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LA CITTA' DELLA MUSICA

Beethoven e Mozart dall'alba al tramonto. A Kampala

Nella capitale dell'Uganda la vita scorre sul pentagramma. Tra lezioni di musica, orchestre sinfoniche, liutai autodidatti e fanfare composte da ragazzi di strada.

A Kampala capita di essere svegliati dai rumori più strani. Un
giorno è il trambusto di una discoteca itinerante gremita da giovani rappettari.
Un altro è il verso sgradevole di un marabù, uno di quegli uccelli-spazzini che affollano la metropoli nutrendosi di rifiuti.
Un altro ancora è la voce sguaiata di un predicatore cristiano in estasi mistica che tenta di sovrastare il richiamo dei muezzin. Anche quando in città sembra regnare un'insolita tranquillità, c'è sempre qualcosa di fastidioso e inatteso - il ronzio di un generatore diesel, le martellate di un cantiere, le urla di un venditore di strada - che spezza la quiete del mattino.
Una tromba stregata
     Nello slum di Katanga è tutta un'altra musica. Qui ogni nuova
giornata viene annunciata dalle melodie languide e struggenti di Miles Davis. Allo spuntare del sole le note del celebre jazzista serpeggiano irrefrenabili tra i vicoli sudici e penetrano nelle catapecchie di fango e lamiere abitate da migliaia di persone.
A dare la sveglia alla gente della baraccopoli ci pensa Jero William, trombettista di 29 anni, talento musicale del quartiere, che vive con la sua famiglia in una casupola ingombra di materassi,
scodelle e… strumenti a fiato. «La musica è la mia vita», spiega
Jero sfoderando la sua inseparabile tromba.
«Quando l'ho presa in mano la prima volta non sapevo neppure come si suonasse. All'epoca vivevo sulla strada, la mia unica preoccupazione quotidiana era trovare qualcosa da mangiare e un riparo per la notte. Un giorno - avevo appena dieci anni - capitai per caso in un centro giovanile dove stava suonando un gruppo di scout. Mi fermai ad ascoltarli per ore. Alla fine delle prove, soffiai per curiosità in una tromba e ne rimasi stregato».
Note metropolitane
     Da quel giorno Jero non ha più smesso di suonare. «Gli amici scout mi hanno insegnato i rudimenti del solfeggio e procurato uno strumento per fare pratica».
Negli anni, con dedizione e talento, il ragazzo ha imparato a suonare la tromba e il sassofono. Frequentando le lezioni di un maestro di musica, è riuscito persino a conseguire il prestigioso diploma della Royal School of Music di Londra. «Con quel pezzo di carta avrei potuto tentare fortuna in Europa», spiega. «Ma i teatri e le sale da concerto non erano il mio mondo». A Kampala, Jero dirige la Super Star Brass Band, una banda di ottoni composta da una
cinquantina di giovani musicisti dal passato difficile e dal futuro incerto. «Sono orfani, ragazzi di strada, profughi, ex baby-soldati», chiarisce il giovane direttore. «Io cerco di aiutarli mettendo a disposizione il mio tempo e la mia passione».
La banda si esercita in un parchetto cittadino. All'ombra di un albero di mango si radunano tromboni, flicorni, clarinetti, sassofoni, oboi, flauti… «Serve molto fiato per sovrastare i clacson delle auto incolonnate all'ora di punta», fa notare un giovane alle prese con un corno francese. Il repertorio? Le tradizionali marce
militari e sinfoniche, inframmezzate da brani contemporanei - fusion, pop e reggae - opportunamente arrangiati. A Kampala le fanfare con la loro musica vivace e schioppettante allietano feste e matrimoni. Le orchestre migliori sono ingaggiate dalle ambasciate per rallegrare i ricevimenti ufficiali. E non mancano giovani musicisti e cantanti lirici assoldati dalle sette cristiane per dare lustro alle liturgie. Nulla da stupirsi in una città dove gli eventi mondali più attesi sono gli spettacoli della Kampala Simphony Orchestra e i concerti a cappella ospitati nella cattedrale anglicana di Namirembe.
Non solo tamburi
     In nessun'altra capitale dell'Africa nera la musica classica è tanto popolare. «Sono stati i coloni europei a portare all'Equatore le partiture di Beethoven e Mozart», spiega Simon Yiga, 60 anni,
direttore della Kampala Music School, che ogni anno forma trecento strumentisti locali. «All'epoca del protettorato britannico l'insegnamento musicale era una materia scolastica obbligatoria. Alcuni collegi come la Gayaza High School, già all'inizio del Novecento, sfornavano orchestrali di assoluto livello. Un grande impulso, poi, arrivava dalla musica classica: i missionari anglicani
e cattolici facevano a gara per plasmare i cori migliori attorno agli organi delle loro chiese».
Mister Yiga, un diploma in conservatorio e numerose esperienze concertistiche internazionali, si è sobbarcato il non facile compito di diffondere la musica sinfonica in un Paese dove fino a poco tempo fa si suonavano solo tamburi, xilofoni e strane specie di arpe chiamate ennanga. «La svolta è arrivata alla fine degli anni Novanta con la campagna "Pianos for Uganda", un'iniziativa filantropica portata avanti da musicisti britannici», chiarisce il
direttore. «Centinaia di pianoforti furono donati a scuole, centri sociali, collegi… Ciò fece crescere enormemente la passione dei giovani ugandesi per la musica di Bach e Vivaldi».
Oggi i musicisti di Kampala suonano clarinetti, fagotti, viole, clavicembali: tutti strumenti importati di seconda o terza mano. «Le orchestre in Europa se ne disfano perché li considerano dei ferrivecchi», spiega Charles Dickens, giovane liutaio autodidatta. «Ma qui a Kampala, con un po' di pazienza e inventiva,
riusciamo a farli tornare come nuovi». I pezzi di ricambio non sono un problema: quando si rompe la corda di un basso, la si sostituisce con il cavo di un freno; una grancassa bucata viene rattoppata con pelli di capra o di serpente; l'arco di un violino, in assenza dei crini di cavallo, è riparato coi capelli artificiali venduti dai parrucchieri.
L'arte dell'arrangiarsi
     «Ci arrangiamo alla meglio», sospira uno studente piegato dal peso di un violoncello portato a tracolla. «È la mia croce», scherza
mentre sgattaiola nell'androne della Kampala Music School. Gli allievi della scuola si accalcano in minuscole aule insonorizzate
coi cartoni delle uova. Alle nove iniziano le lezioni di violino e pianoforte, poco dopo attaccano i tromboni e i contrabbassi, a metà mattinata irrompono i vocalizzi degli aspiranti tenori e soprani.
Nella sala principale, un'insegnante dall'aria paziente dirige con le mani, senza bacchetta, un dozzina di elementi alle prese con melodie di Ravel e Händel. «Recuperiamo gli spartiti tramite internet», confessa il maestro in un attimo di pausa. «In Africa
mancano le risorse, non certo la passione e il talento per la musica… Gli studenti che dimostrano capacità e impegno possono ottenere un finanziamento per perfezionare gli studi in Europa o negli Stati Uniti». Pochi, pochissimi riusciranno a entrare in una vera filarmonica. Gli altri troveranno da suonare nelle orchestre di fiati e percussioni che spopolano a Kampala. Bosco Segawa, 28 anni, ex bambino di strada, ha fondato la M-Lisada Brass Band, che oggi è composta da una sessantina di giovani strumentisti: tutti ragazzini rimasti senza genitori e senza casa.
Musica per la vita
     «Quando siamo partiti eravamo solo otto amici», ricorda Bosco. «A quei tempi passavamo le giornate a bighellonare sui marciapiedi e
alla sera ci trovavamo sotto la finestra di un vecchio insegnante di musica, un tedesco di nome Christopher Kowlezyk. Ci piaceva
ascoltare la sua tromba. Ma lui ci scacciava a male parole». Un giorno l'anziano maestro, colpito da tanta insistenza, invitò i bambini a lezione. «Accettò di insegnarci i segreti del pentagramma e ci procurò delle trombe… Fu in quel momento che nacque l'idea di fondare una banda musicale». Dopo quindici anni di concerti, Bosco e i suoi amici hanno rastrellato i soldi per sistemare un fabbricato in cui vivere e suonare. La banda, nel frattempo, si è
allargata. «Tanti giovani disperati bussano alla nostra porta in cerca di aiuto», spiega Bosco. «A ciascuno offriamo un tetto per ripararsi e uno strumento musicale per guadagnarsi da vivere».
Le prove degli spettacoli si tengono in cortile sopra un palco in cemento decorato di murales. Mentre i ragazzi danno fiato ai loro strumenti, i bambini più piccoli si cimentano in coreografie e balli acrobatici. «Quando li vedo volteggiare nell'aria a ritmo di musica mi si riempie il cuore di felicità», confessa il fondatore
dell'orchestra. «So bene cosa significa vivere in mezzo alla miseria e alla violenza. È terribile. La musica può aiutare a restituire il sorriso e la speranza nel futuro. Ma non cancella gli incubi vissuti sulla strada». Un'ombra di malinconia gli vela per un attimo lo sguardo: l'unica nota stonata di un storia che vibra di emozioni, come una sinfonia.



Fabbricanti di decibel
     A Kampala ogni evento pubblico ha una propria colonna sonora. «È impensabile organizzare una manifestazione o un'assemblea senza assicurarsi il giusto accompagnamento musicale», spiega un dj di Radio Simba, che trasmette in città sui 97.3 Fm. «Diffondere buona musica è condizione indispensabile per radunare le folle». Alle ultime elezioni presidenziali, tenutesi lo scorso marzo, i candidati si sono sfidati a suon di concerti più che di comizi. Ha vinto il Presidente uscente Yoweri Museveni: la sua chiassosa macchina elettorale ha sommerso i cittadini di decibel.



DIDASCALIE

Tre giovani strumentisti per le strade di Kampala. La passione per la musica classica è stata importata dai missionari e dai conquistatori europei ai tempi delle colonie

Una lezione di violino alla Kampala Music School. Nella scuola, che quest'anno festeggia i dieci anni di attività, lavorano una ventina di insegnanti, in gran parte ugandesi

Prove di canto alla Kampala Music School. Al pianoforte c'è Ulrike Wilson, musicista di origini tedesche, tra le fondatrici della scuola

La piccola orchestra della Kampala Music School. Le rette d'iscrizione alla scuola sono popolari e gli studenti di talento più bisognosi fruiscono di borse di studio. www.kampalamusicschool.com

Le prove all'aperto della Super Star Brass Band. Il gruppo è composto da cinquanta orfani ed ex ragazzi di strada che oggi si guadagnano da vivere coi concerti

Esercitazioni della Super Star Brass Band. Strumenti e uniformi vengono spesso donati da chiese e associazione caritatevoli. Per aiuti: www.superstarbrassband.org

La M-Lisada Brass Band ha tolto dalla strada ottanta giovani di Kampala, offrendo a ciascuno la possibilità di una nuova vita grazie alla musica. www.mlisada.com

James Ssenanda, 25 anni, suona il piano da quattro anni alla Kampala Music School e sogna di diventare un musicista professionista

Simon Yiga, 60 anni, è direttore della Kampala Music School, centro di eccellenza musicale di tutta l'Africa. «Ogni mese teniamo cinquecento lezioni individuali»

In Uganda non esistono veri liutai, la manutenzione degli strumenti è affidata a fabbri, falegnami e semplici lattonieri

Jero William, trombettista di 29 anni, direttore della Super Star Brass Band, suona tra le baracche dello slum di Katanga



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