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MOZAB

La patria dei protestanti dell'Islam

Nella valle del Mozab prospera la comunità degli ibaditi, berberi puritani e rigoristi, votati al commercio e alla preghiera. E´ una società ricca e tollerante, la loro, la più tradizionalista e, nello stesso tempo, la più moderna del mondo musulmano. Un reportage destinato a superare tutti gli schemi e i luoghi comuni con cui noi occidentali siamo soliti liquidare il mondo islamico.

Sono dodici, li ho contati con attenzione. Dodici voci che si intrecciano, dodici richiami urlati con tonalità diverse. Dodici muezzin che da altrettante moschee invitato i fedeli alla prima preghiera della giornata.
Devo ancora farci l´abitudine, non sarà facile. Per il momento, grazie a loro, mi sveglio presto per andare al mercato. I colori e gli odori del suk sono fortissimi. I commercianti vendono di tutto: tappeti, spezie, verdura, capre, ma soprattutto datteri. Li chiamano deglet nur, "i datteri della luce" e sono fra le qualità più buone di tutto il Maghreb. "Sono nutrienti come l´amore e dolci come la vita" - mi dice un mercante - "Sono i migliori perché vengono coltivati nel giardino di Allah".
IL REGALO DI ALLAH
     Ci troviamo a Ghardaya, 700 chilometri a sud da Algeri, un paradiso terrestre nel cuore del Sahara fatto di palmeti, orti e piccole case bianche. A vederlo da lontano sembra un miraggio, un miracolo di acqua e di vita in mezzo alla desolazione del deserto sassoso. "E´ il regalo che Dio ha voluto donare ai suoi figli, per ringraziarli della loro fede e della loro ubbidienza", commenta il mercante dei datteri.
"Non è una semplice oasi: è una terra di pace e di prosperità creata da Allah per permetterci di pregare e vivere in armonia". Ghardaya insieme alla altre quattro cittadine della valle del Mozab - El Atteuf, Melika, Beni Isguen e Bou Noura - è la principale sede di un ramo particolare del mondo islamico, l´ibadismo, il cui unico altro nucleo importante si trova sull´isola di Jerba, in Tunisia.
UN MIRACOLO NEL DESERTO
     Gli ibaditi, i "protestanti dell´Islam", vennero continuamente perseguitati ed espulsi da ogni luogo, fino a che scelsero di insediarsi agli inizi del 1100 nel cuore del deserto algerino, nell´allora remota e disabitata valle del Mozab. Con le loro mani scavarono pozzi profondissimi, crearono palmeti, costruirono delle grandi dighe per sfruttare le rare piogge fino all´ultima goccia. In meno di cinquant´anni diedero vita alla grandiosa pentopoli che è sopravvissuta fino ai giorni nostri.
Le città mozabite sorgono su collinette rocciose. Nel punto più alto si trovano le moschee, sormontate dal tipico minareto a forma piramidale tronca. Le abitazioni sono state edificate seguendo una rigida distinzione di classe sociale: sotto la moschea si trovano le case per i tolba, gli studiosi del Corano, poi man mano che si scende, si incontrano le case dei notabili, dei fabbri, degli uomini con i mestieri meno nobili: quelle dei commercianti sono confinate nella parte bassa delle colline, a ridosso delle mura di recinzione delle città, per non contaminare la purezza della fede con le attività profane.
DOVE IL TEMPO SI E' FERMATO
     Lontana da contese territoriali e da ambizioni di dominio, fondamentale crocevia per le carovane dei nomadi in partenza per il Grande Sud, la pentopoli mozabita ha rappresentato per secoli una comunità completamente autonoma, impermeabile alla influenze esterne, creatrice di uno stile di vita straordinariamente adatto alla povertà dei mezzi e all´estrema ostilità del deserto. Ancora oggi il Mozab appare come un microcosmo isolato, dove il tempo sembra essersi fermato.
Dove le preghiere, le prostrazioni e i riti secolari si rinnovano in villaggi "medievali", e dove l´armonia della vita comunitaria è regolata da una ferrea disciplina religiosa: viene condannato il lusso, la danza, la musica, l´appariscenza e "tutto ciò che può portare gioia effimera attraverso lo stimolo dei sensi".
E´ una comunità ricca e intraprendente, quella del Mozab, la più tradizionalista e, nello stesso tempo, la più moderna del mondo musulmano. Se da una parte i mozabiti affermano di professare una fede pura e autentica che si rifà alle radici stesse dell´Islam, dall´altra essi vengono considerati, a ragione, i migliori mercanti di tutto il Maghreb.
GRANDI COMMERCIANTI
     La fitta rete commerciale da loro creata si dirama oltre i confini nazionali, costringendoli a trascorrere molto tempo lontani da casa (circa un terzo degli uomini vive stagionalmente fuori della vallata), tra gli usi e i costumi della società moderna.
"Il Mozab riempie il cuore, ma non il portafoglio", mi spiega il mio amico Salem, "un vero mozabita praticante", come ama definirsi: indossa il sarouel, tipico pantalone dal taglio sgraziato prescritto dalla moschea, passa le giornate a leggere il Corano e a pregare, ma ogni tre mesi lascia il Mozab per curare i propri interessi nel nord del Paese: "Ad Algeri gestisco una catena di negozi di tessuti: i tappeti di Ghardaya sono pregiati, la gente ne va pazza", mi dice con orgoglio. Presto Salem sbarcherà in Europa, aprirà una drogheria in un centro commerciale di Parigi.
DONNE RECLUSE
     "Certo sarò costretto a viaggiare molto" - commenta - "Ma quando arriverà Internet potrò controllare le mie attività senza muovermi, restando comodamente qui a pregare e a curarmi della famiglia": per i mozabiti è un gioco coniugare rigorismo religioso, modernità e affari.
Nell´attesa che arrivi Internet, la casa viene portata avanti dalle donne, alle quali è proibito per legge lasciare il Mozab. Attendono il ritorno dei mariti, sorvegliate attentamente dalle tiazzabin, le guardiane delle fede incaricate di vegliare sulla loro buona condotta. "Le donne non possono indossare più di quattro collane, parlare e ridere rumorosamente, portare un abito occidentale, tatuarsi", mi spiega ancora Salem.
"Chi viene colta a peccare deve confessare pubblicamente la propria colpa e fare quindi una penitenza... Nei casi più gravi, come quelli dell´infedeltà coniugale, rischiano di essere ripudiate dalla comunità". Le donne vivono recluse, sottomesse senza possibilità d´appello al padre e poi al marito. La loro vita comunitaria si svolge nelle mura domestiche, all´interno di piccole abitazioni, le cui rare finestre e terrazze permettono appena di vedere senza essere viste.
Quando escono per recarsi da un´amica o in una bottega devono completamente sparire sotto un velo di lana naturale, l´hawli, che tiene scoperto solo un occhio. Se incrociano un uomo, si devono girare contro un muro.
LA TV NELL'ARMADIO
     "D´altro canto, sul piano religioso, non c´è alcuna differenza tra uomo e donna", puntualizza Salem. "Contrariamente a ciò che accade in quasi tutte le culture sahariane, alle bimbe viene insegnato a leggere in modo che possano comprendere bene le preghiere del Corano".
Oggi, comunque, i costumi stanno cambiando anche nel Mozab e il rigorismo religioso si sta stemperando.
I consigli degli Anziani sono preoccupati per l´impatto sociale che può derivare dalla presenza dei turisti e dall´enorme sviluppo delle città, soprattutto ora che gran parte della popolazione giovanile è andata a vivere fuori delle antiche mura, sottraendosi al rigido controllo morale delle strutture tradizionali.
Il segno più evidente di questa lenta rivoluzione sono le parabole che spuntano, sempre più numerose, dalle terrazze delle abitazioni: con quelle si ricevono le TV occidentali, i telequiz, le fiction, la Champions League. "Anch´io possiedo la televisione" - ammette Salem - "Ma quando esco di casa la chiudo a chiave dentro un armadio: non voglio che mia moglie e miei figli guardino certi programmi",
dice mentre pigia un tasto del telecomando. Sullo schermo compaiono delle vallette che sculettano. E’ la Rai. Salem sorride e mi strizza l’occhio. Fuori il muezzin si sgola per richiamare i fedeli alla preghiera.

VISITARE IL MOZAB
Dopo anni di isolamento internazionale, l´Algeria sta tornando lentamente ad aprire le sue porte al turismo. I periodi migliori per visitare il Mozab sono la primavera e l´autunno. Per entrare in Algeria bisogna richiedere il visto turistico (valido un mese) all´ambasciata di Roma. Non è necessario alcun tipo di vaccinazione. Alitalia e Air Algerie garantiscono i collegamenti internazionali mentre per raggiungere Ghardaya è disponibile un volo regolare da Algeri. In Italia non ci sono ancora tour operator che propongono dei viaggi nel Mozab: gli amanti del turismo fai-da-te possono però trovare le preziose informazioni pratiche per organizzare il proprio viaggio consultando le guide editoriali "Algeria" (Clup Viaggi) e "Sahara" (Edizioni Futuro). Un´altra lettura consigliata è "La Rosa del deserto" di Pep Subiros (edizioni E.D.T.), la cronaca minuziosa e affascinante di un viaggio nel Sahara algerino che fa tappa, tra l´altro, nella valle del Mozab. Attenzione: per visitare i quartieri religiosi delle città mozabite occorre una guida ufficiale. Grandi pannelli naif lungo le vie che conducono alla moschea avvertono, inoltre, che è vietato circolare in calzoni corti, minigonne e con cani.
 


L´ACQUA DI ALLAH

"L´acqua è il dono più prezioso che Dio ha fatto ai suoi figli", dicono i contadini del Mozab. "Ognuno deve poterne godere secondo le disponibilità e le necessità". Il grande palmeto del Mozab (circa un milione di palme da dattero) viene irrigato grazie ad una sofisticata struttura che gestisce le acque del fiume sotterraneo. Si tratta di un capillare sistema di dighe, di sbarramenti e di ripartitori che canalizzano, smistano e dosano l´acqua, facendo sì che in tutti i giardini ne arrivi la giusta quantità. E´ un sistema idrico che ha 900 anni ed è composto da oltre 7 mila pozzi artesiani. Questo tipo di pozzo, profondo da 10 a 100 metri, viene chiamato "khottar", e permette di attingere l´acqua direttamente nella falda freatico dell´antico fiume. La corda un tempo veniva tirata da un asino o da un cammello, guidati da un uomo. Oggi è azionata mediante motori e pompe meccaniche. Un sistema estremamente rigido, organizzato dalla moschea, fa sì che la spartizione dell´acqua sia equa. Nei canali principali, delle pietre a forma di pettine ripartiscono la misura d´acqua alla quale ciascuno ha diritto, in proporzione alla dimensione dell´orto e al numero dei componenti familiari. Il calcolo delle quote idriche è affidato ai vecchi saggi, che si tramandano i segreti del mestiere. Le pendenze dei canali, le dimensioni dei bacini irrigui e le fessure di captazione delle acque sono accuratamente studiati e sanciti dal consiglio degli anziani.
 


LE CASE DEL MOZAB
La tipica casa mozabita, riconoscibile dalle numerose arcate, cupole e piccole finestre, è costruita con pietre, legno di palma, gesso, calce e sabbia, materiali naturali recuperati dal deserto. L´elegante semplicità delle forme e dei decori manifestano il rifiuto dell´ostentazione e del futile, un tassello centrale della cultura mozabita. Le abitazioni sono pensate su misura per l´uomo, tutto è all´insegna dell´economia e del rigore: una lezione di designer moderno che ha ispirato architetti di fama mondiale come Le Corbusier. Tutto è a misura d´uomo: i bastioni sono costruiti per permettere ai fedeli di ascoltare i richiami dei muezzin, gli archi di volta sono formati dai tronchi curvati delle palme, il rivestimento murario è scolpito dalle mani del muratore. Ogni elemento costruttivo è subordinato ai gesti della vita quotidiana. Le ville del palmeto sono dei piccoli paradisi terrestri e vengono utilizzate soprattutto durante la stagione estiva, quando la gente cerca la frescura dei giardini per esorcizzare il caldo. Sul giardino, dove crescono fiori profumatissimi, e dove spesso esistono anche delle piccole piscine, si affaccia il porticato, spesso prolungato da un pergolato. Al centro della casa c´è il patio, su cui si affacciano le piccole stanze da letto e la cucina. Pavimento e soffitti sono attraversati qua e là dai tronchi delle palme che offrono così un po´ di ombra all´edificio. Durante il giorno, le famiglie mozabite vivono al piano terra, più fresco e ombroso, poi la sera si sale lungo le scale a chiocciola che conducono alle terrazze, ventilate dalle brezze notturne.
 


TRA I CIMITERI DEL MOZAB
Sebbene la religione islamica non prescriva onoranze funebri ricche o fantasiose, anche tra i musulmani ci sono usanze funerarie davvero originali. Nel cuore del Sahara algerino, all´interno della vallata del Mozab, la comunità ibadita usa coprire i morti con sassi e pietre, contrassegnando le tombe con vasi e cocci di terracotta: un costume che richiama la cultura di Cartagine e le antiche tradizioni berbere. Le pietre più grandi vengono poste all´altezza della testa e dei piedi del defunto, ma per le donne è prevista una terza pietra all´altezza del ventre. I vasi vengono rotti per scoraggiare i ladri ma anche per simboleggiare la "rottura" della vita terrena. Nei cimiteri si trovano anche delle curiose case bianche in miniatura: sono le tombe dei "marabut", gli uomini di fede più ricchi e potenti. Ricoperte da un intonaco di gesso, sormontate da cinque pinnacoli (che, secondo alcune interpretazioni, rappresenterebbero le cinque dita della mano di Fatima, la figlia del Profeta), queste tombe sembrano delle insolite abitazioni in miniatura che giocano con il sole creando dei suggestivi disegni di luci e ombre: si colorano e s´ombreggiano a seconda dell´ora. Ovviamente i musulmani più rigorosi e ortodossi contestano l´appariscenza di questi monumenti funerari: la legge coranica prevede che le tombe siano semplici, essenziali e tutte uguali.
 



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