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Il missionario e il dottore

Due italiani uniti da un progetto di solidarietà per i giovani della Sierra Leone

Bambini soldato, ragazzi di strada, minori detenuti. Sono i principali beneficiari di un progetto di promozione sociale a Freetown nato dall'incontro tra un vecchio sacerdote veneto e uno psicologo ligure

«La prima volta che ho incontrato padre Bepi ho capito subito che la mia vita sarebbe cambiata per sempre. Quel vecchio missionario dallo sguardo luminoso è uno dei piccoli grandi eroi del nostro tempo. Il suo entusiasmo mi ha conquistato».
Il dottor Roberto Ravera, primario di Psicologia clinica dell'Asl di Imperia, da un po' di tempo non è più lo stesso. Colpa - o merito - di un sacerdote saveriano di origini venete, padre Giuseppe Berton, ottant'anni suonati, di cui oltre la metà trascorsi in Africa. «L'ho conosciuto nel 2007 in Sierra Leone», racconta lo psicologo. «E con lui ho scoperto la tragedia silenziosa di un Paese tra i più poveri al mondo, devastato e traumatizzato da una lunga guerra civile terminata undici anni fa».
Ferite di guerra
     Padre Bepi ha vissuto l'orrore del conflitto: i combattimenti, le rappresaglie, i saccheggi dei ribelli eccitati dalla droga. Le violenze, costate la vita a 50mila persone e alimentate dal mercato illegale dei "diamanti insanguinati", sono terminate nel 2002, quando i caschi blu delle Nazioni Unite hanno ripristinato la pace. A quel punto il missionario italiano si è preoccupato di aiutare le vittime più indifese ereditate dalla guerra: orfani, mutilati, ex bambini soldato, donne violentate dai miliziani. Per curare le ferite invisibili del conflitto - i traumi psicologici - padre Berton ha chiesto una mano al dottor Ravera. Dal loro incontro è nata una collaborazione intensa e proficua, che di recente ha fatto sbocciare il Family Homes Movement Italia, una piccola onlus con sede a Sanremo, in Liguria, che opera a favore dei giovani meno fortunati della Sierra Leone.
Dietro le sbarre
     Nel povero Paese africano non esiste una rete di welfare. La capitale pullula di ragazzi di strada e giovani vagabondi, facili prede dalle bande criminali, che prima o poi finiscono con l'avere problemi con la giustizia. «Dal 2010 abbiamo preso in carico i detenuti del carcere minorile di Freetown», racconta Ravera. «Quando siamo entrati per la prima volta in questo penitenziario abbiamo visto decine e decine di bambini e ragazzini rinchiusi in una camerata sporca e indecente, senza un bagno, cibo scarso e di pessima qualità».
Il professor Ravera ha trascinato in Sierra Leone molti amici e colleghi che, come lui, hanno trascorso i periodi di vacanza nel segno della solidarietà per cercare di migliorare le condizioni di vita dei baby-carcerati. «Abbiamo rinnovato i locali della prigione, costruito i bagni e le docce. Poi ci siamo concentrati nel fornire l'assistenza medica, psicologica e legale».
Rifugi di speranza
     Le celle dei penitenziari di Freetown sono piene di fanciulli dall'aria terrorizzata. Alcuni restano diversi mesi dietro le sbarre, in attesa di giudizio, senza mai aver la possibilità di incontrare un avvocato. Altri finiscono reclusi coi peggiori malviventi nel carcere di Pademba. Tutti hanno un disperato bisogno di aiuto, dentro e fuori dal carcere. «Quando escono dalla prigione sono vulnerabili», commenta il dottor Ravera. «Senza un adeguato supporto i giovani, senza famiglia e senza soldi, finiscono ancora sulla strada e rischiano di tornare in breve tempo dietro alle sbarre».
Per scongiurare questo destino è stato creato il Mother Child Ravera Centre. «È un progetto che fornisce aiuti concreti tramite due comunità di accoglienza per minori e gente in difficoltà - spiega Ravera -. I nostri operatori di strada rastrellano sui marciapiedi decine di ragazzi sbandati e dal passato turbolento, ex bambini soldato, profughi e orfani. Noi li sfamiamo e ospitiamo. Offriamo un supporto psicologico a chi ha bisogno di superare i traumi. Promuoviamo l'istruzione, lo sport, l'assistenza sanitaria, il reinserimento sociale».
Un lavoro immane che ha bisogno di essere sostenuto. «Le donazioni ci permettono di stipendiare il personale e di acquistare farmaci, vestiti, cibo e attrezzature». All'indirizzo www.fhmitalia.it trovate le informazioni utili per dare una mano.


Chi sono
Il missionario
     Padre Giuseppe Berton, 81 anni, è un missionario saveriano. Vive dal 1972 in Sierra Leone, dove ha fondato il Family Homes Movement (Movimento Case famiglia), con un gruppo di famiglie locali che ospitano giovani in difficoltà nelle loro case o in alloggi di prima accoglienza (durante la guerra civile, ha accolto e reinserito nella società circa 3000 bambini soldato).
Lo psicologo
     Roberto Ravera è primario di Psicologia Clinica della Asl Imperiese. Esperto nella cura dei traumi, nel 2007 ha conosciuto padre Berton e da quel momento si occupa - affiancato da altri medici e volontari italiani - di aiutare gli ex bambini soldato e i ragazzi che vivono nei carceri minorili di Freetown. Nel 2012 ha fondato la onlus “Fhm Italia”, gemella dell'omonima associazione in Sierra Leone.



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