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IL CIRCO DELLE MERAVIGLIE

In Sudafrica c’è una scuola speciale di arti circensi


La Zip Zap Circus School di Città del Capo sforna da vent’anni schiere di giocolieri, funamboli, clown e trapezisti. Offrendo un futuro a giovani sudafricani di ogni razza e classe sociale.


Nel cuore di Khayelithsa, sterminata baraccopoli di Città del Capo,
c’è una palestra che mostra, meglio di qualsiasi ospedale, come si può vincere la battaglia contro l’Aids.
È un edificio basso e luminoso, tutto vetro e cemento. Sembrerebbe un fabbricato industriale, se non fosse per gli allegri schiamazzi che provengono dall’interno.
Questione di orgoglio
     Qui si allenano i piccoli allievi della scuola di arti circensi Zip Zap. Sono una ventina di bambine e bambini, dai quattro ai quindici anni. Accomunati da un destino crudele.
«Sono stati contagiati con il virus dell’Hiv dalle loro madri durante la gravidanza, al momento del parto o con l’allattamento al seno», spiega Tamryn van Eyssen, la giovane trapezista sudafricana che coordina il progetto Ibhongolwethu.
«In lingua locale ibhongolwethu significa “Il nostro orgoglio”», chiarisce. «È un’iniziativa ideata in collaborazione con Cirque du Monde e Medici Senza Frontiere per aiutare i bambini sieropositivi della township:
le vittime più vulnerabili di una piaga sociale che si nutre di pregiudizi e ignoranza».
In Sudafrica l’Aids colpisce 5 milioni e mezzo di persone, un cittadino su otto, divorando 800 vite al giorno. E ogni mese cinquemila bambini vengono infettati dal virus. «Per tenere a bada la malattia i contagiati devono assumere ogni giorno cocktail di pillole salvavita e sottoporsi a frequenti visite mediche e terapie ricostituenti», ricorda il dottor Brian Manga. «Un calvario senza fine che impedisce di avere un’infanzia normale e che rischia di spegnere il sorriso dei piccoli pazienti».
Serenità ritrovata
     I bambini coinvolti nel progetto Ibhongolwethu - molti sono orfani di entrambi i genitori - si radunano in palestra due volte per settimana.
Non solo per giocare e divertirsi: attraverso l’attività ginnica il circo aiuta a vincere le paure, a prendersi cura del proprio corpo, a riscoprire il piacere di stare assieme agli altri. «Siamo come una grande famiglia», racconta Sean, 15 anni, un scricciolo di acrobata tenuto in vita dalle pastiglie antiretrovirali fornite dal governo. «Ne devo prendere dodici al giorno, ma in un certo senso mi sento un privilegiato: se non fossi malato, non potrei partecipare alle splendide attività del circo». Athil, 12 anni, una passione innata per la clowneria, ha ritrovato la voglia di uscire di
casa: «Quando sono qui non provo più vergogna», dice. «In palestra mi sento circondato da tanti amici e mi dimentico persino di essere malato».
Sotto la guida di un paio di istruttori, i bimbi passano interi pomeriggi saltando sui tappeti elastici, cimentandosi in capriole e acrobazie, costruendo piramidi umane, provando e riprovando esercizi di giocoleria ed equilibrismo. Il magico intreccio di corpi e sorrisi si scioglie solo per la merenda che viene offerta alla fine delle lezioni. «Per molti di loro è l’unico pasto nutriente che ricevono», dice il maestro Masixole Mbambatho. «Questi bambini provengono da famiglie molto povere, molti vivono in baracche di lamiera… Hanno una vita difficile, noi cerchiamo di regalare loro un po’ di serenità per riaccendere la speranza nel futuro».
Lezioni di vita
     In quasi vent’anni di attività il Circo Zip Zap ha aiutato oltre mille bambini. «Non tutti malati di Aids», precisa Laurence Esteve, cinquant’anni, francese, che nel 1992 ha fondato la scuola circense assieme al compagno Brent van Rensburb, celebre trapezista sudafricano. «Le nostre lezioni sono aperte a tutti». Dagli ex ragazzi di strada ai figli della minoranza bianca, chiunque può ambire a diventare acrobata, clown, funambolo o giocoliere.
«L’importante è mettercela tutta… Alcuni dei nostri studenti più vecchi hanno trovato lavoro nel mondo dello spettacolo in Europa e America», fa presente con una punta di orgoglio Laurence. «Ma qui insegniamo anzitutto i valori del rispetto e della fiducia… negli altri e in sé stessi».
Sotto il tendone che troneggia nel cuore di Città del Capo ogni giorno decine di giovani di ogni razza, colore ed estrazione sociale imparano a vivere insieme.
Non è una cosa da poco in Sudafrica: malgrado l’apartheid sia finita da diciassette anni, ancora oggi il 60% dei cittadini non socializza al di fuori del proprio gruppo di colore. Il divario tra ricchi e poveri resta il più elevato del pianeta. E un quarto della popolazione nera sopravvive solo grazie ai sussidi del governo. Non sarà certo un circo a cancellare la miseria delle township. Ma per fuggire da Khayelithsa può essere utile imparare a volteggiare nell’aria come un acrobata. E provare un giorno a spiccare il volo.


Circhi sociali
     La Zip Zap Circus School di Città del Capo è in buona compagnia. In diverse parti del mondo esistono numerose scuole di arti circensi con programmi di insegnamento espressamente rivolti a giovani socialmente emarginati o a rischio. Il celebre Cirque du Soleil (www.cirquedusoleil.com) propone in una ventina di nazioni i corsi “Cirque du Monde” destinati a bambini di strada, minori carcerati, ex baby-soldato, giovani disabili o affetti da malattie croniche. In Brasile è attivo il Circo Rede do Mundo Brasil, in Colombia l’Escuela Nacional Circo Para Todos, in Afghanistan l’Afghan Mobile Mini Children's Circus, in Etiopia il Circo Debub Nigat, in Australia il Leapin Lurp Lurps e il Flipside Circus, in Nigeria lo Street Kids Project. www.circosociale.it




DIDASCALIE

     Alcuni bambini della township di Khayelithsa improvvisano una torre umana nella palestra in cui si tengono le lezioni di arti circensi

Il progetto Ibhongolwethu, riservato ai bambini sieropositivi di Città del Capo, coinvolge minori dai 5 ai 15 anni. Molti sono orfani

Il circo Zip Zap è aperto a tutti. Che i bambini siano neri, bianchi o mulatti, entrano a 7 anni ed escono a 16 trasformati in acrobati, funamboli, equilibristi, trapezisti e giocolieri

Il Zip Zap Circus di Città del Capo non è solo una scuola di arti circensi. «Qui insegniamo a neri e bianchi a vivere insieme». Vedere i programmi del circo al sito www.zip-zap.co.za

Il progetto “Second Chance”, ideato con l’amministrazione di Città del Capo, punta a coinvolgere nelle attività del circo decine di ragazzi di strada

Nel cuore di Città del Capo, la Zip Zap Circus School insegna ai bambini di tutte le etnie e di ogni ceto sociale non solo le arti circensi, ma anche cosa siano l'onestà, la responsabilità e il lavoro d'équipe

Nel 1992 il trapezista sudafricano Brent Van Rensburg ha realizzato con la moglie Laurence il sogno della sua vita: una scuola circense per i bambini

Non si tratta solo di giocare e divertirsi: educazione e rispetto sono i valori che il circo cerca



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