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LE INCREDIBILI BARE DEL GHANA

Ad ognuno il proprio feretro speciale

Nel Sud del Ghana si è sviluppato un business molto particolare: quello delle bare personalizzate. Fabbricate da abili artigiani, ricordano il mestiere o un aspetto saliente della vita del defunto. Costano 700 dollari, una cifra da capogiro. Ma le famiglie danno fondo ai patrimoni per assicurare ai loro amati una sepoltura memorabile. E la moda delle bare artistiche spopola.

     Il signor Paul Kwei se n´è andato in Mercedes. Amava le auto di lusso e sognava di possederne una tanto preziosa. Sapeva di non potersela permettere (non da vivo per lo meno), ma non si è dato per vinto ed è riuscito ad averla per l´ultimo viaggio della sua vita. "La voleva ad ogni costo per il "grande giorno"", spiega suo cugino Sam. "Qualche mese prima di morire, ha racimolato tutti i suoi risparmi per regalarsi quella bara così originale". Paul ha scelto personalmente i dettagli della carrozzeria, l´alettone fuoriserie, il colore giallo-canarino e l´antenna per l´autoradio. Sulla targa ha voluto solo una sigla: R.I.P., acronimo di "Rest In Peace", "Riposa In Pace". "Ci ha lasciati come desiderava", commenta Sam. "Ovunque si trovi in questo momento, sarà senz´altro orgoglioso del suo addio".
FERETRI PER OGNI GUSTO
     Benvenuti ad Accra, capitale del Ghana, la città delle bare (e dei funerali) più stravaganti del mondo. In questa fetta d´Africa affacciata sul Golfo di Guinea, la morte non fa paura e il culto dei defunti è praticato con passione e fantasia, a cominciare dai feretri che qui prendono le sembianze più curiose.
Ce ne sono per ogni gusto e per ogni esigenza: a forma di cacciavite (per un meccanico), di matita (per un artista), di autocisterna (per un benzinaio), di radio gigante (per un appassionato di musica), addirittura di utero (per una ginecologa)... Ognuno può scegliersi il modello che vuole e, se lo desidera, può farsi seppellire dentro Mercedes di legno.
Le bare vengono fabbricate alla periferia di Accra, in piccole botteghe artigiane specializzate nella falegnameria funebre. Il quartiere popolare di Teshie, sul lungomare della capitale, è diventato celebre per questo genere di attività: lì si trovano diversi artigiani di etnia Ga che espongono le loro fantasiose creazioni in magazzini affacciati sulla strada. In questi improbabili show-room, incastonati tra ristoranti e negozi, fanno bella mostra di sé decine di sarcofaghi di ogni tipo e colore. Ognuno di essi ha un legame speciale con il defunto che andrà a ospitare: quello a forma di scarpe è destinato ad un calzolaio, il modello a zucchina è prenotato da un contadino, mentre quelli a forma di granchi e aragoste serviranno a qualche pescatore.
LEONI E BOTTIGLIE DI WHISKY
     "La bara deve sempre rispecchiare la vita terrena del defunto; simboleggiare il mestiere, il carattere o un aspetto saliente della sua esistenza", spiega Joe Paa, proprietario di una bottega funeraria a Teshie. "La grande chioccia con le ali luccicanti è stata preparata per una madre che ha allevato con amore i suoi numerosi figli, come una chioccia con i suoi pulcini. Il leone e l´aquila dorata, simboli di forza e di potere, sono destinati ai capi villaggio. La bottiglia di whisky, invece, è di un uomo che ama bere bene...
No, non è un ubriacone, altrimenti ci avrebbe ordinato una bara a forma di lattina di birra". Cose serie, altroché: il campionario dei modelli disponibili è pressoché infinito e ogni feretro viene personalizzato di volta in volta, con piccoli accorgimenti che lo rendono unico.
Nella bottega lavorano a pieno ritmo una decina di ragazzi, alle prese con martelli, seghe e pialle. Chiamarli falegnami sarebbe riduttivo: dalle loro abili mani escono monumenti funebri inimitabili che sono veri e propri capolavori di arte popolare. La fantasia è l´ingrediente che fa la differenza in questo mestiere e gli artigiani, una volta completata la sagoma della bara, danno libero sfogo alla creatività impiegando ogni sorta di colore e di decorazioni: la lunga criniera del leone, le antenne dell´aragosta, i lacci delle scarpe da ginnastica, ecc.
LA CONFEZIONE DI LATTE
     Occorrono dai dieci ai trenta giorni di lavoro per realizzare una bara: un´attesa eccessiva per chi deve essere tumulato. "Gli acquirenti "si portano avanti" e la ordinano per tempo", chiarisce Joe Paa. "Scelgono modello e colore. E poi tornano più volte in officina a controllare che tutto proceda secondo i loro gusti". Solo quando il proprietario (o qualche parente, nel caso il proprietario venga a mancare prima del previsto) è pienamente soddisfatto del lavoro, l´opera può dirsi ultimata.
Tra le bare più strabilianti create a Teshie c´è quella costruita per madame Kwao, una donna che abitava nel quartiere. L´hanno sepolta dentro una confezione di latte a lunga conservazione, il prodotto per cui era diventata famosa come commerciante. "Era una riproduzione talmente perfetta che fu un peccato vederla sparire sotto terra", dice uno degli artigiani che contribuirono a realizzarla. Attaccate ai muri della segheria, si conservano ancora le foto della bara: "Al posto della data di scadenza del latte - mi fa notare il ragazzo - abbiamo scritto la data del funerale". Un tocco di classe, non c´è che dire.
IN PRINCIPIO C´ERA UN FRUTTO DI CACAO
     Sebbene sia diffusa in tutto il Ghana meridionale, l´usanza delle bare personalizzate è una tradizione abbastanza recente che risale ad una cinquantina di anni fa. Prima di allora i cristiani usavano seppellire i loro cari nelle casse da morto "rettangolari", introdotte dagli europei ai tempi della colonia. Erano semplici, classiche, tutte uguali. Troppo uguali: evidentemente qualcuno ricco o importante deve aver pensato che era cosa buona e giusta distinguersi anche da morto. Così la bara è diventata un emblema di potere, un simbolo prestigioso da ostentare all´intera comunità.
Secondo la tradizione popolare, tutto è cominciato con un frutto di cacao. Un importante capo villaggio commissionò ad un falegname che si chiamava Ata Qwoo la realizzazione di una portantina con quella forma.
Il capo però morì prima che l´opera fosse completata e i familiari ritennero giusto usare la portantina come bara, affinché il loro caro potesse riposarvi beatamente, in eterno. Subito dopo toccò alla nonna di un altro falegname, il celebre Seth Kane Kwei, il privilegio di una sepoltura speciale: era una donna grintosa e aveva sempre sognato di volare, così le fu costruita una bara a forma di aereo. E salì in cielo con quella.
"MEGLIO PREVEDERE CHE PROVVEDERE"
     Fu l´inizio di una moda contagiosa e rivoluzionaria: ben presto la gente cominciò a richiedere bare personalizzate dalle forme più diverse. A Seth Kane Kwei arrivarono ordinazioni da numerosi villaggi, i giornali pubblicarono foto della sua bottega e lui divenne il fabbricante di sarcofaghi più richiesto e famoso del Paese. Il suo motto era "meglio prevedere che provvedere", ovvero bisognava pensare in anticipo alla propria morte, alla propria bara: fare le cose di fretta, all´ultimo momento, non portava niente di buono. Seth Kane Kwei può essere considerato, se non l´inventore, sicuramente il grande guru delle bare artistiche: grazie a lui la falegnameria funebre in Ghana è diventata un´attività fiorente. Scomparso nel 1978, la sua eredità spirituale è stata raccolta da decine di artigiani e un numero impressionante di loro clienti.
ERNEST FA IL CAMIONISTA...
     Gente come Ernest Lulampa, cinquant´anni, che oggi è venuto a Teshie per ordinare la propria bara. "La voglio a forma di betoniera, un mezzo che sognavo sin da bambino e che purtroppo non sono mai riuscito a guidare", spiega serio. Ernest fa il camionista, è un uomo robusto, gode di ottima salute, ma ha preferito non farsi trovare impreparato all´appuntamento con la morte. "Non si sa mai - dice - meglio approfittarne ora che ho i soldi per affrontare la spesa". Saggia decisione: il costo di una bara artistica oscilla intorno ai 700 dollari (praticamente il salario medio di un anno in Ghana), ma la spesa può cambiare notevolmente, a seconda della forma, del tipo di legno utilizzato e della creatività dell´artigiano. Si arrivano a toccare cifre da capogiro che solo i più ricchi possono permettersi. Negli ultimi anni, la domanda crescente dei feretri personalizzati ha fatto lievitare ulteriormente i prezzi, tanto da spingere il Governo a intervenire nel tentativo di calmierare le tariffe: poiché il costo dei funerali può lasciare le famiglie con grandi debiti, è stata discussa una legge per limitare le spese funerarie. Ma i ghanesi non vogliono rinunciare a rendere ai loro cari l´omaggio più originale. E non manca chi dà fondo al patrimonio pur di assicurare al proprio amato una sepoltura memorabile.
UN FUNERALE INDIMENTICABILE
     Ancora oggi la gente di Jamestown,
caotico sobborgo di Accra, si ricorda del funerale di Ernest Tagoe, un vecchio pescatore morto qualche anno fa. La salma dell´uomo fu adagiata in una bara davvero unica, che aveva la forma di una copia piegata del "Daily Graphic", il maggiore quotidiano ghanese. Il signor Tagoe, infatti, pur essendo analfabeta, era stato soprannominato dagli amici "Daily", perché ogni giorno si faceva leggere dal figlio le notizie riportate su quel giornale, che poi raccontava a sua volta a tutto il vicinato, diventando in pratica l´edizione di quartiere del "Daily". Al funerale del signor Tagoe c´erano anche i giornalisti tedeschi Klaus Muller e Ute Ritz-Muller, che hanno raccontato quella indimenticabile giornata nel loro libro "Africa riti e tradizioni di un continente" (Konemann 1999): "Chiuso il sarcofago, quattro prestanti giovanotti, resi ancora più energici dal gin, se lo caricarono in spalla e presero a correre per gli stretti vicoli di Jamestown, fermandosi ogni tanto perché amici e parenti potessero donare al defunto l´estremo saluto... Gran parte dei 16 chilometri del percorso furono coperti a passo di corsa, con la processione funebre impegnata in un faticoso inseguimento, e il cadavere trovò infine pace una volta giunto al cimitero".
L´IMPORTANTE E´ ESAGERARE
     La gente del Ghana ha una particolare propensione a fare della propria morte una specie di fuoco d´artificio, uno straordinario spettacolo pirotecnico, il cui principale scopo è impressionare, suscitare lo stupore e l´ammirazione generale. "La vita, comunque sia stata, deve terminare in magnificenza", mi ha spiegato, tempo fa, un taxista di Accra, con cui ero rimasto intrappolato nel traffico per via di un interminabile funerale.
Alla radio, tra un talk show e un notiziario, è possibile ascoltare i necrologi che quotidianamente aggiornano il calendario delle morti e dei cortei funebri: sono tra i programmi più gettonati in assoluto.
Se la moda delle bare artistiche spopola tra i ricchi, quella dei funerali estrosi e stravaganti è una tradizione popolare. Un grande evento sociale che nasce dal fantasioso sincretismo fra la religione cristiana (qui moltiplicata in un ampio ventaglio di sette pentecostali o apocalittiche) e l´animismo delle origini.
DOLORI E DANZE
     Basta girovagare per le città e i villaggi della costa, specie nel fine settimana, per accorgersi delle dimensioni assunte dal fenomeno: tra ingorghi di traffico e mercati affollati, non è raro imbattersi in cortei allegri e chiassosi che seguono casse da morto a forma di pannocchie, di aerei, di pesci, di uccelli e persino di bottiglie di Coca Cola o di pile Duracell.
I pochi turisti di passaggio guardano sbigottiti, senza capire: non immaginano di trovarsi di fronte ad un funerale. La confusione in questi cortei regna sovrana: le urla e i lamenti della gente si intrecciano con il ritmo dei tamburi, la musica delle fanfare, i clacson delle auto. E c´è chi, invece di camminare, avanza a passi di danza.
Ai nostri occhi tutta questa sfacciata eccitazione appare come una mancanza di rispetto verso chi è morto e chi soffre per la perdita del proprio caro, ma è vero il contrario: secondo l´opinione corrente infatti, maggiore è il chiasso che si riesce a procurare nei funerali e maggiore è l´omaggio che si rende al defunto. Un corteo funebre misero e silenzioso, invece, potrebbe offendere e irritare il caro estinto.
I FUNERALI ASHANTI
     Particolarmente gioiosi e colorati sono i funerali degli Ashanti, gli abitanti del Ghana centrale: gente fiera, nobile, molto legata ai costumi tradizionali. Ogni sabato, nella città di Kumasi, capitale del regno Ashanti, si rinnova un appuntamento con la morte, unico nel suo genere: centinaia di persone elegantissime si radunano per l´ultimo ricordo ufficiale di un amico, di un parente, di un semplice conoscente. Il funerale diventa l´occasione per una grande festa collettiva, un rito solenne e sfarzoso dove non c´è traccia di dolore, tristezza, pianti. Il fatto curioso è che il "festeggiato", ovvero il defunto, spesso è morto anche da molti anni e ciò avviene perché il funerale può essere celebrato solo quando la famiglia è in grado di sostenere le consistenti spese della cerimonia. Gli invitati arrivano vestiti con lussuose tuniche nere e rosse, su cui spiccano monili d´oro purissimo di foggia diversa, a volte così grandi da impacciare i movimenti di chi li indossa.
Intrattenuti dalla musica e dalle danze rituali, essi presentano le loro condoglianze e i loro doni ai parenti dello scomparso. Tutti sono tenuti a offrire qualcosa alla famiglia, per contribuire, anche in piccola misura, allo sforzo economico profuso nella festa: in cambio si ottiene una benedizione e una regolare ricevuta che certifica la propria generosità. La cerimonia termina al tramonto, in un clima sereno e festoso, tra fiumi di bevande locali a base di liquore di palma. Amici e parenti si congedano soddisfatti e si danno appuntamento per il sabato seguente, per dei nuovi funerali.
I DEFUNTI ? MEGLIO TENERSELI BUONI
     La buona riuscita di un rito funebre è una questione fondamentale, un aspetto centrale per gli equilibri della società, non solo tra gli Ashanti: in Ghana la morte non rappresenta la fine della vita, ma l´inizio di una nuova fase per lo spirito. E le anime degli antenati, dei parenti morti, continuano a giocare un ruolo importante nelle vicende terrene di tutti i giorni. Possono, per esempio, portare consiglio attraverso i sogni, proteggere la casa dei propri cari, garantire il benessere e concedere la fertilità.
D´altro canto possono anche ammonire i discendenti negligenti mediante segni e piccoli avvenimenti sfortunati, o punirli severamente con la malattia e la morte. Il defunto, insomma, è in grado di influenzare la sorte dei membri della famiglia molto più che quando era in vita. Ciascuno ha dunque un interesse vitale nel mantenere buoni rapporti con gli spiriti ancestrali e la buona organizzazione del funerale è la condizione indispensabile perché le cose possano mettersi bene.
IN THE MEMORY OF...
     La cerimonia può durare da pochi giorni a qualche settimana, a seconda dello status del morto e del numero di persone che vogliono porgere l´ultimo saluto. Durante queste interminabili veglie funebri la camera ardente è aperta ai visitatori. Tra una preghiera e un canto, si alzano i lamenti delle donne e i bicchieri colmi di birra e rum degli uomini. Gli ospiti portano doni e banconote da offrire allo scomparso, qualcuno improvvisa un breve discorso d´addio, altri si limitano a indossare fazzoletti rossi in segno di rispetto e di dolore (il rosso, da queste parti, è il colore del lutto). Le strade del quartiere sono tappezzate di manifesti con la foto del defunto.
E la stessa foto compare su decine di t-shirt sgargianti, indossate con fierezza da amici e parenti ("In the memory of ..." c´è scritto). Ma l´orgoglio e il prestigio della famiglia ruota attorno alla bara, che deve essere il più possibile elaborata, appariscente e costosa. "Bisogna pagare una fortuna per far felice gli spiriti dei morti e assicurarsi una posizione di riguardo nell´aldilà", spiega Timothy, 47 anni, cameriere in un ristorante nel centro di Accra. Timothy è uscito economicamente rovinato dalle esequie di un fratello, ma non si lamenta: "I sacrifici che ho fatto saranno ripagati: i miei antenati ora vegliano sulla mia casa... E quando verrà il mio momento, si ricorderanno della mia generosità e mi accoglieranno nel migliore dei modi".
VISITE FUNEREE
     Feretri di lusso e funerali sfarzosi: il culto dei defunti si intreccia con il business senza freni del caro estinto. Avviene in tutto il mondo e non ci sarebbe nulla di strano, se non fosse che qui le bare artistiche stanno diventando un´attrazione turistica. Si tratta di un fenomeno di nicchia, intendiamoci, ma ci sono i segnali di un interesse destinato a crescere: ai turisti "fai da te" che si addentrano tra i caotici vicoli di Teshie in cerca delle botteghe funerarie, si sono aggiunte da qualche tempo alcune comitive di visitatori accompagnati da guide locali (il tour operator Transafrica propone nei suoi viaggi in Ghana una tappa ad Accra, al "quartiere dei fabbricanti di sarcofaghi dalle forme fantasy": vedere al sito www.transafrica.biz). I falegnami hanno fiutato l´affare e ora chiedono un compenso per una visita ai loro magazzini: 5 euro per vedere e toccare, 10 euro per fotografare o filmare (sono previsti sconti per comitive). Ci guadagno in soldi e in pubblicità:
"L´ETERNO RIPOSO" DEL TURISTA
     Chissà ? Un giorno forse i loro sarcofaghi avranno successo anche in Europa. Per il momento a Teshie sono giunte ordinazioni da musei e collezionisti occidentali. Ma non sono mancati i turisti di passaggio che hanno approfittato dell´occasione per prenotarsi una bara personalizzata. A ben guardare, per il nostro portafoglio la spesa non è affatto esagerata, pur considerando il costo del trasporto via mare. Le imprese funebri di casa nostra propinano, a prezzi ancora maggiori, casse da morto sicuramente più scialbe e anonime. Deve aver pensato così un ragazzo italiano passato da queste parti il mese scorso. "Era entusiasta del nostro lavoro e non ha resistito alla tentazione...", mi dice un giovane artigiano, che non tarda a mostrarmi la foto della bara che gli ha costruito. La forma ? E´ un telefonino, un cellulare Omnitel lungo due metri, ricostruito in legno con tutti i particolari: l´antenna, la mascherina verde, i bottoni coi numeri, il display fluorescente. "Manca solo la suoneria - commenta orgoglioso l´artigiano - così potrà riposare in pace".
(2003)

LE TOMBE DEL MADAGASCAR
Terra impregnata di colori e culture diverse, il Madagascar è un mosaico di genti accomunate da una vera e propria passione per i riti funebri. Basta dare un occhiata alle statistiche economiche nazionali per rendersi conto di quante risorse vengano spese per gli antenati. Tra sepolture festose e grandi sculture funerarie, tra sacrifici animali e macabre riesumazioni, più del cinquanta per cento del prodotto interno dell´isola se ne va per il culto dei morti. Ogni etnia ha un proprio modo di rendere omaggio al defunto. I Vezo costruiscono tombe in legno che vengono lasciate deperire: quando la palizzata cadrà l´anima dell´antenato sarà libera e troverà pace. Su molte tombe dei Merina e dei Betsileo campeggia la croce cristiana, affiancata da piccoli oggetti appartenuti al defunto. I Bara scelgono le grotte delle montagne come luogo per seppellire chi se n´è andato. I Mahalafy del Sud fanno di ogni tomba un vero e proprio mausoleo (su uno spicca un grande aereo, su un´altra si vede un taxi in cemento...), dove campeggiano colorate illustrazioni e antichi simboli rituali. Innumerevoli le decorazioni e gli ornamenti funerari che si trovano nei cimiteri. Particolarmente presenti sono i cosiddetti "aloalo" (piccoli totem in legno su cui vengono scolpiti figure e momenti particolari della vita del defunto) e le corna degli zebù, considerate un simbolo di prestigio e di ricchezza: più numerose sono quelle collocate sulla tomba, maggiore è il numero di zebù sacrificati, più importante è il defunto.
 


TRA I CIMITERI DEL MOZAB
Sebbene la religione islamica non prescriva onoranze funebri ricche o fantasiose, anche tra i musulmani ci sono usanze funerarie davvero originali. Nel cuore del Sahara algerino, all´interno della vallata del Mozab, la comunità ibadita usa coprire i morti con sassi e pietre, contrassegnando le tombe con vasi e cocci di terracotta: un costume che richiama la cultura di Cartagine e le antiche tradizioni berbere. Le pietre più grandi vengono poste all´altezza della testa e dei piedi del defunto, ma per le donne è prevista una terza pietra all´altezza del ventre. I vasi vengono rotti per scoraggiare i ladri ma anche per simboleggiare la "rottura" della vita terrena. Nei cimiteri si trovano anche delle curiose case bianche in miniatura: sono le tombe dei "marabut", gli uomini di fede più ricchi e potenti. Ricoperte da un intonaco di gesso, sormontate da cinque pinnacoli (che, secondo alcune interpretazioni, rappresenterebbero le cinque dita della mano di Fatima, la figlia del Profeta), queste tombe sembrano delle insolite abitazioni in miniatura che giocano con il sole creando dei suggestivi disegni di luci e ombre: si colorano e s´ombreggiano a seconda dell´ora. Ovviamente i musulmani più rigorosi e ortodossi contestano l´appariscenza di questi monumenti funerari: la legge coranica prevede che le tombe siano semplici, essenziali e tutte uguali.
 






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