono già stati impiegati con successo dall’Angola al Sudan, dal Mozambico alla Costa d’Avorio. Le loro qualità sono incredibilmente utili all’uomo. Sono facili da trasportare e si adattano ai climi più diversi, dal deserto alle foreste. In appena mezz’ora sono in grado di scandagliare circa 100 metri quadrati di terreno. A differenza dei cani antimine, se sbagliano non corrono il rischio di saltare per aria perché pesano poco (mediamente un chilo). E una manciata di noccioline basta a ricompensarli del lavoro svolto.



Ora aiutano anche i medici
     Un tempo venivano sacrificati nei laboratori per le sperimentazioni di nuovi farmaci, oggi sono alleati dei medici nella lotta alla tubercolosi. I topi - opportunamente addestrati dall’organizzazione belga Apopo - sono in grado di individuare nella saliva dell’uomo il microbatterio responsabile della tbc. Non sarà una terapia miracolosa, ma è pur sempre una buona notizia.
La tbc è una delle malattie infettive più diffuse e pericolose dei Paesi poveri (l’anno scorso ha ucciso due milioni di persone) e, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), nei prossimi cinque anni si diffonderà in Africa a causa delle carenze di controlli sanitari che ne potrebbero contrastare il contagio. «La mancanza di adeguate campagne di screening favorisce la diffusione della patologia», spiegano gli esperti dell’Oms. «Per rovesciare questa tendenza è necessario trovare nuovi, efficaci strumenti diagnostici, pensati espressamente per i poveri Paesi subsahariani». I topi potrebbero rappresentare una buona soluzione.
Il fiuto dei roditori è stupefacente - assicurano i ricercatori: può analizzare in dieci minuti fino a quaranta casi sospetti, più o meno quanto riesce a fare un tecnico di laboratorio dotato di un sofisticato microscopio nell’arco di una giornata di lavoro. «Quando l’animale sente l’odore del microbo nella saliva, ne riconosce il potenziale pericolo e si scosta immediatamente». Un segnale inequivocabile che rende superfluo i costosi (e inaccessibili) esami di laboratorio. Non resta che vedere i topi all’opera sul sito www.apopo.org.



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