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ASMARA EXPRESS

Rinascita di una treno leggendario

Un secolo fa, centinaia di alpini e di bersaglieri costruirono un’avveniristica ferrovia in Eritrea. Oggi, in mezzo alle ferite di una guerra recente, le locomotive a vapore sono tornate a correre sui binari dell’ex colonia italiana. Un’impresa straordinaria voluta dal Governo di Asmara e compiuta da ferrovieri ultrasettantenni

La stazione ferroviaria di Asmara è un casermone fatiscente coi muri sbrecciati e le insegne scolorite.
A vederla da fuori, attorniata da tralicci traballanti e capannoni in disuso, pare abbandonata a un inesorabile declino. Nel piazzale antistante non ci sono taxisti o facchini in attesa, ma cumuli di macerie e scheletri di carrozze arrugginite.
I vetri della biglietteria sono sfondati e la campanella che dovrebbe annunciare i treni resta inesorabilmente muta. La sorpresa si cela al di là del portone d’ingresso. Varcare quella soglia significa entrare in una straordinaria macchina del tempo e trovarsi improvvisamente catapultati nel passato, indietro di cento anni, in una storia impregnata di magia e di fascino.
UN FILM D’ALTRI TEMPI
     Sulla banchina si alzano nuvole bianche di vapore che si dissolvono nell’aria frizzante del primo mattino.
A sbuffare è una imponente locomotiva a carbone, una di quelle che si vedono nei film western di Sergio Leone, che pare impaziente di muoversi: lo si capisce dal rumore del motore, del tutto simile a una preghiera disperata, tipico di una macchina rimasta ferma per troppo tempo. Intorno a quella vaporiera d’acciaio lavorano con frenesia una decina di uomini dai capelli bianchi, infagottati in tute da fatica macchiate di grasso.
Avranno un’età media di 75 anni, ma il grinzoso macchinista, sporco di fuliggine, dimostra di avere superato abbondantemente gli ottanta. Fino a poche settimane fa erano ferrovieri in pensione - si godevano il meritato riposo al bar o nei parchi assieme ai nipoti - oggi sono tornati al lavoro per portare a termine un’impresa incredibile: rimettere in funzione una ferrovia in rovina, costruita dagli italiani un secolo fa.
MISSIONE POSSIBILE
     L’idea, audace e al tempo stesso pazzesca, è venuta al presidente eritreo Isaias Afeworki, uomo ambizioso e inguaribile nostalgico, che a quella ferrovia è legato da dolci ricordi d’infanzia. «Quando ero bambino, ogni volta che potevo, scappavo di casa la mattina e mi infilavo sul treno per Massaua», racconta.
«Passavo una giornata a riempirmi la faccia e i vestiti di fumo e tornavo a casa felice, anche se i miei spesso mi rimproveravano. I vagoni e la fornace della locomotiva mi piacevano molto e sognavo di fare il macchinista». Pur di rivedere in funzione il vecchio treno coloniale, Afeworki non ha esitato a mobilitare migliaia di ragazze e ragazzi eritrei: per venti mesi i giovani hanno dovuto sgobbare sulla massicciata, gomito a gomito con gli ex combattenti smobilitati. Assieme hanno riparato ponti diroccati, tagliato cespugli spinosi, liberato i passaggi nelle gallerie.
Il lavoro più impegnativo è stato quello di recuperare le vecchie traversine finite nei bunker e nelle trincee durante la guerra d’indipendenza, combattuta per trent’anni (1962-1991) dai guerriglieri del Fronte di liberazione eritreo e i soldati dell’esercito etiopico. «Trasportare e posare i binari sul vecchio tracciato è stata una fatica immensa - confessa Teklé, un trentenne orgoglioso di aver partecipato ai lavori - Occorrevano almeno nove uomini per spostare pezzi lunghi una decina di metri e pesanti tre tonnellate. Alla fine della giornata avevamo tutti le braccia a pezzi». Metro dopo metro, bullone dopo bullone, gli eritrei hanno ricostruito la ferrovia coloniale, esattamente com’era. Una impresa titanica che ha smentito clamorosamente gli esperti statunitensi e britannici, i quali solo cinque anni fa avevano ritenuto il progetto «troppo costoso» e «irrealizzabile».
Un risultato sbalorditivo che ha dimostrando ancora una volta come nel Corno d’Africa, terra di immense tragedie e di clamorosi prodigi, nulla sia impossibile. Neppure il più incredibile dei sogni.
UNA STORIA GLORIOSA
     Oggi l’Eritrea, uno dei paesi più poveri al mondo, è orgogliosa di mostrare un’opera unica nel suo genere, che le autorità di Asmara hanno voluto elevare a simbolo di indipendenza e di sovranità nazionale. «La ferrovia è una conquista di cui andiamo fieri», commenta Emmanuel Ghebreselassie, l’uomo che ha coordinato i lavori di ricostruzione.
«Voi italiani siete stati bravi a progettarla e realizzarla. Ma noi siamo stati tenaci e altrettanto abili a ripristinarla utilizzando un mucchio di ferraglia arrugginita».
Se il patriottismo viscerale degli eritrei non riesce a cancellare i meriti degli ex colonizzatori, è perché la linea ferroviaria che collega le città di Asmara e Massaua, viene unanimemente considerata un capolavoro dell’ingegneria italiana. Oggi come novant’anni fa.
Quando venne inaugurata, nel novembre del 1912, la stampa internazionale, anche la più ostile e avversa, parlò di «una stupefante prodezza», assecondando i toni trionfalistici e retorici usati dalla propaganda di Roma.
Centodiciassette chilometri di rotaie si snodavano tra gole, strapiombi e montagne scoscese. Lungo il tragitto gli alpini e i bersaglieri avevano dovuto piazzare 29 gallerie, 13 stazioni, 5 serbatoi d’acqua e 45 tra ponti e viadotti. Un compito logorante da portare a termine a tutti i costi: “Ca costa l’òn ca costa”, come dicevano i soldati piemontesi che posavano i binari sulle pietraie infuocate dal sole, e come ancora oggi si legge, scolpito sull’arcata di un grande ponte.
CIMELI DA MUSEO
     Finita la strada ferrata, bisognava far arrampicare i treni fino ai 2.400 metri dell’altopiano: un’altra scommessa, dall’esito tutt’altro che scontato, viste le pendenze vertiginose del percorso. Dall’Italia vennero fatte arrivare via mare le più avveniristiche locomotive a vapore, costruite dalla Ansaldo di Genova e dalla Breda di Milano, capaci di raggiungere la ragguardevole velocità di 35 chilometri l’ora. In pianura, naturalmente, perché lungo i tratti più impegnativi della salita, si andava così piano che – raccontano le cronache del tempo – i passeggeri potevano scendere dalla carrozza, fare due passi, raccogliere fiori o more, e risalire con tutta tranquillità sul treno arrancante.
Le cose migliorarono nel 1934 quando da Torino arrivarono due motrici Fiat, due Littorine, motore a benzina da 120 cavalli e velocità massima di 50 chilometri orari. Con quell’andatura era possibile effettuare in giornata il viaggio di andata e ritorno tra Asmara e Massaua, tant’è che ogni sabato centinaia di persone lasciavano la capitale e si precipitavano al mare.
Poi, una mattina di settembre del 1975, il treno si fermò per un guasto in una nuvola di fumo. Non si sarebbe più mosso per molto tempo, perché poco dopo il colonnello Hailé Mariam Menghistu, il negus rosso d’Etiopia, dichiarò guerra agli indipendentisti eritrei e alla loro ferrovia.
I PROTAGONISTI DELL’IMPRESA
     A distanza di trent’anni, il treno è tornato in movimento. I vecchi locomotori – veri e propri cimeli da museo - hanno ripreso a funzionare regolarmente da qualche mese. Il merito è degli ex operai delle ferrovie - macchinisti, fucinatori e maniscalchi - che hanno risposto all’appello del governo di Asmara e sono tornati al lavoro nelle officine: solo loro conoscevano i segreti di quelle potenti macchine di acciaio e ghisa, solo loro potevano mettere le mani dentro i vecchi motori e farli ripartire. «Quando mi hanno chiesto di tornare in servizio, ho pensato ad uno scherzo. Poi ho capito che era una cosa seria e allora mi sono messo a saltare dalla gioia», confessa Omar, 76 anni.
«In pochi credevano che ce l’avremmo fatta: ricordo che i sauditi si offrirono addirittura di acquistare come ferraglia le locomotive in pezzi. Non immaginavano che saremmo riusciti a farle resuscitare».
Rimettere in funzione pistoni e stantuffi è stata un’impresa ardua. «Ci siamo dovuti arrangiare perché non esistono pezzi di ricambio per questi motori», spiega Seium, classe 1931, meccanico tuttofare. «Alla fine, tra una martellata e una imprecazione, abbiamo vinto la scommessa». Il loro segreto ? «La nostra venerabile età: siamo una squadra affiatata e questo lavoro ci fa sentire ancora giovani».
Vedere all’opera questa ciurma di ferrovieri brizzolati - alle prese coi dolori dell’artrosi e i problemi della meccanica - è commovente: prima della partenza, ispezionano il convoglio, caricano il carbone sulla motrice, riempiono la caldaia di acqua, oliano gli ingranaggi e controllano il funzionamento delle valvole e dei freni. Solo quando l’ultimo uomo della squadra ha finito di armeggiare con stracci e chiavi inglesi, il macchinista tira la leva che fa fischiare la locomotiva: il treno è pronto a muoversi.
L’AVVENTURA IN CARROZZA
     Si viaggia su carrozze di III classe, completamente restaurate, dotate di panchine in legno e dipinte di verde con le insegne argentate. Appena fuori Asmara il panorama si fa maestoso: il treno serpeggia tra i precipizi dell’altopiano, superando pittoreschi villaggi abbarbicati sulle montagne e gole profonde che si perdono nel vuoto. Lungo i binari la gente saluta il passaggio del convoglio: le donne si sbracciano e regalano ampi sorrisi, i vecchi alzano la mano in segno di vittoria. Solo i bambini stanno impietriti, con lo sguardo ipnotizzato dalla locomotiva. Nel rettangolo senza vetri del finestrino si alternano colline coltivate e vallate tortuose che scompaiono dentro impenetrabili banchi di nebbia.
Qua e là si vedono famiglie di babbuini fuggire dalla massicciata. Ma sono attimi da cogliere al volo, nei fugaci intervalli tra una galleria e un ponte sospeso nell’aria.
All’altezza della stazione di Nefasit, a circa 25 km dalla capitale, in cima ad uno sperone roccioso, si intravede il superbo monastero copto di Bizen, il più importante centro religioso dell’Eritrea. Una ventina di chilometri più in là, a metà strada tra Asmara e Massaua, si raggiunge la verde conca di Ghinda, ricca di pascoli e alberi da frutta. Proseguendo la discesa in direzione della costa, il paesaggio si fa più brullo e polveroso: ad affiancare i binari della ferrovia restano solo le acacie, i dromedari e piccole stazioni in rovina. Ma non c’è più tempo per fermarsi: il treno ha voglia di correre e sbuffa grintoso verso il mare. Infischiandosene della sua età.


Il viaggio
Oggi è possibile viaggiare nuovamente sulla vecchia ferrovia che collega la città di Asmara, situata a 2400 metri di altitudine, a Massaua, la «perla del Mar Rosso». Ogni domenica alle 8 del mattino parte dalla capitale un treno che giunge - dopo 25 km e oltre 700 metri di dislivello - alla graziosa località di Nefasit. Qui la locomotiva si ferma per fare il pieno di acqua nella caldaia, quindi riprende il suo cammino di ritorno verso Asmara, dove arriva verso mezzogiorno. Il viaggio è spettacolare e costa 50 dollari USA a persona (i bimbi viaggiano gratis). In alternativa, le Ferrovie eritree noleggiano convogli interi, con macchinisti e ferrovieri, a gruppi organizzati di turisti: in questo caso il tragitto può allungarsi da Asmara alla città di Ghinda, situata circa a metà del tracciato ferroviario, o addirittura fino al capolinea: Massaua, sul Mar Rosso.
IL CONSIGLIO: Organizzare il viaggio con Afronine (www.afronine.com), un tour operator gestito da eritrei in Italia, che può prenotare i posti e fornire orari e prezzi aggiornati del treno. La sede si trova a Milano in via Lecco 6, tel. 02/29524653.
Un'altra alternativa da segnalare a chi vuole partire: l’Arci Turismo propone viaggi solidali e responsabili in Eritrea. Un modo intelligente per scoprire il Paese con occhi diversi, una vacanza di divertimento e di relax ma anche di conoscenza e di solidarietà. www.arciturismo.org e www.noiafrica.it
DOCUMENTI: Per entrare in Eritrea è necessario il passaporto, con validità di almeno sei mesi, e il visto di ingresso, rilasciato presso l’ambasciata eritrea a Roma o presso il consolato a Milano (il costo è di 46 euro).
IL VOLO: Attualmente dall’Italia sono attivi due voli bisettimanali per Asmara, con partenza da Roma Fiumicino e Milano Malpensa (circa 550 euro a/r). In alternativa si può volare con le compagnie Lufthansa o Yemenia.
QUANDO: Primavera e autunno sono i periodi migliori per il viaggio. Sull’altopiano il clima è gradevole tutto l’anno mentre a Massaua in estate fa troppo caldo (temperature medie di 45° C).

 


Nuovi venti di guerra ?
Cresce nuovamente la tensione tra Etiopia ed Eritrea. Negli ultimi mesi i due paesi africani, che tra il 1998 e il 2000 furono protagonisti di un conflitto per il controllo territoriale, hanno ammassato migliaia di militari lungo la frontiera, in prossimità della zona di sicurezza presidiata dai ‘caschi blu’ dell’Onu. L’intesa di pace raggiunta cinque anni fa prevedeva l’impegno a rispettare le decisioni di un’apposita commissione internazionale per la demarcazione dei confini, formulate nel 2002 ma tuttora disattese a causa di persistenti contrasti tra Addis Abeba e Asmara. La pace nel Corno d’Africa è appesa ad un filo sempre più esile.
 


















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