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VIAGGIO NEL BUIO

Tra le cooperative dei ciechi del Togo

In Africa milioni di persone perdono la vista a causa di malattie micidiali legate alle precarie condizioni sanitarie e socioeconomiche. La loro è spesso una vita di isolamento e solitudine, di emarginazione e sofferenze. Ma non tutti si arrendono a questo destino...

     Il buio cala all'improvviso, come un blackout inatteso. La luce sparisce e piomba l´oscurità più cupa. Ti guardi attorno ma non c´è più nulla da vedere: il tuo corpo, la capanna,
la famiglia, tutto è scomparso. Ti senti smarrito, disorientato, perso in un orizzonte di tenebre... In una maledetta notte senza fine.
E´ un incubo terribile e angoscioso, quello che accomuna tanta gente del Togo. In questo piccolo e povero paese dell'Africa occidentale, ogni anno migliaia di persone perdono la vista a causa di infezioni provocate dalla malnutrizione, dalle cattive condizioni igieniche, dai parassiti. Si stima che oltre 60 mila togolesi siano ciechi e circa 200 mila persone soffrano per gravi problemi della vista. Sono stime, appunto: dati certi non esistono, ma può capitare, viaggiando nelle campagne più remote, di imbattersi in famiglie numerose, o addirittura villaggi interi, colpiti dalla cecità.
A spegnere gli occhi sono malattie endemiche e devastanti, come la cataratta, il glaucoma e l´ulcera corneale, mentre i bambini sono principalmente affetti da carenza di Vitamina A.
UNA MOSCA NERA
     Ma la minaccia più insidiosa è rappresentata dall'oncocercosi, una patologia che affligge 18 milioni di persone nel mondo (è presente in trenta Paesi dell'Africa). L´infezione è causata da una piccola mosca nera che vive lungo i corsi d'acqua e che, attraverso la puntura, deposita nel corpo umano centinaia di microscopiche larve. I sintomi iniziali della malattia sono di lieve entità, per lo più si tratta di arrossamento e prurito. In seguito compaiono sulla pelle dolorosi eritemi e il prurito diventa più forte e continuo.
Gli effetti più rovinosi si hanno comunque agli occhi. In dodici, quindici anni, i vermi si riproducono e invadono tutto il corpo, fino a raggiungere il nervo ottico. A quel punto la vista è irrimediabilmente compromessa. Da un giorno all'altro, le immagini, i colori e la luce scompaiono.
Ed è il buio, per sempre.
IL CORAGGIO E L´ORGOGLIO
     "Quando è successo, sono stato assalito dall'angoscia", spiega Josef Bendji, 40 anni. "Mi vergognavo e avevo il terrore di uscire di casa.... Poi, con il tempo, ho trovato la forza di reagire".
In pochi mesi, ha imparato a muoversi nell'oscurità, a lavorare nei campi, a raggiungere il fiume per raccogliere l'acqua.
Insieme ad altri sette ciechi del villaggio di Konfaga, ha creato una cooperativa agricola, di cui oggi è presidente: "Alleviamo maiali, capre e polli... I soldi bastano appena per sfamare la famiglia, ma non mi lamento".
A dargli coraggio nei momenti difficili c'è sua moglie Mari, anche lei vittima dell'oncocercosi. "E' un regalo di Dio, il più bel regalo che mi poteva fare", dice Josef. "L'ho conosciuta alla sede dell'associazione dei ciechi. Mi ha colpito la sua voce, la sua dolcezza: ho capito subito che era la donna della mia vita". Amore a prima vista, verrebbe da dire, se non suonasse irriverente. Lei, cieca da 10 anni, ha partorito due bambini che la tengono impegnata tutta la giornata.
"Quando erano neonati e dovevo lavarli - racconta - avevo il terrore che mi sfuggissero dalle mani e affogassero nel catino". Ora i bimbi sono cresciuti abbastanza per aiutare i genitori: "Mi accompagnano nel bosco a prendere la legna per il fuoco", spiega Mari.
"Con loro non ho più paura di essere morsa dai serpenti...".
"GUARDARE" CON I PIEDI
     La "cecità dei fiumi", come viene chiamata l'oncocercosi, non ha risparmiato neppure Antoine Ganj, 70 anni di cui 30 trascorsi al buio.
I suoi occhi sono due sfere bianche e inanimate: un velo opaco copre le pupille, lo sguardo inespressivo è fisso verso il nulla. Ma a colpire è il sorriso di quest'uomo: un sorriso cordiale, contagioso, segno della stupefacente carica di vitalità e buonumore che la malattia non è riuscita a spegnere. Antoine vive con la moglie e cinque figli in una grande capanna, circondata dai campi di cotone. La sua giornata comincia presto: "Mi alzo di buon'ora per andare a lavorare nell'orto di famiglia" - racconta - "semino, zappo, innaffio, raccolgo... Senza chiedere aiuto ad alcuno". Al pomeriggio Antoine si occupa del pollaio, dell'essiccazione delle arachidi, della pulizia dei granai.
Se ha tempo, non rinuncia a far visita agli amici che vivono nelle vicinanze. E' sempre in movimento. Per orientarsi lungo i sentieri gli è sufficiente tastare il terreno con i piedi.
"Sono i miei occhi", spiega con fierezza. "Riesco a riconoscere ogni buca, ogni pietra, ogni piccolo avvallamento di terra... Non ho bisogno di nessuno che mi accompagni: ho imparato a muovermi nell'oscurità come un animale notturno".
LALLA VA AL MERCATO
     Fermezza e dignità sono valori che accomunano tanti ciechi di cui faccio conoscenza nel mio viaggio. Gente orgogliosa, come Lalla Nanimpo, una donna di circa cinquant'anni, che incrocio su un sentiero di campagna. Cammina tastando il terreno con il suo bastone: deve percorrere 5 km di strada sterrata, in mezzo ai campi grano, per raggiungere il mercato.
"Conosco a memoria questo sentiero", dice. "Per capire dove mi trovo, ascolto i suoni che mi circondano: quando sono tra i campi, riconosco il frusciare delle spighe mosse dal vento. Poi passo davanti al pozzo e allora sento il rumore della carrucola e dell'acqua.
Le voci dei bambini che giocano, mi indicano che sono vicina alla scuola. Infine, quando mi trovo nei pressi del mercato, sento il vociare dei commercianti e delle donne". Lalla gira con disinvoltura tra le bancarelle che vendono carne, verdura e tessuti.
Prima di ogni acquisto, controlla con cura la qualità delle merce: toccando, annusando, soppesando... "Non c'è pericolo che mi freghino -spiega - con l'esperienza ho imparato a riconoscere dalla voce le persone disoneste e le persone di fiducia".
L´INFANZIA NEGATA
     Non sempre chi ha perso la vista riesce a conquistare tanta autonomia e sicurezza. Aloko Amain, ad esempio, è un'anziana donna che il morbillo ha reso cieca tre anni fa.
Per uscire di casa è costretta a farsi trascinare da un nipote, il piccolo Kambate, di appena cinque anni, che le sta appiccicato come una guardia del corpo. Il bambino dovrebbe andare a scuola o giocare insieme agli amici, ma non può. E' costretto a passare le giornate con la nonna, per accompagnarla al villaggio e nei campi.
"Questa infanzia condannata a fare da guida agli adulti non vedenti è forse la conseguenza più crudele e dolorosa della cecità in Africa", commenta Michele Angeletti, un giovane cooperante della CBM (Christian Blind Mission o Missioni cristiane per i ciechi nel mondo), organizzazione di solidarietà internazionale che si dedica ai non vedenti e ai disabili nei Paesi in via di Sviluppo. In effetti, specie nei villaggi più isolati, è normale incontrare gruppi di ciechi
che camminano in fila indiana, attaccati a un lungo bastone, condotti da un bambino-guida.
Spiega Angeletti: "L'unico modo per liberare questi bambini è aiutare le persone non vedenti ad acquistare autonomia nei movimenti e nel lavoro". Nei villaggi vengono organizzati speciali corsi di mobilità che permettono ai ciechi di imparare in breve tempo a muoversi liberamente. "E' importante far capire a queste persone che il loro handicap non è, non deve essere, una prigione. Dobbiamo aiutarle a uscire dall'isolamento e a credere in se stesse".
GENTE MALEDETTA
     Non è un compito facile. La cecità in Africa è molto peggio che una malattia, è una maledizione. Di questo sono convinti i parenti delle persone colpite dall'oncocercosi, dal glaucoma, dal tracoma, dalla cataratta. Chiarisce Angeletti: "In Paesi poveri, dove la gente è impegnata a sopravvivere, l'handicappato rappresenta per la famiglia e il villaggio un fardello supplementare, difficile da sopportare... Secondo le superstizioni locali, queste persone sono vittime della cattiva sorte e per questo sono allontanate dalla famiglia e dalla comunità". Si tratta di credenze popolari profondamente radicate, che condannano i ciechi a vivere una vita di emarginazione, sofferenze e solitudine.
PICCOLE COOPERATIVE CRESCONO
     Ma non tutti si arrendono a questo destino: a Lomè, capitale del Togo, undici uomini non vedenti hanno costituito una comunità di aiuto reciproco che offre a ciascun membro la possibilità concreta di una nuova autonomia. L'hanno chiamata "Gruppo Artigianale dei Ciechi di Lomè", ma è una vera e propria cooperativa fondata ufficialmente cinque anni fa.
I soci si dedicano a varie attività: alcuni fabbricano tamburi destinati ai turisti, altri impagliano con cura sedie e cesti di vimini, altri ancora producono singolari pastiglie d'argilla che vengono poi distribuite alle farmacie (pare che abbiano proprietà terapeutiche contro l'emicrania, i disturbi intestinali, le infezioni della pelle... In ogni caso, vanno a ruba). I proventi del lavoro, divisi equamente, bastano per vivere dignitosamente. E ritrovare la fiducia nel futuro.
Non si tratta di un'esperienza isolata: le cooperative dei ciechi sono una realtà importante in Togo (ma anche in Costa d'Avorio, Mali, Senegal, Burkina Faso e Guinea) e rappresentano l'altra faccia dell'Africa (quella che i giornali e la TV non raccontano), piena di inventiva e di coraggio. I soci imparano semplici ma importanti attività, come l'artigianato, l'allevamento o il lavoro agricolo nei campi, e apprendono a leggere e scrivere in braille. In poche parole, riescono insieme a costruirsi una nuova vita.
La straordinaria utilità di queste cooperative appare particolarmente evidente nelle metropoli africane: dove la crisi dei valori tradizionali e la monetarizzazione dei rapporti sociali tendono a sgretolare la solidarietà della famiglia allargata. E dove la mancanza di lavoro spinge molti disperati a mendicare per la strada.
PREGIUDIZI E STUPIDITA´
     "Chi perde la vista è quasi costretto a vivere di elemosina", spiega Sena Kudjan, 27 anni, cieco dalla nascita. "La gente della città tende a isolarti, a trattarti come un appestato, pensa che la cecità sia una malattia contagiosa... Io ho avuto la fortuna di entrare a far parte della cooperativa, dove ho imparato un lavoro e ho conosciuto tanti amici... Ma quando cammino per strada, non trovo nessuno disposto ad aiutarmi. Le persone anzi fanno di tutto per starmi alla larga".
"Purtroppo dobbiamo fare i conti ogni giorno con la stupidità e i pregiudizi della gente", conferma Raphael Atawia, un altro giovane cieco di Lomè. "Sa cosa si dice in giro di me ? Che ho perso la vista per colpa della maledizione di uno stregone. Persino mia madre si è convinta di questa assurdità e si è premurata di pagare un fattucchiere per cancellare il maleficio dalla famiglia. E il lato comico della storia è che, dopo aver sistema le cose, mia madre ha avuto altri due figli sani... Così ora la gente ha la prova tangibile che la mia cecità è dovuta effettivamente a qualche sortilegio".
L´AVVOCATO CHE AMA LA MUSICA
     Rapahel vive in un piccolo appartamento con ad altri due amici: insieme studiano giurisprudenza all'università di Lomè. "E' una sfida impegnativa", dice. "Non possiamo disporre di libri di testo scritti in braille. Per prepararci agli esami siamo costretti ad ascoltare decine di volte le registrazioni delle lezioni... I nostri progetti ? Diventare avvocati e aprire uno studio legale per difendere i diritti dei ciechi". Tra un paio di anni, conclusi gli esami, il sogno potrebbe realizzarsi.
E il lavoro, c'è da scommetterci, non mancherà. Nel frattempo Raphael si paga gli studi suonando la tastiera in un complesso musicale costituito da soli ciechi. Il nome fa sorridere: Canne Blanche Band, la "Banda del Bastone Bianco". Ma è un nome che sta avendo successo. "La radio nazionale da qualche tempo trasmette regolarmente le nostre canzoni", spiega Titi, 39 anni, manager del gruppo. "Abbiamo iniziato per divertimento quattro anni fa... Ora siamo pronti per la registrazione di un disco tutto nostro". La sala per le prove si trova al secondo piano di un edificio fatiscente, alla periferia di Lomè: è un locale di pochi metri quadri, appena sufficiente a contenere gli undici musicisti, i loro strumenti e una catasta di vecchi amplificatori. I soldi per le spese vengono racimolati con i concerti: "Suoniamo - a richiesta - in matrimoni, feste e... funerali (da queste parti si usa così, NDR)".
IL SOGNO DI CHRISTINE
     La cantante del gruppo si chiama Christine, ha 19 anni. I suoi occhi restano nascosti dietro le palpebre abbassate come tende. Ma ciò non le impedisce di muoversi con sicurezza tra il groviglio di cavi che serpeggiano sul pavimento. "Questa stanza è il mio rifugio, dove ritrovo gli amici e le speranze", dice. Christine era bambina quando ha perso la vista: la famiglia, da quel momento, l'ha praticamente abbandonata. "Avrei voluto andare a scuola per imparare e leggere e scrivere, ma i miei genitori non me l'hanno permesso.
Dicevano che Dio mi aveva voluto punire e che dovevo rassegnarmi a vivere nel buio". Un anno fa ha cominciato a cantare nel gruppo e ora spera di guadagnarsi da vivere con la musica: "Un giorno, chissà, sarò famosa", dice.
I MASSAGGI DI MICHELLE
     Chi ha già raggiunto traguardi importanti è Michelle Aclima, 34 anni, che vive a Lomè e di professione fa il massaggiatore (o meglio il "chinesiterapista" come puntualizza, giustamente, lui). In città ha la fama di essere un mago della salute, un talento straordinario dei massaggi: si dice che le sue mani possano far guarire da ogni sorta di dolore o problema muscolare. Michelle è cieco da oltre 20 anni: quando il glaucoma gli ha tolto la vista, la famiglia lo ha praticamente abbandonato. Ma lui non si è arreso: ha studiato in una scuola per ciechi e si è diplomato a pieni voti.
Poi ha deciso di imparare le tecniche del massaggio e ha frequentato per due anni un corso di formazione riservato a giovani handicappati. "Volevo fare il massaggiatore, era il mio sogno: per pagarmi gli studi, ho fatto l´insegnante di braille (la scrittura delle persone non vedenti, ndr.), spiega Michelle. "Ora lavoro in una clinica di Lomè gestita da suore togolesi. E´ una soddisfazione immensa poter essere d´aiuto alla gente che soffre: mi fa sentire felice, utile, realizzato". Il suo sogno ? "Comprare una casa per me, mia moglie e i miei due figli. E´ un traguardo difficile ma non impossibile: ogni mese metto da parte un gruzzolo di risparmi... Certo se avessi uno studio tutto mio, farei prima... Per ora comunque vado avanti così, in futuro "vedrò"... Si fa per dire".


LE MALATTIE CHE SPENGONO GLI OCCHI
Secondo le ultime stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, esistono al mondo circa 45 milioni di ciechi, il 90 % dei quali vive in Paesi in via di Sviluppo, dove a causa delle precarie condizioni sanitarie e socioeconomiche, un individuo ha dieci probabilità in più di perdere la vista rispetto a una persona che vive nei Paesi industrializzati. Ecco le principali patologie che portano alla cecità:
Cataratta: prima causa di cecità nel mondo, ha già reso cieche 20 milioni di persone, delle quali si stima che 600 mila vivano in Africa e 900 mila in Asia. E' una progressiva opacizzazione della lente naturale dell'occhio (cristallino), risolvibile con un banale intervento chirurgico in anestesia locale.
Tracoma: è un'infezione diffusa principalmente in aree caratterizzate da scarsità d'acqua pulita, da condizioni sanitarie precarie e da abbondanza di mosche. Di 146 milioni di persone affette da tracoma, ben sei milioni hanno già perso la vista. Il tracoma è curabile con un trattamento antibiotico, ma può richiedere un intervento chirurgico.
Avitaminosi A: ovvero la carenza di vitamina A, rende ciechi ogni anno 500 mila bambini ed è tra le principali causi di mortalità infantile nei Paesi in via di sviluppo. La malnutrizione, unita a condizioni sanitarie precarie, debilita l'organismo che non è più in grado di fornire l'apporto essenziale di vitamina.
Glaucoma: è responsabile della cecità di circa 5 milioni di persone. E' una malattia caratterizzata dalla progressiva riduzione della vista a causa dell'aumento della pressione interna dell'occhio che avviene per accumulo dell'umore acqueo.
Oncocercosi: detta anche "cecità dei fiumi", è un'infezione causata da una piccola mosca nera (del tipo Simulium Damnosum). La patologia, endemica in trenta Paesi dell'Africa, in alcune zone dell'America Latina e nello Yemen in prossimità delle foci dei fiumi, affligge 18 milioni di persone, delle quali circa 500 mila hanno definitivamente perduto la vista.
Cecità parziale: sono milioni i bambini che soffrono di problemi alla vista e che per mancanza di mezzi vivono come se fossero ciechi. Solo una piccola minoranza frequenta scuole dove si impara il braille (la scrittura delle persone non vedenti).
 



CBM: IN DIFESA DELLA VISTA
Le statistiche fanno impressione: nel mondo ogni minuto un bambino diventa cieco e ogni cinque secondi un adulto perde la vista. Ma nell'80 per cento dei casi la cecità può essere evitata, attuando programmi di prevenzione e di cura. E´ quanto sostiene l'organizzazione umanitaria internazionale CBM (Missioni cristiane per i ciechi nel mondo). Fondata nel 1908 dal pastore tedesco Ernst J. Christoffel, CBM è impegnata in prima linea nella lotta contro la cecità e l´handicap fisico nei Paesi in via di sviluppo. Attraverso il lavoro di un team composto da oculisti, ottici, ortopedici, fisioterapisti, insegnanti per disabili e infermieri di ogni nazionalità, l´associazione cura ogni anno centinaia di migliaia di persone bisognose. Spiega CBM: "Talvolta basta davvero poco per salvare la vista ad una persona: Con un euro si può garantire ad un bambino la dose minima di vitamina A. Con 2,60 euro è possibile fornire a un'intera famiglia una semplice pomata che guarisce il tracoma. Con soli 26 euro si può eseguire un'operazione di cataratta". Per maggiori informazioni contattare CBM Italia allo 02/72093670, e-mail: cbm.it@tin.it.
 



"LE SUORE DEI CIECHI"
Si chiama Notre dame de l'Eglise, è una piccola congregazione di suore cattoliche (sono poco più di 200), tutte togolesi. Sono conosciute come le "soeurs des aveugles", le "suore dei ciechi" perché passano la vita ad aiutare le persone non vedenti (ma si occupano anche di orfani, handicappati e donne in difficoltà). La loro è una missione impegnativa e logorante, una sfida senza fine: ogni anno in Togo migliaia di persone perdono la vista e, per questo, rischiano di essere relegate ai margini della vita sociale. Le suore aiutano i ciechi fornendo aiuto sanitario, opportunità di studio (è loro la grande scuola dei ciechi di Togoville), sostegno a cooperative e singoli individui che desiderano avviare attività lavorative. Gesti semplici ma concreti, come lo stile di queste suore infaticabili.
 



IL TOGO IN CIFRE
Popolazione: 4,6 milioni di persone
Territorio: 56.000 km quadrati
Prodotto Nazionale Lordo (pro capite): circa 25 € al mese
Tasso di crescita annuale: 2,9 %
Tasso di mortalità infantile: 144 decessi ogni mille nascite
Tasso di alfabetizzazione femminile (al di sopra dei 15 anni): 60 %
Tasso di alfabetizzazione maschile (al di sopra dei 15 anni): 26 %
Malnutrizione infantile (sotto i 5 anni): 25 %

 



"LA MIA BATTAGLIA CONTRO IL BUIO"
Un oculista italiano da trent'anni in Africa
Paolo Angeletti fa il medico oculista in Africa. Da più di trent'anni, girovaga per piccoli ospedali e villaggi di capanne, offrendo aiuti e cure alla gente più povera. Ha lavorato in Algeria, Mozambico, Burundi, Sahara Occidentale, Etiopia, Congo, Ghana, Togo. Racconta: "In Europa l'oculista fa pensare a chi ti prescrive gli occhiali. In Africa è diverso: lì ti batti contro la cecità. Sei l'avamposto contro il buio. Sei tu che puoi restituire la vista e garantire la vita, perché nei Paesi molto poveri un cieco è un condannato a morte". Il dottor Angeletti è impegnato quotidianamente a difendere la vista dei bambini africani. "Molti bimbi - spiega - diventano ciechi e si ammalano di tumori degli occhi che i loro familiari non curano finché non è troppo tardi. Allora li portano negli ospedali generici, dove non sanno che cosa fare e alla fine li spediscono da noi. E noi facciamo quel che si può. Ma bisognerebbe fare molto di più". Chi desidera sostenere concretamente il lavoro del dottor Angeletti, può contattare l'associazione CBM Italia - Missioni cristiane per i ciechi nel mondo,tel. 02/72093670.
 





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