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TALIBE

i piccoli mendicanti del Senegal

In Senegal a Mali alcune guide spirituali corrotte sfruttano i bambini mendicanti. E´ un fenomeno in crescita che allarma i governi e le associazioni umanitarie.

Sono decine e decine, appostati ai semafori, alle stazioni, nei mercati, davanti alle moschee, nei pressi degli alberghi. Non hanno più di dieci, dodici anni. Forse anche meno, ma le malattie e la denutrizione ne divorano le età, invecchiandoli precocemente. Fin dall'alba sono in strada per raccogliere nelle loro ciotole qualche moneta, un pezzo di pane, un po´ di manioca, qualcosa che possa sfamarli. Vestono stracci e calzano sandali di plastica logorata, ricavati dai pneumatici delle auto.
CITTA' MALATE
     A Dakar, in Senegal, li chiamano "taalibé". A Bamako, nel confinante Mali, "garibus". Sono i piccoli studenti delle scuole coraniche, che i marabout - veneratissime guide spirituali - mandano a mendicare.
Il loro numero è in costante aumento (in Senegal sono stimati circa 100 mila giovani mendicanti), parallelamente alla crescita dell'urbanizzazione, alla monetarizzazione dei rapporti sociali e all'acuirsi della crisi socio-economica delle strutture tradizionali.
La povertà e la siccità spingono infatti sempre più spesso in ambienti rurali, le famiglie indigenti ad affidare i figli maschi ai marabout: per loro è come se li affidassero a Dio, quindi ritengono di proteggerli dal male.
TRADIZIONI CHE CAMBIANO
     Nelle scuole islamiche i giovani apprendono, oltre al Corano, le tecniche di coltivazione e vengono abituati al senso di umiltà necessario per intraprendere eventualmente la via dell'ascetismo. Ma i bambini non hanno denaro per pagarsi gli studi, e dunque si rimettono al servizio dei maestri che, dal canto loro, possono decidere di farli lavorare come meglio credono: nei campi, nelle mansioni domestiche, e così via. Fin qui la tradizione, poi le cose sono andate modificandosi.
Negli ultimi decenni, con l'avanzare del deserto e l'accentuarsi della crisi agricola, anche i marabout hanno preso l'abitudine di abbandonare stagionalmente le campagne e trasferirsi in città con i piccoli discepoli. Quest'inedito esodo delle "scuole islamiche" ha modificato radicalmente la loro organizzazione.
Nel nuovo contesto urbano molti marabout hanno cessato di fare dell'educazione coranica un dovere religioso e l'hanno invece ridotta ad un espediente di sopravvivenza, di cui i taalibé e i garibus sono le vittime e gli strumenti.
IL TERRORE NEGLI OCCHI
     Lontano dagli occhi dei parenti, infatti, è stato facile per marabout senza scrupoli puntare all'arricchimento personale, creando una vera e propria rete di sfruttamento di minori. Oggi quest'esercito di bambini-mendicanti alla deriva costituisce uno dei problemi sociali più aperti e difficili di Senegal e Mali. Distribuiti sapientemente nei punti strategici dei vari quartieri, i giovani mendicanti operano in piccoli gruppi. Per chi alla fine della giornata non riesce a raccogliere la somma fissata, sono previste punizioni fisiche e castighi. Senza contare che questo sistema oppressivo spinge i bambini a rubare, o a drogarsi con colle o solventi per attenuare la fame e la paura.
LA MAGLIETTA DI PATRIK
     Davanti alla bella stazione ferroviaria di Dakar, all'angolo tra l'avenue de l'Arsenal e il boulevard de la Liberation, Patrick trascina le giornate borbottando ad alta voce qualche versetto del Corano. Indossa una lunghissima e sudicia camicia recuperata alla discarica della città: "E' vero" - ammette serafico - "E' stato il mio maestro a procurarmela, portandomi via la t-shirt che possedevo. Dice che devo imparare l'umiltà e devo rifiutare ciò che è superfluo".
Gli fanno da eco le parole di Mamadou, un altro piccolo mendicante che serpeggia tra la folla della Medina, urlando a squarciagola litanie senza fine. "Non sono felice di trovarmi qui, ma so che è giusto così. Certo preferirei starmene vicino a casa, giocare con i miei amici, ma è più importante continuare a frequentare la scuola".
VIOLENZE QUOTIDIANE
     "La settimana scorsa", racconta Mamadou "un gruppo di balordi ha cercato di derubarmi. Mi hanno circondato e hanno tirato fuori il coltello. Fortunatamente avevo appena consegnato al maestro il gruzzolo raccolto durante la mattinata, così ho perso solamente qualche soldo... Purtroppo i ladri non mi hanno creduto sulla parola, pensavano che stessi nascondendo le monete da qualche parte, così mi hanno picchiato e mi hanno stracciato il vestito". Storie come queste sono all'ordine del giorno sulle strade della capitale. Storie di violenze e di sorprusi, storie di sofferenza che investono e segnano per sempre le vite dei taalibé e dei garibus.
NUMERI ALLARMANTI
     Le organizzazioni umanitarie stimano che circa il 45 per cento dei ragazzi fra i sette e i dodici non frequenti la scuola primaria. Si valuta ufficialmente che almeno uno su cinque di questi finisca per strada a mendicare. Le dimensioni del fenomeno hanno spinto sia i governi che gli organismi di assistenza internazionale a interrogarsi sul rapporto tra mendicità e scuola coranica, e sulle strategie per impedire che quest'ultima diventi un serbatoio di disadattamento e marginalità.
UN PROBLEMA DELICATO
     Ma le difficoltà per affrontare il problema efficacemente non mancano: circa la metà delle famiglie in Senegal e Mali preferisce alle scuole primarie statali le Dara coraniche per l'educazione dei propri figli e le confraternite islamiche, forti del loro potere economico e del diffusissimo consenso popolare, esercitano anche a livello politico-amministrativo un'influenza enorme.
Accusare i maestri religiosi di sfruttamento diventa dunque un esercizio pericoloso che rischia di far saltare delicatissimi equilibri sociali in stati ufficialmente laici ma, nei fatti, fortemente islamizzati. Del resto si commetterebbe un grosso errore generalizzando ed accusando senza distinzioni tutti i marabout. Si preferisce, dunque, puntare sulla sensibilizzazione della gente (soprattutto con spot televisivi che denunciano il problema) e sulla promozione allo sviluppo in aree a rischio, in collaborazione coi numerosissimi marabout onesti. In quest'ottica sono stati avviati alcuni progetti-esperimento di sostegno ai taalibé e ai garibus: per metà della giornata studiano il Corano, nell'altra lavorano come apprendisti presso artigiani ai quali l'Unicef fornisce moderni macchinari a condizione che insegnino ai ragazzi i mestieri. Insomma, non è sotto accusa la figura carismatica dei dignitari religiosi. Ma una rete di sfruttamento infantile che niente ha a che fare con l'Islam e il Corano.



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