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LA GUERRA DEL BILIARDO

In Tanzania, vietato il popolare gioco: “È pericoloso”

A Dar es Salaam la febbre del biliardo è diventata una malattia sociale. Che frena l’economia e l’occupazione. E alimenta la criminalità. Con queste motivazioni la polizia ha blindato i tavoli da gioco. Ma non è riuscita a soffocare la passione della gente


Il tesoro di Kibirizi è nascosto in una catapecchia che pare sul punto di crollare. «Non crederete ai vostri occhi», avverte il giovane guardiano. Sotto un groviglio di rami contorti ci svela il bene più prezioso del villaggio: un tavolo da biliardo. «L’abbiamo recuperato di seconda mano da un mercante sulla costa», spiega il ragazzo.
«Il viaggio fin qui è durato dieci giorni. L’abbiamo trasportato per milleduecento chilometri con un treno merci e un autocarro. Nell’ultimo tratto di pista fangosa ce lo siamo caricati sulle spalle… È stata un’impresa faticosa, ma ne valeva la pena».
Ora il tavolo giace esausto su un pavimento di terra battuta a pochi passi dal lago Tanganica. Due pietre ne puntellano le gambe sbilenche, la vernice si è scrostata in più punti, le sponde sono tutte ammaccate, il panno rosso è squarciato e pieno di polvere. «Mica dobbiamo mangiarci sopra», taglia corto il custode del tesoro. Quel cimelio malconcio riempie d’orgoglio la comunità locale. «I pescatori della zona arrivano con le loro piroghe solo per ammirare il nostro gioiello», si vantano gli studenti che hanno ammassato i loro zaini sotto il biliardo. «Ad ogni ora del giorno c’è sempre la fila di gente che vuole giocare». Una partita costa 300 scellini, poco più di 25 centesimi di euro. «In due anni abbiamo già recuperato i soldi dell’investimento», assicurano raggianti. «Presto riusciremo a raggranellare il gruzzolo per comprarci un nuovo tavolo».
A tutta birra!
     In Tanzania l’amore per il biliardo non conosce confini: dal cuore delle metropoli al più piccolo e isolato dei villaggi, non c’è località che sia sprovvista di un luogo dedicato alla pratica di questo nobile gioco. Neppure i campi da calcio sono tanto diffusi e affollati. La passione per la stecca - importata dai coloni britannici, ma rimasta confinata per lungo tempo in ambienti elitari - si è scrollata di dosso la vecchia patina aristocratica.
La svolta è avvenuta nel 1994, quando la South African Brewers Limited, uno dei principali produttori mondiali di birra (sbarcato nel Paese con l’acquisizione della Tanzania Breweries), ha cominciato a finanziare la diffusione di migliaia di tavoli verdi, con l’obiettivo strategico di riempire i pub e incentivare il consumo dei suoi alcolici. In breve tempo il “gioco delle bilie” è diventato uno sport nazionalpopolare e un grande business. Parlano le cifre della federazione nazionale: diecimila rettangoli da gioco importati dall’India e dalla Cina, venticinquemila stecche vendute, almeno 5 milioni di appassionati (un cittadino su nove gioca con regolarità a biliardo). E migliaia di circoli e associazioni che organizzano tornei delle specialità “pool” e “snooker” con montepremi sponsorizzati dalle birre Safari e Kilimanjaro.
Passione senza freni
     «Siamo diventati la prima Repubblica fondata sul biliardo», sghignazza il personaggio di una vignetta satirica pubblicata sul Daily News. «C’è davvero ben poco da sorridere», avverte il giornale. «La proliferazione dei tavoli da gioco è sfuggita ad ogni controllo da parte delle autorità».
In effetti, la febbre del biliardo, inarrestabile come un’epidemia, ha assunto i connotati di una vera e propria malattia sociale. «La gente passa intere giornate a giocare al bar», si lamenta un missionario cattolico.
«Nessuno ha più voglia di andare a lavorare, le tradizionali attività economiche sono rallentate». Attorno al popolare passatempo si è sviluppata un’economia torbida fatta di bische clandestine, giochi d’azzardo e scommesse illegali. «Le sale da gioco sono diventate fucine di potenziali delinquenti», ha riferito all’Observer l’ispettore Robert Manumba, direttore dell’Ufficio investigazione criminalità. «I giovani preferiscono bighellonare attorno al biliardo anziché cercarsi un mestiere onesto per campare. Nei pub si pianificano furti e rapine».
Un portavoce del governo è stato ancora più duro: «Giocare bene a biliardo è il segno di una giovinezza spesa male», ha detto per giustificare un giro di vite contro il gioco.
Nel luglio del 2006 un comunicato della polizia annunciò «la proibizione della pratica del biliardo durante l’orario lavorativo». Apriti cielo! I gestori dei tavoli inviarono lettere infuocate ai giornali, i proprietari dei locali scesero in piazza per protestare, i giocatori minacciarono clamorosi gesti di ribellione. Ma alla fine tutti parvero farsi una ragione del divieto.
Guerra alla stecca
     Oggi, a distanza di tre anni da quel controverso provvedimento, nel mondo del biliardo tanzaniano non si è ancora spenta l’eco delle polemiche.
«La polizia ci ha criminalizzato, trattato come malviventi, ma siamo cittadini onesti e pratichiamo uno sport pulito», dicono sdegnati i clienti dell’Ubungo Corner Pub, scalcinato ritrovo per amatori della stecca. È domenica, giorno di libero accesso ai tavoli. Joseph Baji, spacciatore di schede telefoniche agli incroci delle strade, si è concesso un pomeriggio di relax in compagnia di amici. «Lavoro sodo per campare», borbotta mentre maneggia le bocce con l’abilità di un prestigiatore. «Ho il sacrosanto diritto di riempire il mio tempo libero come meglio credo».
Nel tavolo accanto, un capannello di spettatori è attratto da un ultrasessantenne che fatica a piegare la schiena ma non sbaglia un colpo.
«Vengo ad allenarmi ogni volta che posso - spiega il vecchio -. Al diavolo le proibizioni! Non ho più l’età né la pazienza per ascoltare certe fesserie». E giù una steccata da manuale che strappa applausi al pubblico. Il gestore del locale, Marlow Raphael, ha le idee chiare: «Il divieto ha permesso ai poliziotti di raggranellare qualche soldo con multe e bustarelle. Ma non ha sortito alcun vantaggio sul fronte della lotta alla criminalità, che anzi ha potuto organizzarsi meglio di prima, nelle ore notturne».
Settore in crisi
     Di certo la campagna moralizzatrice delle autorità ha prodotto pesanti contraccolpi sulla fiorente industria del biliardo. «Molte sale da gioco sono state costrette a chiudere, lasciando a spasso gli assistenti ai tavoli e gli artigiani che offrivano la manutenzione dei panni», spiega Eustace Masaki, manager della Kenice Pool Table, azienda tanzaniana leader nella vendita dei tavoli verdi.
«In tre anni almeno diecimila persone hanno perso il lavoro». Numeri tremendi per un Paese dove la disoccupazione giovanile galoppa al 40%. «Prima che la polizia dichiarasse guerra al biliardo, gli affari andavano a gonfie vele - puntualizza mister Masaki -. Noi vendevamo una ventina di tavoli ogni settimana e ne noleggiavamo centinaia in tutto il Paese, a cento dollari al mese. Il nostro slogan era Be cool, play pool: “Segui la moda, gioca a biliardo”.
Oggi gli ordini sono crollati: i gestori dei locali non guadagnano abbastanza lavorando solo la sera».
Nei mesi scorsi tre aziende tanzaniane che commercializzavano biliardi - la Dar Snooker, la Splash e la Shooters - hanno dovuto chiudere i battenti.
Ed ora anche i sessanta lavoratori della Kenice, metà venditori e metà costruttori di tavoli, sono preoccupati per il loro futuro. «Le autorità dovrebbero aiutarci a uscire dalla crisi, anziché crearci difficoltà», dice Denis Masenge, un dipendente della ditta che distribuisce volantini pubblicitari fuori da un centro commerciale. «Il biliardo non ha mai fatto male a nessuno. Solo i nostri politici lo considerano pericoloso. Ma i loro assurdi divieti non riusciranno a soffocare la passione della gente».
Giochi clandestini
     Benché i club più esclusivi di Dar es Salaam vietino ai loro soci di avvicinarsi ai tavoli prima dell’orario consentito, basta allontanarsi dal centro cittadino per scovare innumerevoli locali da gioco affollati ad ogni ora del giorno. «Dobbiamo pur lavorare per sfamare la famiglia», si giustifica il gestore di una stamberga incastrata tra le baracche di Mwananyamala.
I tavoli sono tutti occupati, il tipico schiocco delle bilie si alterna al rumore delle imbucate, eppure l’umore del proprietario non è del migliore: «Vivo sempre nel terrore», spiega l’uomo. «Se arriva la polizia, devo far sparire bocce e stecche in una manciata di secondi.
In ogni momento rischio la confisca del locale». Alcuni gestori di bar o locande hanno preferito spostare i biliardi dalle verande sulla strada ai cortili nel retrobottega. Altri si sono limitati a nascondere il business clandestino dietro teli di stoffa, sacchi di juta o cellophane sbrindellati. Altri ancora hanno sistemato i tavoli verdi nei posti più impensabili.
Risultato: gli appassionati si ritrovano a giocare sotto i capannoni delle chiese evangeliche, in qualche magazzino buio e maleodorante, dentro vecchi container arrugginiti, tra le imbarcazioni sventrate dei cantieri portuali.
«Ufficialmente abbiamo censito solo tremila tavoli da gioco in tutto il Paese, ne mancano ancora moltissimi all’appello», ammette Marimba Abbas, direttore di Gaming Board of Tanzania, l’autorità incaricata dal governo di registrare tutti i locali da biliardo. «I gestori sarebbero tenuti dalla legge a pagare 10mila scellini ogni anno di tributi, ma ci sono ancora troppi furbi che sfuggono ai controlli».
La rabbia e l’orgoglio
     La più grande sala da biliardo abusiva di Dar es Salaam si trova in mezzo alle bancarelle del mercato di Mcjikichini. Per raggiungerla bisogna serpeggiare in un dedalo di viuzze tutte uguali, un groviglio di fango e di lamiere arrugginite. Al centro del labirinto si trova una piazzetta piena di tavoli riparati da una grande tettoia. Drappelli di venditori di frittelle e di banane arrostite scivolano tra i giocatori in attesa. Due altoparlanti sfondati sparano musica rap a tutto volume. «Benvenuto nel paradiso del biliardo», urla un uomo imponente e dall’aria spavalda. «Qui la gente vive solo di bilie in buca. E io sono il più malato di tutti».
Si fa chiamare Lokka, impugna le stecche come scettri regali, tra un tiro e l’altro sputa a terra pallettoni di tabacco. I suoi colpi paiono le pennellate di un artista, con tutte quelle palle colorate che scivolano, carambolano e rimbalzano tracciando disegni magistrali. «Sogno di diventare un professionista della stecca - farfuglia -, un giorno mi piacerebbe giocare coi fuoriclasse del panorama internazionale». Potrebbe farcela: il biliardo all’equatore può trasformarsi in un tappeto magico in grado di volare. Ne sanno qualcosa gli atleti della nazionale tanzaniana che lo scorso novembre si sono qualificati per la prima volta ai campionati mondiali di pool.
«È un successo storico che deve riempire d’orgoglio l’intero Paese», ha commentato Issack Togocho, presidente della Tanzania Pool Association.
Per i tartassati amatori del biliardo non poteva esserci migliore rivincita. Le finali in programma questa estate in Francia saranno trasmesse nei sontuosi circoli della capitale fino ai tuguri di Kibirizi. Il popolo della stecca sogna un risultato clamoroso. Per entrare nella storia del biliardo. Ma anche per dare una lezione alle autorità. E mandare in buca, una volta per tutte, il più crudele dei divieti.


DISCALIE
(Per vedere altre immagini del biliardo tanzaniano, visitate il sito del fotografo Marco Garofalo, amico e compagno di viaggio: www.marcogarofalo.com)

Lo scalcinato biliardo del villaggio di Kibirizi, sul lago Tanganica. La passione per la stecca è giunta fino alle località più isolate della Tanzania

La sala da biliardo abusiva nel mercato di Mcjikichini, a Dar es Salaam. La gente del quartiere ha raccolto i soldi per ritagliarsi questo spazio di svago

Un altro tavolo abusivo in un quartiere popolare di Dar es Salaam. «Qui possiamo giocare in santa pace, la polizia non viene certo a disturbarci», dice il gestore

Una partita sulla strada. In Tanzania alcuni deputati del partito di maggioranza hanno presentato un’interpellanza parlamentare per regolamentare il gioco del biliardo

«Le autorità hanno fatto bene a intervenire», dice Chata Michael dell’associazione Pool Table Players di Dar es Salaam. «Il biliardo è uno sport pulito, gestori e giocatori devono seguire la legge»

In Tanzania il biliardo, assieme al calcio e al basket, è uno dei pochi svaghi praticato anche dai poveri. Gli sport più elitari sono il cricket, il golf e il tennis



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