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LE ISOLE DEL CACAO

Reportage dall'arcipelago di São Tomé e Príncipe

È una minuscola nazione che galleggia nel Golfo di Guinea all'altezza dell'Equatore. Per cinquecento anni è stata una colonia portoghese. Oggi è un paradiso naturale in miniatura. Ma la sua tranquillità è minacciata dal petrolio e da un "marziano"

Il profumo intenso del cacao tostato impregna l'aria del magazzino. All'ingresso, un uomo dalla pelle olivastra prende nota del numero dei sacchi caricati a spalle dagli operai. Ogni croce segnata sul quaderno è un'imprecazione. «Con questo raccolto abbiamo perso almeno ventimila euro», sbotta. «Il prezzo del cacao è crollato per colpa della recessione in Europa, se va avanti così siamo rovinati». I venti gelidi dell'economia globale hanno raggiunto l'Equatore e ora sferzano senza pietà le sperdute isole vulcaniche di São Tomé e Príncipe. Sono il più piccolo Paese africano dopo le Seychelles (mille chilometri quadrati popolati da duecentomila persone): uno Stato in miniatura sospeso sulle acque dell'Atlantico a trecento chilometri dalla costa del Gabon.
Le macerie della storia
     Quando fu scoperto dai portoghesi nel 1470, l'arcipelago era disabitato. I conquistadores vi importarono anzitutto le coltivazioni del caffè e della canna da zucchero, poi trasformarono quegli approdi strategici sulla rotta delle Indie in centri di smistamento degli schiavi da imbarcare sulle navi negriere. Nel 1819 il re di Lisbona Dom João VI ordinò di portare sulle isole africane migliaia di piante di cacao prelevate nelle fazendas agricole del Brasile. Il clima equatoriale, il terreno fertile e il lavoro forzato degli schiavi nelle piantagioni fecero di questa coltura la prima fonte di reddito dell'arcipelago.
All'inizio del Novecento São Tomé esportava oltre trentamila tonnellate di cacao. Poi i mercantili spostarono le loro rotte commerciali verso le grandi colonie francesi e britanniche in Africa occidentale. Per le isole del cacao iniziò un lento e irrefrenabile declino. Nel 1975, l'anno dell'indipendenza dal Portogallo, le esportazioni erano dimezzate. Oggi il cacao venduto all'estero non supera le cinquemila tonnellate. I profitti si sono prosciugati. Gran parte delle piantagioni sono state abbandonate, la foresta ha inghiottito i terreni delle colture, le fattorie dell'epoca coloniale sono cadute in rovina. Ciò che resta delle antiche roças, le azienda agricole portoghesi, sono frammenti di storia. Tra piante e liane si vedono ancora le casupole dove alloggiavano gli schiavi, le sfarzose ville padronali, i maestosi ospedali delle tenute, le rotaie arrugginite della ferrovia che portava i sacchi di cacao direttamente al mare.
Mare nero
     Centinaia di persone hanno trovato rifugio tra queste rovine… Assieme a capre, maiali e galline che razzolano nelle stanze. La gente sopravvive grazie alla generosità della natura. A portata di mano, in ogni stagione, ci sono frutti tropicali e pesci di dimensioni impressionanti. Quanto basta per non soffrire la fame. Non certo per arricchirsi. Benché vanti di essere tra le poche democrazie stabili dell'Africa, la Repubblica di São Tomé e Príncipe resta una delle nazioni più povere e indebitate al mondo. Nelle case manca l'acqua corrente e l'elettricità arriva a singhiozzo, le piogge torrenziali si portano via le strade, le vecchie fabbriche coloniali cadono a pezzi. L'economia è ferma, l'unica industria funzionante è lo stabilimento della birra Rosema (prodotta con malto importato dal Portogallo). La moneta locale, la dobra, è debole e fragile.
Il governo spera di rimpinguare le casse statali grazie al petrolio. L'arcipelago si trova nel Golfo di Guinea, al centro di una tra le più importanti aree petrolifere del mondo. Gli esperti stimano che nelle sue acque territoriali si trovino riserve di greggio sufficienti per almeno duecento anni, qualcosa come quattro miliardi di barili. Un mare di soldi che potrebbe presto sconvolgere la tranquillità delle due isole. Le società petrolifere angloamericane e francesi hanno già iniziato le operazioni di ricerca offshore e prevedono di pompare entro il 2015 l'oro nero dai fondali dell'oceano.
Aiuti italiani
     Nel frattempo São Tomé resta a galla grazie agli aiuti internazionali. Le agenzie dell'Onu distribuiscono derrate alimentari nelle scuole, l'Unione Europa aiuta a sistemare le strade, il governo di Taiwan sostiene la lotta contro la malaria. Poi ci sono le piccole associazioni che portano avanti, con alterni successi, programmi di sviluppo nei settori agricoli, sanitari e della pesca. «Abbiamo sostenuto il lavoro dei contadini, promosso il riciclaggio dei rifiuti, costruito latrine per frenare il colera, diffuso erogatori di profilattici anti-aids», spiegano Tiziano e Mari Pisoni, una coppia di italiani che vive da oltre vent'anni nell'arcipelago gestendo i progetti di sviluppo dell'organizzazione Nuova Frontiera/Alisei (www.alisei.org). «La prima volta che siamo sbarcati a São Tomé, abbiamo pensato di essere approdati in un altro mondo», raccontano. «Le isole sembravano vivere fuori dal tempo. Non c'erano collegamenti, elettricità, automobili. La natura regnava incontrastata. In questi anni sono arrivati i telefoni, la televisione, internet… Ma a ben guardare la vita non è cambiata più di tanto».
Piano piano
     Gran parte della popolazione vive su semplici palafitte di legno. Gli uomini pescano ancora sulle piroghe intagliate nei tronchi e si arrampicano in cima alle palme per estrarre un succo biancastro che trasformano in vino. I ragazzini raccolgono molluschi sulla spiaggia e frutti selvatici nella foresta. Le donne percorrono chilometri con catini colorati in precario equilibrio sulla testa: fanno il bucato nei fiumi e stendono i panni sui massi ad asciugare. Al mercato scambiano verdure, caschi di banane, pesci affumicati. Il tempo scorre leve leve, piano piano. I conducenti dei tassì che ingolfano la minuscola capitale São Tomé restano ore a ciondolare in attesa di un cliente. «Manca il lavoro… I giovani, appena possono, volano all'estero per cercarsi un futuro», commenta amara Isaura Carvalho, direttrice dell’Instituto Diocesano de Formação. Il turismo - potenziale volano di sviluppo - non decolla: l'anno scorso sono arrivati 12mila visitatori, un quinto di quanti ne accoglie la città di Venezia in una sola giornata.
Un futuro spaziale
     Volare a São Tomé dall'Europa costa il doppio che per New York, le strutture ricettive si contano sulle dita delle mani, il clima umido e piovoso scoraggia gli investimenti dell'industria alberghiera. Eppure le bellezze paesaggistiche non mancano. L'isola di São Tomé conserva spiagge bianche bordate di palme e baie appartate con acque turchesi. Le piste verso l'interno conducono alla scoperta di coni vulcanici, cascate spumeggianti, foreste popolate da uccelli variopinti e imponenti monoliti che squarciano le nuvole. Il lussureggiante affioramento di Príncipe, poi, ricorda il paradiso di Robinson Crusoe. Solo una manciata di stranieri approdano oggi su questo fazzoletto di terra selvaggia. Un magnate sudafricano, Mark Shuttleworth, ha in programma di costruirvi un resort eco-friendly per attrarre schiere di turisti facoltosi. «È un investimento da 70 milioni di dollari che creerà sviluppo, occupazione e benessere per la popolazione», assicura Shuttleworth. Sull'isola lo chiamano "il marziano", "l'uomo piovuto dal cielo", perché dieci anni fa si regalò un viaggio tra le stelle come turista spaziale. Ai governanti di São Tomé che gli hanno concesso di accaparrarsi le spiagge migliori deve aver promesso la luna. Ma nei villaggi dei pescatori sfrattati a Príncipe nessuno crede che il miliardario-cosmonauta sia davvero interessato a far decollare l'economia dell'arcipelago.


In breve
Nome: Repubblica Democratica di São Tomé e Príncipe
Superficie: mille kmq (un terzo della Valle d'Aosta)
Popolazione: 200mila abitanti (7mila sull'isola di Príncipe)
Capitale: São Tomé (60mila abitanti)
Popoli: discendenti di schiavi angolani, mozambicani e capoverdiani, meticci
Lingua: portoghese
Religione: 75% cattolici, 15% cristiani, 10% animisti
Presidente: Manuel Pinto da Costa (2011)
Aspettativa di vita: 63 anni


Il viaggio
VOLI: Le compagnie aeree TAP (www.flytap.com) e STP Airways (www.stpairways.st) effettuano due voli settimanali via Lisbona a partire da 750 euro. L'isola di Príncipe è collegata a São Tomé con piccoli aerei locali (viaggio di 40 minuti al costo di 150 euro a/r).
QUANDO: I periodi migliori per visitare l'arcipelago vanno da maggio a settembre e da gennaio a febbraio. Negli altri mesi piove molto.
DOCUMENTI: Il visto d'ingresso, che consente una permanenza massima di 30 giorni, costa 50 euro e va richiesto all'ambasciata di São Tomé a Lisbona o Bruxelles.
SALUTE: È necessario il certificato di vaccinazione per la febbre gialla; consigliata la profilassi antimalarica.
LIBRI: Da leggere la guida in inglese São Tomé and Príncipe di Kathleen Becker (www.bradtguides.com) e il romanzo Equatore di Miguel Sousa Tavares (Beat 2011, pp. 460, euro 9,00)


(Le immagini saranno pubblicate al più presto)
DIDASCALIE
Nella piantagione di Roça Agua Izé, sull'isola di São Tomé, si lavora ancora in un magazzino per il cacao risalente all'epoca coloniale

I resti delle roças, le antiche fattorie portoghesi, sono suggestivi. Questo è il decrepito ospedale dove venivano curati gli schiavi della piantagione di Roça Agua Izé

São Tomé, piccola e pittoresca capitale annidata in una baia, è ricca di edifici coloniali portoghesi in gran parte trascurati

Sul lungomare della capitale spiccano tre statue dedicate ai primi marinai portoghesi che scoprirono l'arcipelago: Pedro Escobar, João de Paiva e João de Santarém

L'isola principale è costellata di montagne di origine vulcanica, come l'imponente monolite di Pico Cão Grande, che s'innalza per 663 metri sulla foresta

Praia Jalé, all'estremo sud di São Tomé, è tra le più belle e incontaminate dell'arcipelago

Le coste sono contornate da spiagge di sabbia bianca e bagnate da acque trasparenti

A nord dell'isola di São Tomé il panorama si fa arido e si notano magnifici baobab tra le collinette

La strada finisce in una fitta giungla poco dopo Santa Catarina, che è l'ultima destinazione della costa occidentale raggiungibile in taxi

Lo spettacolare sfiatatoio Boca do Inferno, sulla costa orientale di São Tomé, merita la visita

Il Pil pro capite di São Tomé è di 400 dollari. L'economia è basata sulle colture importate dai portoghesi in epoca coloniale: cacao, caffè e olio di palma

Situato nel Golfo di Guinea, zona tra le più ricche del pianeta in termini di risorse petrolifere, l'arcipelago africano comincerà entro tre anni a sfruttare le sue riserve offshore

São Tomé è uno dei Paesi più poveri del mondo: oggi sopravvive grazie agli aiuti internazionali che alimentano l'80% del budget statale

Sull'arcipelago spiccano le alte antenne installate dal governo Usa per trasmettere il segnale radiofonico di Voice of America. Molti abitanti di São Tomé sospettano che servano al Pentagono per questioni di spionaggio



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