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TOUBA

La Mecca dell'Islam senegalese

Viaggio nella città santa di Touba, cuore pulsante dell’islam nero, "mecca" della confraternita mouride e osservatorio privilegiato sull’anima profonda del senegal

Touba, Senegal centrale.
Mamadou, la nostra guida, ci scruta da capo a piedi per assicurarsi che tutto vada bene: "Il marabut è una persona molto importante per noi musulmani senegalesi, a lui dobbiamo tutto.
E' un santo, una guida spirituale fondamentale per comprendere la ricchezza del Corano". Sorridiamo compiaciuti. Lui, preoccupato, continua: "Dovete ritenervi molto fortunati perché siete gli unici giornalisti a cui concederà qualche minuto di udienza... Mi auguro che comprendiate lo sforzo e che vi mostriate riconoscenti anche perché per visitare senza problemi la città santa di Touba vi serve il suo benestare".
Per il rendez-vous abbiamo recuperato in extremis una lunga sciarpa di seta decorata con scritte arabe: sarà all'altezza della situazione ? Cosa si regala ad un importante marabut ? Incrociamo le dita.
Il luogo dell'appuntamento è una residenza da favola, una delle tante possedute dal marabut, che sorge a due passi dalla grande moschea. Il servizio d'ordine ci prende in consegna: "Via le scarpe, non fumate, non restate in piedi davanti a lui e... Soprattutto non fate domande inopportune".
Veniamo condotti in un grande salotto disadorno. Nell’aria c’è l’odore forte della noce di cola, un frutto che viene masticato come un chewing-gum. All’entrata alcuni fedeli fabbricano strani amuleti portafortuna, altri ripetono a voce alta i versetti dei libri sacri. Tutti, a turno, ci danno il benvenuto con il saluto rituale: una lieve stretta di mano, seguita dal movimento della stessa che va alla fronte, al naso e infine al cuore.
L'UDIENZA DEL MARABUT
     Il marabut, seduto su una grande poltrona, è assediato da un nugolo di bambini che siedono ai suoi piedi. Indossa un copri capo che pare una corona. Un paio di occhiali scuri gli rendono lo sguardo severo e imperscrutabile. E’ possente, solenne, assolutamente regale.
Nella stanza il silenzio sacrale viene rotto da una decina di fedeli che si inchinano continuamente in segno di devozione e prostrazione: indossano tutti i tradizionali bubu, tuniche sgargianti e inamidate che frusciano ad ogni più piccolo movimento.
"Benvenuti a Touba, la Mecca dell'Islam senegalese", esordisce il marabut. E' affabile, parla volentieri, vuole sapere tutto di noi: chi siamo, cosa vogliamo, perché siamo lì.
Dopo mezz'ora ci congeda con una benedizione: "Siamo contenti di potervi ospitare: per le strade di questa città toccherete con mano la presenza di Dio, parlando con la gente scoprirete la straordinaria ricchezza della nostra fede, mite e tollerante".
UN'ENCLAVE RELIGIOSA
     Distante oltre 200 km dalla capitale Dakar, Touba - che in lingua locale significa "Felicità" - è il cuore pulsante della confraternita islamica Mouride (fu fondata nel 1887 da Ahmadou Bamba Mbacke, padre spirituale dei mourid), un osservatorio privilegiato sull'anima profonda del Senegal, lo specchio di un Islam che, senza perdere la sua sostanza originaria né i suoi dogmi fondamentali, si è profondamente africanizzato.
Oggi questo corposo agglomerato di case basse e bianche conta mezzo milione di abitanti, poca cosa rispetto ai dieci capoluoghi del Paese. Ma Touba non è più Senegal: è una sorta di stato nello stato, una piccola enclave religiosa che usufruisce di leggi speciali.
     All'interno dei suoi confini non si può fumare né bere alcolici, sono proibiti alberghi e pensioni, non esistono gendarmi, industrie, scuole pubbliche. Non c'è nemmeno il municipio.A Touba regna assoluto il grande Califfo, massima figura religiosa del Senegal e primo discendente di Ahmadou Bamba, seguito a ruota da una potente gerarchia di marabout, cui soggiace una fitta schiera di fedeli.
Tutto ruota intorno a questa solidissima struttura gerarchica piramidale: il rapporto tra discepoli e marabout tende a configurare una dipendenza totale.
"Ciò che più conta nel mouridismo è proprio questo atto formale di sottomissione: il fedele abdica alla sua propria personalità e si fa uomo senza bisogni", ci viene spiegato da un dignitario religioso.
     Prima tappa della nostra visita a Touba è la grande moschea, un edificio sontuoso, eccentrico, imprigionato da una ragnatela di ponteggi in ferro. Sotto i porticati alcuni fedeli pregano, altri chiedono l'elemosina. All'interno una piccola fontana spruzza per aria un po´ di acqua. A turno, le persone la raccolgono con il palmo delle mani, la portano vicina alla bocca, poi vi bisbigliano qualcosa sopra e soffiano delicatamente. "E' acqua santa e miracolosa, basta sussurrare un desiderio per farlo avverare", ci dicono. Ma nessuno osa chiedere qualcosa per sé.
Tutti pregano per il proprio marabout, chiedono che goda di ottima salute e prosperi nella felicità e nella serenità. Il resto verrà di conseguenza.
MURALES SENEGALESI
     Lasciamo la grande moschea per perderci nei mille vicoli di Touba. Sui muri delle case non si contano i murales religiosi (un'evidente differenza tra il mouridismo e l'Islam ortodosso, per sua natura religione iconoclastica): le immagini rappresentano soprattutto vicende della vita di Ahmadou Bamba, sempre raffigurato, in base alla sola foto che si ha di lui, vestito di bianco, un paio di sandali ai piedi, e con il viso parzialmente coperto da un velo.
Ispirandosi alla tradizione dei grandi mistici sufi, Bamba convertì all'Islam i poveri contadini della brousse, che vedevano in lui un fiero oppositore del regime coloniale. Fu esiliato due volte dai francesi, ma tornò osannato dai fedeli per morire in patria nel 1927.
I GUARDIANI DELLA FEDE
     Per la città incrociamo strani tipi con capigliature ràsta, lunghi bastoni, bacinelle di legno (usate per raccogliere le offerte) e vivaci tuniche a scacchiera serrate da un cinturone di cuoio pieno di amuleti: sono i Bay-Fall,
gli imponenti cerimonieri mourid responsabili della sorveglianza e dell'ordine per le strade. Ma non hanno di che preoccuparsi.
A Touba non esiste criminalità. Impensabile pensare a ladri o assassini. Chi sceglie di vivere qui decide di dedicare per sempre la sua vita ai tre capisaldi del credo mourid: preghiera, ubbidienza, lavoro. "Nessuno punta all'arricchimento e al prestigio personale. Qui si fa tutto per la nostra grande comunità e per i nostri maestri: non ci interessano i soldi", ci dice un tassista. "Noi lavoriamo perché consideriamo il lavoro uno strumento di preghiera e di purificazione dell'anima".
L'ETICA DEL LAVORO
     La parola d'ordine è produrre al massimo. Ma non accumulare niente per sé. I più decidono di buttarsi nel commercio: ai lati delle strade si susseguono mercatini improvvisati, con bancarelle appena accennate e una montagna di mercanzie dietro cui nascondersi. Tutti vendono tutto a tutti. E va bene così.
E' un'economia informale di sussistenza che permette di sfamare migliaia di persone e di assicurare nuovo carburante alla confraternita mourid. Oggi, a circa settant'anni dalla morte del suo fondatore, questa grandiosa ed efficiente macchina religiosa-economica-sociale è in piena espansione.
Il suo dinamismo e la sua influenza a tutti i livelli dell'amministrazione statale sono tali da averla fatta divenire il simbolo del potere dell'Islam nell'Africa nera.
"In Senegal, dove oltre il 90 per cento della popolazione è musulmana, tutto viene controllato dai mourid", conferma un missionario italiano che preferisce mantenere l'anonimato. "Non c'è funzionario pubblico, non c'è ministro che prenda una decisione senza l'assenso del proprio marabout: sono loro ad avere in mano le leve economiche e politiche del paese".
LA SCUOLA DEL MARABOUT
     L'arachide rimane la base economica e sociale della confraternita, tanto che è stato stimato che i marabout ne controllino il 50 % della produzione totale. E' dovere di ogni fedele lavorare gratuitamente nei campi per sostenere concretamente la confraternita. Nessuno si sottrae a questo compito. Lo impone la rigida disciplina mourid imparata in anni di studio nelle scuole islamiche, considerate il cuore organizzativo e intellettuale della confraternita.
     Scuole come la "Dara di Touba", un immenso complesso autosufficiente con officine, laboratori, cucine, falegnamerie, dove vivono centinaia di aspiranti discepoli. Gli studenti, suddivisi per sesso in due ale nettamente separate dell'edificio, cominciano a frequentare le lezioni in età giovanissima: "Appena si sentono pronti, anche a cinque anni", ci spiegano.
La frase d'uso con cui il padre saluta il direttore della scuola consegnandogli il figlio è significativamente: "Insegnagli il Corano o restituiscimelo senza vita". Da quel momento i discepoli mourid cesseranno di avere dei genitori: le loro nuove guide saranno piccoli, grandi marabout. Da servire e venerare per l'intera vita. "Si abbandoneranno completamente a loro, come cadaveri nelle mani dell'imbalsamatore", commenta un responsabile della Dara. Sarà anche solo un'espressione rituale, ma fa sempre il suo effetto.


L'ABC DELL'ISLAM SENEGALESE
Un vocabolario essenziale per orientarsi a Touba

Amadou Bamba: pseudonimo di Mohammed Ben Habit-Allah (1852 ?- 1927), fondatore della confraternita islamica Mourides.
Bay-Fall: discepoli dello Cheick Ibra Fall, primo seguace di Amadou Bamba, formano un sottordine nella confraternita muoride. Svolgono attività di servizio d'ordine nellefunzioni religiose.
Califfo generale: il più importante tra i marabout mouride.Discepolo diretto di Amadou Bamba, vive nella città di Touba.
Confraternita Mourides: La più importante confraternita islamica senegalse, fondata da Cheick Amadou Bamba alla fine del XIX secolo.
Dara: scuola coranica e di formazione spirituale; fucina di giovani e adolescenti takder (aspiranti discepoli) sottoposti a rigida disciplina nel lavoro e nella formazione religiosa.
Magal: anniversario del ritorno in Senegal di Amadou Bamba dall'esilio (dal wolof màggal, ovvero "giorno di venerazione").
Marabout (vedi anche "Cheikh" o "Serign"): uomo pio, guida spirituale, ma anche educatore e tutore. Venerato e servito da tutti i discepoli musulmani della confraternita, è colui che indica la strada per la salvezza.
Mourid: appartenente alla confraternita Mourides (dall'arabo Mùrid, colui che vuole, che accetta; colui che si è votato ad una fede).
Taalibé: discepolo di una un confraternita (dall'arabo tàlib,studente, colui che chiede).
Touba: città santa, capitale del mouridismo, dove risiedono i più importanti marabout senegalesi e si trova la residenzadel Califfo generale. In wolof Tuubaa significa Felicità.
 


I SENEGALESI IN ITALIA
I senegalesi in Italia - 45 mila persone con regolare permesso di soggiorno, pari al 10 per cento del totale degli africani immigrati - sono oggi la più importante comunità dell'Africa subsahariana presente nel nostro paese, costituiscono uno dei gruppi musulmani più consistenti e, per via delle loro attività commerciale ambulante, sono una delle comunità straniere più visibili e riconoscibili.
E' stato stimato che oltre il 70 % di questi immigrati appartenga alla confraternita Mouride, un dato che evidenzia la presenza e l'influenza dei valori dell'Islam Nero nella fisionomia culturale e nelle dinamiche sociali della comunità. La solidarietà, il mutuo‑soccorso e la condivisione dei beni, espressioni della cultura africana enfatizzati dalla fede mourid, sono i punti cardini su cui poggia l'efficiente organizzazione interna. Valori che, insieme all'etica del lavoro, fanno la forza e l'originalità dell'emigrazione senegalese. Nelle città dove è più radicata la presenza mourid (Milano, Livorno, Rimini e Brescia, battezzata la Touba d'Italia), l'ultimo senegalese arrivato trova spesso una casa dove vivere, vitto e alloggio assicurati e un periodo di apprendistato del suo nuovo lavoro. La vita di gruppo permette di preservare e riaffermare costumi e rapporti della cultura tradizionale. In caso di difficoltà la comunità interviene per aiutare chi è nei guai. Di tanto in tanto, qualche importante marabout compie una visita pastorale in Italia: raccoglie offerte in valuta pregiata, ma soprattutto distribuisce benedizioni e parole di conforto ai fedeli. Gli immigrati più fortunati riescono a tornare a Touba durante il Grand Magal, lo straordinario pellegrinaggio annuale in ricordo di Ahmadou Bamba: per i mourid sostituisce il pellegrinaggio alla Mecca, in memoria del fatto che il loro fondatore non riuscì mai a compiere il viaggio rituale al luogo santo del profeta.
 



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